Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

La Colonia di una Subnazione

Posted by on Feb 28, 2019

La Colonia di una Subnazione

RICORDATE ?
Renzi e Delrio, riducono al 26% il cofinanziamento nazionale ai fondi Ue 2014-2020 per Campania, Calabria e Sicilia. 10 miliardi risparmiati sulla pelle del Sud per essere regalati al nord, di cui già uno smistato su Roma Capitale e Expo Milano (legge stabilità 2015), mentre altri 1.2 miliardi vanno a “sbloccare” i cantieri padani.Se il termine “italia” indicasse un’unica nazione, e così non è dalla sua origine, la notizia sarebbe questa: l’indecente decisione di un governo leghista di tagliare il co-finanziamento nazionale ai fondi Ue 2014-2020 a Campania, Calabria e Sicilia, pone tali regioni nella condizione di perdere del tutto i fondi.
Come si conviene ad ogni colonia interna che si rispetti, invece, la notizia viene urlata così: “C’è il rischio che a fine 2015 queste tre Regioni non siano in grado di dimostrare di aver speso tutti i fondi a loro disposizione, perdendoli“. Ad affermarlo Nicola De Michelis, direttore delle Politiche Regionali e Coesione Territoriale. Ma sulla stampa italiota il leitmotiv è un altro, e ben peggiore: “Programmi di Campania, Calabria e Sicilia non pervenuti e dunque, per colpa loro, Italia nel drappello dei ritardatari”. Seguono invettive razziali sull’incapacità e l’inefficienza “genetica” del meridionale in quanto tale, con codazzo di piagnistei di meridionali italianizzati ed autoflagellanti (“ce lo meritiamo”; “è la nostra classe politica meridionale che fa schifo” etc. etc.), e psicosi varie da interiorizzazione del senso di colpa. Tuttavia le cifre in gioco sono sostanziose: solo i due fondi principali, FESR (fondo europeo per lo sviluppo regionale) e FSE (fondo sociale europeo), valgono 6.860 milioni per la Sicilia, 6.326 milioni per la Campania e 3.031 per la Calabria. Vale la pena di fare chiarezza.
Ma i piani operativi delle regioni del Sud, comprese le tre in oggetto, prevedono un co-finanziamento standard del 50%: per questo motivo pare infatti che il Ministero – ripetiamo: il ministero, non Campania, Calabria e Sicilia – non avrebbe trasmesso i Piani Operativi Regionali a Bruxelles. A questo punto o le tre regioni trovano per fatti loro i soldi per l’ulteriore 25% di co-finanziamento, oppure le opere non si fanno e i fondi tornano a Bruxelles.
C’è un’altra balla da smontare: la capacità di gestire i fondi europei dipende solo dall’efficienza delle singole regioni, per cui esistono regioni virtuose ed altre “schifose”, indovinate voi quest’ultime a che latitudini. Le cose non stanno così: la maggior parte della spesa in conto capitale, cioè quella per gli investimenti, è nella diretta gestione dello stato centrale. Ivi compresa una parte consistente dei FAS, inseriti ad esempio nei cosiddetti Accordi di Programma Quadro dei Trasporti, gestiti direttamente da ministeri e imprese pubbliche o parapubbliche (Anas e Trenitalia, per esempio) che di tutto se ne fottono tranne che di far sviluppare il sud. Alle regioni spettano i PAR – Piani Regionali Attuativi – ma anche qui se Roma non ci mette i soldi, ovvero cofinanzia, i progetti non partono.
Per vederci chiaro è sufficiente conoscere quanto successo nel recente passato circa la programmazione FAS 2007 – 2013, che valeva 63 miliardi di euro, poi tagliati a 53. Su 25 miliardi di FAS a gestione governativa centralizzata, 24 sono stati utilizzati per 33 operazioni in gran parte di spesa corrente: tradotto, significa che il governo ha deciso di usare i FAS non per investimenti “straordinari” al Sud, ma per spese di ordinaria amministrazione. Soldi che avrebbe dovuto mettere di tasca propria, e che invece così ha risparmiato, per operazioni che nulla avevano a che vedere con lo sviluppo del Sud, e che in massima parte hanno finito per arricchire in ogni caso il centro nord.
Per quanto riguarda la quota di spettanza delle regioni, a fine 2010 il governo centrale aveva già co-finanziato tutti – dicasi tutti – i piani regionali attuativi del centro nord con 5.2 miliardi di euro, mentre alla stessa data gli 8 PAR delle regioni meridionali non vengono co-finanziate per un valore di 17 miliardi di euro: programmi che non partono perché il governo non ci mette un euro.
Ed è qui l’autentico colpo di genio del sistema italiota: dopo aver bloccato questi progetti semplicemente non finanziandoli, il governo scarica tutta la responsabilità sulle regioni meridionali e, accusandole di essere le uniche colpevoli della mancata spesa del fondi, nel Novembre 2010 la gestione regionale dei Fondi FAS al sud viene “commissariata”. Con il Piano nazionale per il Sud il governo nazionale decide di avocare a sé la programmazione e la spesa di tutti i finanziamenti per il Mezzogiorno: “Ruolo proattivo del Governo che intende ristabilire principi e criteri per l’utilizzazione e la concentrazione delle risorse, nazionali e comunitarie, della programmazione 2007 – 2013” si legge nel “burocratese” del testo approvato dal governo.
Dopo quattro anni di gestione “commissariale” fallimentare o, se volete, efficientissima nel solito intento di sviluppare il nord a spese del sud, il gatto e la volpe, Renzi e Delrio, ripetono lo stesso giochetto delle tre carte: scaricano sulle regioni meridionali tutta la responsabilità della mancata spesa dei FAS, e tagliano il co-finanziamento nazionale a queste tre regioni, risparmiando 10 miliardi utili per il nord. Del resto gli effetti di queste politiche “leghiste” sono sotto i nostri occhi: i recenti dati SVIMEZ parlano chiaro, il nord si sta riprendendo mentre l’economia meridionale sta precipitando. Tutto questo orrore ha un nome: sottosviluppo programmato del sud targato “italia-unita-SPA”.
Nota a margine: di assurdità nella gestione dei fondi europei da parte degli amministratori meridionali ce ne sono state a iosa, ma se pensate che la colpa sia dell’inefficienza della classe politica meridionale, vi sbagliate su due concetti, inefficiente e meridionale. I politici del sud che militano nei partiti nazionali, cioè settentrionali, sono efficientissimi nello svolgere il loro compito: favorire l’economia del nord a danno della nostra, scaricando la colpa sui soliti stereotipi relativi alla “storica” arretratezza dei meridionali. A meno di non voler pensare che chi ha intenzione di far carriera in un partito finanziato dalla Merloni, come nell’era Prodi, o dai Fratelli Riva come nel caso di Bersani, possa davvero pensare di utilizzare quei fondi per far crescere al sud imprese che faranno concorrenza, e toglieranno quote di mercato, alle aziende del nord che finanziano i loro partiti. E chi dovrebbe farlo, quel Crocetta che rinuncia a oltre 5 miliardi di euro che spettavano alla Sicilia dal governo centrale, o quel Caldoro che non emette fiato quando l’agricoltura della sua regione viene “sputtanata”? Forse miglior candidato potrebbe essere quel Pomicino che siede sulla poltrona della Tangenziale di Napoli, mentre i suoi concittadini pagano il pedaggio a Benetton.
Pensare questo significa non aver capito un beneamato nulla di come funziona il sistema “sud colonia interna”: finché non avremo una classe politica legata a doppia mandata agli interessi reali della nostra terra, continueremo a perdere il tempo parlando di aria fritta.

Lorenzo Piccolo

1 Comment

  1. Fin che il centro del potere “risiede” a Roma, non se ne esce…e’ li’ il bubbone da far saltare, affinche’ ogni Regione abbia la responsabilita’ esclusiva avendo la disponibilita’ dei programmi e delle risorse necessarie, reperibili la’ dove ci sono, in loco e fuori, cioe’ Europa e partener privati… che non vanno demonizzati perche’ le ricchezze del proprio territorio e le sue potenzialita’ bisogna saperle mettere a frutto, e solo chi vi risiede le sa individuare. caterina ossi

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