La Filanda D’Andrea e la soggettività femminile protoindustriale nel Mezzogiorno borbonico
Sarno, 1800
Nel delineare una prima ipotesi di studio su uno dei nodi meno esplorati della transizione preindustriale nel Mezzogiorno continentale — cioè l’intreccio tra produzione proto-manifatturiera, soggettività femminile e impresa locale nei contesti borbonici non metropolitani — il caso della Filanda D’Andrea di Sarno, attiva nei primi decenni del XIX secolo, emerge come un sito storiograficamente promettente, tutt’altro che marginale, e anzi emblematico per analizzare la genealogia di una modernità produttiva meridionale ancora poco conosciuta nella sua profondità sociale oltre che economica.
Collocata nel cuore di Sarno, una città che già alla fine del Settecento presentava una complessa stratificazione tra agricoltura irrigua, traffici locali e piccole attività artigianali, la Filanda D’Andrea rappresenta un importante esempio di riorganizzazione del lavoro femminile, del tempo e del corpo, all’interno di un contesto borbonico tutt’altro che economicamente statico. In quest’epoca, infatti, si andavano sperimentando forme di industrializzazione protetta, in parte sostenute dallo Stato, diffuse su scala territoriale e modellate secondo dinamiche profondamente radicate nel contesto locale.
Il profilo produttivo di questo opificio, probabilmente dedicato alla lavorazione di fibre seriche e cotonifere, introduce alla scena lavorativa un protagonismo femminile collettivo, formato da donne adulte, giovani nubili e bambine. La loro presenza rappresenta una delle prime manifestazioni di soggettività economica moderna nel Sud preunitario: una partecipazione regolare alla produzione, sostenuta da una precoce trasmissione intra-generazionale di competenze tecniche e da una cultura materiale del mestiere, strutturata sulla ripetizione dei gesti e sulla sincronizzazione con il ritmo della macchina tessile.
È in questo spazio industriale intermedio — né bottega né fabbrica moderna, né familiare né totalmente impersonale — che emerge un fenomeno di particolare rilievo: l’emancipazione silenziosa, ma concreta, delle lavoratrici di Sarno, che in un contesto ancora dominato dalla famiglia patriarcale e dall’esclusione politica e civile delle donne, sperimentano forme iniziali di autonomia economica e identità professionale. Questi elementi anticipano di molto la cosiddetta “questione femminile” nazionale.
Tuttavia, questo mondo operoso, costruito e sostenuto dalle donne, era comunque sottoposto a un potere maschile che si esercitava in modo strutturale, ma distante, più come una forma astratta di controllo che come presenza attiva nel ciclo produttivo. Proprio in questa tensione tra organizzazione gerarchica e realtà materiale del lavoro femminile si può trovare una chiave di lettura alternativa del Sud borbonico: ben distante dall’essere definita un’espressione di arretratezza, si configura come uno spazio di sperimentazione produttiva e sociale articolata, in grado di intrecciare tradizione e innovazione, disciplina e sapere, subordinazione e protagonismo..
Questo studio introduttivo vuole essere il primo passo verso un’indagine archivistica più ampia, che verrà condotta attraverso l’analisi incrociata di fonti notarili, catastali, industriali e parrocchiali — dove disponibili — per restituire spessore documentale a una realtà produttiva e sociale che, pur poco visibile oggi, rappresenta un anello fondamentale tra il lavoro preindustriale e le prime forme di cittadinanza economica femminile nel Sud continentale.
Rintracciare le storie silenziose delle filandaie di Sarno, ricostruire le logiche familiari ed economiche della loro partecipazione al lavoro, contestualizzare la struttura e la proprietà dell’opificio D’Andrea all’interno della geografia imprenditoriale borbonica — questi saranno i passaggi fondamentali di una ricerca che vuole sottrarre Sarno e le sue donne all’oblio storiografico, restituendo loro non solo la voce, ma un ruolo pieno come protagoniste della modernità meridionale, prima ancora che l’Italia le riconoscesse come cittadine.
Per una ricerca in corso
Mario Garofalo (Quaderni Meridionali)


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