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La distruzione di Sibari nel 510 a.C

Posted by on Mar 17, 2026

La distruzione di Sibari nel 510 a.C

La distruzione di Sibari nel 510 a.C. è uno degli eventi più drammatici e affascinanti della storia antica Non si trattò di una semplice sconfitta militare, ma di una vera e propria cancellazione dalla mappa geografica, un’operazione di ingegneria che ha dell’incredibile.

Fondata nell’VIII secolo a.C. nella fertilissima Piana di Sibari, la città era celebre in tutto il Mediterraneo per la sua immensa ricchezza e per lo stile di vita lussuoso dei suoi abitanti. Questo sfarzo ineguagliabile generò però forti tensioni con le polis vicine, in particolare con Crotone, una città guidata da valori molto più austeri e profondamente influenzata dagli insegnamenti del filosofo Pitagora.

La scintilla che fece esplodere il conflitto scoccò quando a Sibari prese il potere il tiranno Telys. Iniziò a perseguitare gli aristocratici, confiscando le loro proprietà e costringendo all’esilio centinaia di cittadini, che disperati trovarono rifugio proprio a Crotone. Davanti all’arrogante pretesa di Telys di farsi consegnare i fuggiaschi, i Crotoniati, esortati dallo stesso Pitagora a difendere chi chiedeva asilo, si rifiutarono categoricamente. Fu la dichiarazione di guerra.

Lo scontro decisivo si consumò sulle rive del fiume Traente, l’odierno Trionto. Le cronache antiche parlano di numeri titanici, con l’esercito sibarita nettamente superiore. A guidare le truppe di Crotone c’era però Milone, un leggendario lottatore olimpico che, secondo il mito, andò in battaglia indossando una pelle di leone e impugnando una clava, come un novello Ercole. La ferrea disciplina crotoniate ebbe la meglio sulla disorganizzata fanteria nemica, portando a una vittoria schiacciante.

Ma trionfare sul campo di battaglia non era sufficiente. Crotone voleva assicurarsi che la rivale non potesse mai più risorgere. Dopo aver assediato e saccheggiato la città per oltre due mesi, i vincitori misero in atto un piano spietato. Scavarono immensi canali nella pianura e deviarono il corso del fiume Crati, facendo scorrere le sue acque impetuose direttamente sopra le rovine fumanti della città

La potentissima Sibari fu letteralmente spazzata via, sommersa sotto metri di fango e detriti.

Oggi, visitando il Parco Archeologico, quello che vediamo in superficie sono i magnifici resti di Copia, la città romana. La Sibari del lusso e degli eccessi, invece, riposa ancora lì sotto, a quattro metri di profondità

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