Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

LA FESTA DELL’ASSUNTA NASCE ALLE SORGENTI DEL VOLTURNO

Posted by on Ago 16, 2018

LA FESTA DELL’ASSUNTA NASCE ALLE SORGENTI DEL VOLTURNO

La Lectio divina di Auperto. La festa mondiale dell’Assunta è nata alle sorgenti del Volturno. Ne sono convinto e spiego perché.

Nella Cripta di S. Maria in Insula a S. Vincenzo al Volturno si conserva la più antica immagine del mondo di Maria Assunta in cielo. Le pitture furono eseguite su commissione dell’abate Epifanio, intorno all’840.

Estratto da
INCIPIT APOCALYPSIS
Franco Valente

I primi segni del dissidio si manifestarono subito dopo. Il 15 agosto dell’anno 777.

Autperto era stato eletto due settimane prima, alla fine di luglio, durante un capitolo piuttosto burrascoso. L’abate Giovanni I era appena morto e, subito dopo il rito della sepoltura, il priore aveva convocato il capitolo per procedere alla elezione dl nuovo abate.

Operazione non facile perché ormai il monastero non era più costituito solo dal gruppo apparentemente monolitico degli originari monaci longobardi. La longamano franca non si limitava solo alla presenza fisica del drappello che, inviato da Pipino il Breve, da oltre venti anni vi risiedeva, ma anche ad una certa adesione alla ideologia carolingia che era la diretta conseguenza dell’occupazione militare della penisola italiana da parte di Carlomagno.

Nei monasteri il particolarismo longobardo cominciava a subire il fascino di quell’universalismo che dalla Provenza si allargava su tutta l’Europa e Autperto sembrò essere colui che avrebbe potuto meglio interpretare questo cambiamento che era nei fatti.

Ma Auperto non era solo un’espressione politica. Anzi, sembrava essere l’esatto contrario.

Con le sue interpretazioni dell’Apocalisse di S. Giovanni e con la sua rivoluzionaria interpretazione teologica dell’Assunzione di Maria al Cielo sembrava aver dato una soluzione teologica all’universalismo ideologico del suo allievo Carlomagno.

La sua elezione alla guida di S. Vincenzo fu un evento talmente straordinario che lo stesso Carlomagno non ne rimase indifferente sicché decise di tornare una seconda volta a S. Vincenzo per validare politicamente quell’avvicendamento alla guida del monastero più importante del suo regno.

Ambrogiò intuì che quella straordinaria circostanza avrebbe potuto costituire l’occasione per una rivoluzione liturgica utile per fissare definitivamente una data che immaginava sarebbe diventata un riferimento per tutta la cristianità.

La presenza di Carlomagno al suo insediamento sulla cattedra abbaziale avrebbe potuto significare non solo la celebrazione di un cambiamento politico, ma l’inizio di una nuova concezione teologica che doveva essere spiegata con una solenne lezione nel più importante monastero della Longobardia Minore.

Per questo gli sembrò cosa naturale ed ovvia che in occasione del suo insediamento tenesse una lectio divina con la quale avrebbe potuto collocare in un contesto teologico la sua visione dell’universo.

Scelse la data del 15 agosto perché la festa di Maria Madre di Dio servisse anche a cancellare una volta per tutte quel po’ di tradizione pagana che ancora sopravviveva facendo coincidere con la metà del mese le celebrazioni che le Janare, sacerdotesse di Diana di antica memoria, facevano sopravvivere nei luoghi in cui il cristianesimo non si era ancora definitivamente espanso.

La cerimonia fu curata in tutti i particolari. La presenza di Carlomagno era una circostanza troppo importante.

Autperto aveva stabilito che i monaci della comunità sarebbero entrati per primi nella basilica e, in piedi, sarebbero rimasti perfettamente allineati per righe a destra e sinistra della basilica di S. Vincenzo, lasciando libero un corridoio centrale per il quale l’abate sarebbe passato incedendo con passo lento.

Carlomagno avrebbe seguito il protocollo riservato agli ospiti illustri del monastero e sarebbe stato ospitato nell’area riservata ad essi.

Così avvenne.

Il re, con i suoi funzionari più stretti, sarebbe entrato in chiesa solo dopo che tutti gli addetti alla cerimonia avessero occupato i loro posti.

Auperto era seduto sull’unico sedile consentito all’interno della basilica e così rimase mentre Carlomagno, seguito dal drappello reale, gli si avvicinava passando tra le due ali di monaci.

Gli uomini si distribuirono su due lati occupando la prima fila mentre il re si inginocchiava sul primo dei tre scalini che anticipavano il presbiterio.

Solo dopo la genuflessione del re l’abate si alzò e scese i tre gradini perché potesse abbracciare il suo antico allievo. Poi lo invitò con un gesto a mettersi nel corno dell’epistola mentre si apprestava a tenere la sua lezione divina nei modi e secondo le indicazioni che aveva appreso leggendo gli scritti di S. Pacomio, di S. Agostino e, soprattutto, di S. Benedetto.

Il monaco cerimoniere con il segno della mano invitò l’accolito che reggeva l’incensiere fumante a procedere ad una cerimonia che proprio nei monasteri cominciava a diventare una consuetudine. Si era concordato che un funzionario avrebbe portato un piccolo scrigno contenente grani di incenso di acacia per aprirlo un momento prima della lettura del passo biblico. Ne prese con la mano destra un paio di manciate per spargerle sui carboni ardenti del turibolo provocando una profumatissima fumigazione davanti all’accolito che reggeva il libro appoggiandolo al petto in maniera che l’altro monaco potesse facilmente leggere.

Finito il rito della purificazione del libro delle scritture, Autperto fece segno al lettore perché iniziasse a declamare i versi del Magnificat leggendo integralmente il passo dell’evangelista Luca.

Si ripeteva esattamente quello che era accaduto il giorno in cui Auperto con la sua comitiva era venuto nel monastero volturnense, ma l’interpretazione magistrale che seguì fu diversa.

Auperto prese la parola e ad alta e intellegibile voce ripeté il verso ex hoc beatam me dicent omnes generationes  quia fecit mihi magna, qui potens est.

Subito dopo iniziò la sua lectio divina:

“Adest, dilectissimi fratres, dies valde venerabilis, dies omnium sanctorum sollemnitates praecellens. Adest, inquam, dies praeclara, dies inclita…”

Questo è, fratelli carissimi, un giorno sicuramente importante E’ un giorno di solennità per tutti i santi. E’ questo un giorno particolarmente luminoso, un giorno famoso. Il giorno in cui si ritiene che la Vergine Maria abbia lasciato questa terra (dies in qua e mundo migrasse creditur Virgo Maria).

E, quindi, con la gioia più grande l’intera terra tessa le lodi nel giorno in cui si celebra questa rievocazione!

Lo sposo celeste ha detto chiaramente: Mi tenesti per la mano destra, mi trascinasti per tua volontà, mi hai assunta nella gloria. L’inverno è passato, la pioggia è passata, alzati mia prossima sposa e vieni come una colomba…

E’ per questo che dico, fratelli, che la tradizione cristiana vuole che in questo giorno la Vergine Maria sia stata assunta in cielo. Purtroppo nessuna storia della tradizione cattolica racconta in che modo Maria sia transitata nei regni altissimi. E neppure i testi apocrifi fanno cenno a ciò.

E in effetti, poiché il suo corpo non si trova sulla terra (quia nec corpus eius in terra invenitur), sebbene non vi sia il nome di alcun autore che descriva la sua assunzione vi sono alcune considerazioni che permettono di capire come sia stata assunta con tutto il corpo come si legge nei testi apocrifi e si trova nelle scritture cattoliche.

Neque enim dignum est de corporis eius notitia sollicitum quempiam esse, quam non dubitat super angelos levatam cum Christo regnare.

Deve essere sufficiente ammettere che la regina dei cieli per lui abbia partorito il re degli angeli, ma presso i Latini non si trova alcun trattato che parli apertamente della sua morte.

Infatti, quando a Simeone si attribuisce il versetto evangelico attribuito alla Madre del Signore “una spada attraverserà la tua anima”, Ambrogio spiega che ciò non vuol dire che Maria abbia concluso la sua vita con una spada.

Sebbene Isidoro abbia detto che è incerto se questa frase si riferisca a una spada che ferisce lo spirito o a una spada che si infili nel corpo.

Ma noi cosa possiamo aggiungere se neppure l’evangelista Giovanni, che l’aveva presa con sé presso la croce del Signore, ritenne opportuno scrivere qualcosa da lasciare ai posteri?

Perciò l’uomo è mendace quando finge chiaro ciò che Dio vuole che rimanga nascosto

Ma noi vogliamo che la verità dell’assunzione venga dimostrata perché gli apostoli hanno insegnato a noi ignoranti che sia stata assunta tra gli angeli sia nel corpo, sia fuori del corpo.

Autperto parlava accompagnandosi con ampi gesti. Allagava le braccia disegnando la volta celeste per far capire che l’universo è simile alla tenda di Mosè, mentre puntualizzava che egli era stato l’unico uomo che avesse avuto la possibilità di parlare, faccia a faccia, con Dio.

Però, Maria, e solo Maria, era l’obiettivo della sua lezione.

Maria e solo Maria, a differenza delle altre donne, è stata colei che ha tenuto in gestazione Dio nel chiuso del suo utero immacolato.

Eva è stata responsabile del peccato, Maria autrice di cose meritevoli. (Eva occidendo offuit, Maria vivificando profuit. Illa percussit, ista sanavit). Eva, provocando la morte, ha fatto danni, Maria dando la vita ha fatto del bene. Quella ha ferito gravemente, questa ha guarito.

Questa rimase immacolata anche con la fecondazione e divenne fertile con il parto. Vergine piena di latte, nutrimento degli angeli e degli uomini. Perciò si sollevò fino ai fastigi del Cielo affinché si ricongiungesse al Verbo presso Dio.

O felice Maria, la più degna di ogni lode!

O puerpera sublime dalla cui viscere è stato generato l’autore del cielo e della terra!

O baci felici impressi da labbra piene di latte!

O umiltà veramente beata che partorì Dio per gli uomini, che restituì la vita ai mortali, che rinnovò i cieli, che purificò il mondo, che aprì il paradiso, che liberò le anime degli uomini dagli inferi!

Ma se, dunque, Maria hai portato in grembo il Creatore del Mondo, come si può immaginare che tu sia morta come tutte le donne?

Autperto continuò in una fantasmagoria di appellativi che esaltavano ogni aspetto della maternità di Maria, della sua verginità e, soprattutto, della sua morigeratezza.

E più di una volta richiamò le parole rivolte alla cugina Elisabetta: Magnificat anima mea Dominum, et exultavit spiritus, meus in Deo salutari meo.

E concluse con una visione apocalittica: Tu in cubiculo regis beatitudinum gemmis ac margaritis ornata adsistis.

Franco Valente

fonte testo e foto

http://www.francovalente.it/2015/08/15/la-lectio-divina-di-auperto-la-festa-mondiale-dellassunta-e-nata-alle-sorgenti-del-volturno-ne-sono-convinto-e-spiego-perche/

segnalato da Mario Riccardi

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: