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La “famosissima virago Maria, detta Maria Puteolana

Posted by on Mag 8, 2026

La “famosissima virago Maria, detta Maria Puteolana

La “famosissima virago Maria, detta Maria Puteolana…. aveva corpo anzi di guerriero che non di pulzella e forza di membra che si augurerebbe un agguerrito soldato. E mi ha salutato bardata da guerra e al comando di un manipolo di soldati, ne sono rimasto sbalordito. Poi sotto quell’elmo ho riconosciuto la virago…rara destrezza ed incredibile la persona, il vigore l’età… Molte cose di lei si raccontano che sembran favole: ma io vo’ dirti sol quel che vidi”.

Così scriveva Francesco Petrarca, poeta e letterato, nel 1343, raccontando al cardinale romano Giovanni Colonna il suo incontro, a Pozzuoli, con una strana donna vestita da guerriero, con corazza e elmo. Di questa conoscenza di una donna guerriera, e del racconto petrarchesco, molti dubitarono ritenendo, invece, che il fatto era più frutto di fantasia del poeta che realtà.

Anche perché, della reale esistenza di Maria la puteolana, non c’erano e non ci sono state cronache né altre notizie, e quello del Petrarca resta l’unico e solo documento che ce ne parla e sul quale si basò chiunque volle interessarsi al caso.

Ma, innanzi tutto, cosa ci faceva, se veramente c’era, Francesco Petrarca a Pozzuoli?

Nel 1341 Francesco Petrarca di Arezzo, di 37 anni, già abbastanza noto come poeta, letterato e studioso dei classici latini, in attesa di essere laureato come poeta a Roma, si trovava a Napoli, capitale del regno angioino, alloggiato nel monastero vicino alla Basilica di S. Lorenzo maggiore, nel centro di Napoli, su via S. Gregorio armeno.

Il re di Napoli era Roberto d’Angiò, considerato uno studioso e esperto letterario, che restò colpito dalla cultura di Francesco e volle trattenerlo a Napoli per oltre un mese.

Francesco, persona abbastanza rigida e austera, era restato colpito dalla vivacità della Corte angioina, conobbe Giovanna, la nipote sedicenne ed erede del Re, che insieme al nonno, lo accompagnò nelle visite alla città e ai dintorni. Così visitò la tomba di Virgilio, posta sopra la collina di Posillipo, poi attraversò la Crypta neapolitana, “ stretta”, come egli la ricorda, “molto profonda e buia dove l’oscurità è orribile e tenebrosa”, per andare verso i campi Flegrei, cioè quell’area vulcanica e sismica a nord di Napoli, piena di resti di antiche ville romane, di vulcani attivi come la Solfatara, e luoghi celebrati dai poeti classici come Cuma e Baia, il lago di Lucrino e quello d’Averno, dove si fermarono nel piccolo villaggio termale di Tripergole, ben attrezzato dal re Carlo, padre di Roberto. Visitò anche Miseno e la piscina, cioè la cisterna d’acque destinata, in tempi antichi, alla flotta militare ancorata nel porto, che egli denomino “MIRABILIS”, mirabile.

In questa occasione Francesco, come poi raccontò, avrebbe conosciuto Maria a Pozzuoli, e ne rimase colpito.

Di storie e leggende su donne guerriere e combattenti già se ne raccontavano ai tempi di Petrarca: molti credevano alla esistenza delle antiche Amazzoni combattenti sotto le mura di Troia e di Camilla citata da Virgilio nell’Eneide. Contro i Romani c’era stata stata Budicca o Boadicea, regina in Britannia nel I secolo d.C. “di alta statura – secondo Dione Cassio storico – sguardo feroce e chioma fulva e voce aspre”, ribelle e guida della resistenza contro la conquista romana. Si raccontava inoltre di donne gladiatori nel Circo in epoca imperiale.

Perché quindi non credere, perché pensare che Petrarca aveva raccontato favole? Perché non poteva esserci una donna al comando di soldati? Perché Petrarca fu l’unico a parlarne? Per il diffuso antifemminismo o forse per motivi politici da parte di avversari o nemici degli Angiò? Difficile dare una risposta.

In un mondo medievale di uomini, dove la forza e il coraggio erano considerati appannaggio di un genere più che di un altro, e di donne in posizione subordinata, casalinghe, mogli e madri, deboli, e piangenti, oggetto di scambio per matrimoni politici, era sicuramente difficile se non impossibile pensare a una donna guerriera e addirittura comandante di un reparto maschile di un esercito.

Aggiungiamo anche il fatto che di Maria Puteolana si sa molto poco: la sua figura è avvolta nel mistero e nella leggenda, non se ne sa il cognome, non si conosce la data di nascita né quella della morte.

Altri autori parlarono di Maria, ma sempre rifacendosi al racconto di Petrarca. Da ricordare Giulio Cesare Capaccio, di Salerno, vissuto tra il’500 e il ‘600. Egli, oltre alla descrizione di Maria, ne fece un ingenuo disegno – l’immagine che pubblico – che la raffigura con una corazza che delinea le curve di donna.

Capaccio narrò che Maria aveva partecipato valorosamente alle guerre per la difesa della sua terra da nemici, che però nessuno cita aumentando il mistero intorno a lei, ma che, considerato il periodo storico, potevano essere i Saraceni che facevano incursioni nel golfo o gli Aragonesi di Sicilia.

Un altro autore che la descrisse fu il bolognese Sabadino degli Arienti, vissuto nel XV secolo, nell’opera Gynevera delle clare donne, dedicata a Ginevra Sforza, nobile signora di Bologna, tra le biografie di donne illustri, raccontò anche di Maria, che chiamò, alla latina, bellatrice, cioè combattente, guerriera.

Sabadino, oltre a citare Petrarca e il suo racconto, racconta che Maria “ebbe in sè ornamento grande de virginità et animo disposto sempre ad cose alte. Ella conversava continuamente cum gli homini armati, Mai d’alcuno fu contaminata, costei non era nobilitata de lasivi baci et de abraciamenti de gli homini, ma illustrata de cicatrice aquisite ne le bataglie”.

Nel raccontarne la morte in battaglia, Sabadino non cita l’anno, che probabilmente ignora, ma dice solo che “uno giorno combattendo, fu nel fianco ferrita, per la quale ferritta se moritte….. quantuncha alcuni altri dicano morisse di comune morte”.

Oggi una strada di Pozzuoli è intitolata a Maria, ma la mancanza di dati certi giustifica e lascia dubbi sulla sua reale esistenza ovvero se tutto questo fu frutto di fantasia.

Giovanni Attina’

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