Alta Terra di Lavoro

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LA GOCCIA SCAVA LA PIETRA

Posted by on Nov 10, 2016

LA GOCCIA SCAVA LA PIETRA

Stavo navigando in internet quando la mia attenzione è stata colpita  da un titolo:<<21 – 22 ottobre 1866:il plebiscito di annessione del Veneto all’Italia. La grande truffa>>. (1)

Relativamente all’autore, si tratterà sicuramente di un veneto, visto che quando parla della regione che secondo lui ha subito “una colossale truffa” ne parla come “il nostro Veneto”. (2)

Leggendo l’articolo mi è venuto in mente il vecchio proverbio:la goccia scava la pietra. Ed è proprio una considerazione sui proverbi che mi ha ispirato.

Infatti l’affermazione secondo cui i proverbi sono un concentrato di saggezza è il più comune dei luoghi comuni. Pur tuttavia non si può non convenire che questi adagi, semplicisticamente liquidati con l’appellativo di luoghi comuni, rappresentino veramente la forma più incisiva per sostenere importanti principi o profonde verità.

Nel caso specifico il richiamo alla metaforica goccia mi è venuto dall’accostamento della sua azione – lenta, ma distruttiva – a quella di zelanti ed ostinati ricercatori revisionisti, grazie alla cui perseveranza si è cominciato a fare un po’ di luce in quelle numerose zone di fittissimo buio della nostra storia risorgimentale:zelo e costanza a cui si deve l’incipiente demolizione delle molte ed energiche resistenze della casta generate da centocinquantasei anni di complicità, di coperture e di connivenze, contro le quali non si rivela sufficiente una semplice passata di spugna, ma occorre un energico disincrostante per cominciare ad intaccare lo spesso strato di incrostazioni sedimentatesi nel corso degli anni.

Per ritornare alla nostra goccia, quindi, il batti e ribatti di semplici non addetti ai lavori, il loro desiderio di ristabilire la verità ed il loro amore per le radici scerpate e recise stanno cominciando a dare i loro frutti.

Tanto per cominciare, si va gradualmente sbiadendo perfino la stereotipata immagine del terrone che si lamenta sempre e si cominciano a registrare lamentele anche in zone notoriamente indenni da questa malsana abitudine che si vuole tutta meridionale. Anche le popolazioni del Veneto, infatti, stando a quanto emerge  dall’ articolo citato, si stanno rendendo conto che anche per loro – come avvenne dalle nostre parti nel 1860 – il plebiscito del 21 e 22 ottobre 1866 fu una colossale truffa in cui fu replicato pari pari il copione che aveva decretato come libera volontà popolare l’annessione dell’ex Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia. Stessa farsa con le urne contraddistinte dal SI e dal NO;stessa azione propagandistica per le strade;stessa campagna intimidatoria nei riguardi dei cittadini e del clero. Contro i preti si arrivò addirittura a minacciare “dolorose” ritorsioni qualora il voto dei loro parrocchiani fosse risultato contrario alle aspettative, “come lo esigeva l’onore dell’Italia”.

Fa piacere cominciare a registrare di non essere più soli a sostenere determinate posizioni e che  anche cittadini finora indenni  dalla patologia delle lamentazioni comincino a prendere coscienza  che anche la loro storia è stata presentata volutamente in maniera difforme da come realmente si svolse, e che molti avvenimenti – come la cessione del Veneto alla Francia e la successiva consegna a tre notabili  – non  trovi posto nei libri di storia. Fa piacere, inoltre, il fatto che da parti diverse da quelle solite si cominci a vedere nella piemontesizzazione la “cieca distruzione del preziosissimo patrimonio civile”, vale a dire di quelle che erano e sono le radici, ovvero l’identità  non solo del popolo veneto , ma di tutti i popoli. Anche noi, in effetti, con le nostre associazioni ed i nostri gruppi identitari insorgenti, non miriamo ad altro che ad affermare che anche per noi la distruzione della nostra millenaria cultura è stata una perdita incommensurabile, che vogliamo recuperare per ritrovare le nostre coordinate geografiche, politiche ed etniche. Fa piacere, quindi, che un tale risentimento faccia  cominciare ad avvertire anche in altre parti della nazione l’esigenza di un revisionismo. L’ autore dell’articolo arriva addirittura  a sostenere che, quello in discussione, sarebbe “un capitolo di storia tutto da studiare”. Anche nel Veneto, infatti, se il plebiscito per l’ annessione non fosse stata la truffa che fu, ma si fosse svolto nel rispetto delle regole e della clausola che prevedeva esplicitamente che il passaggio al neocostituito Regno d’Italia era subordinato al “consenso delle popolazioni debitamente consultate”,  non si spiegherebbe la sollevazione di cittadini appartenenti ad ogni classe sociale (“uomini politici, pubblicisti, giuristi, commercianti, operai, industriali”). La farsa fu così evidente che perfino i massoni, gli “ultras risorgimentali”, i finanziatori del sovvertimento dello status quo, ebbero motivo di lamentarsi, come riportato nell’organo della massoneria veneta del 9 gennaio 1868:L’ARMONIA …  E questo la dice lunga sulla correttezza dell’operazione!

Il motivo di fondo di questo desiderio di rivedere e riscrivere la storia o in maniera olistica o in maniera particolareggiata, regione per regione, forse, tristemente, è uno solo:che nata con un vizio d’origine, con la violenza e con l’inganno, questa Italia, non riuscendo a farsi amare, non piace a nessuno e quindi ognuno vorrebbe riappropriarsi delle proprie radici e della propria identità perdute.

(1)L’articolo è apparso su DOMUS EUROPA ed è datatop 20 gennaio 2016

(2)Le parole tra virgolette sono quelle dell’autore, Ettore Beggiato

 

Castrese Lucio Schiano

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