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LA MADONNINA DI POSITANO

Posted by on Apr 17, 2016

LA MADONNINA DI POSITANO

fonte identitàinsorgenti.com

 Trafugata la storica immagine sacra messa tra le curve da Maria Parlato Zaccagnino nel 1921

A raccontarne il furto qualche giorno fa era stata la testata on line Positano news. La storica madonnina di piastrelle che si trova sopra una piccola scalinata, in una nicchia, su uno dei curvoni che uniscono la penisola sorrentina a quella amalfitana, è stata trafugata da un ignoto qualche giorno fa. Oggi il giornale esce con la storia della madonnina che chi scrive ben conoscev ricordando un libretto scritto dal parroco don Raffaele Talamo qualche decennio fa: “Un avvenimento da non dimenticare”.

“Era tarda sera del 6 febbraio 1921. Una notte di bufera con pioggia, tuoni e lampi. Sulla strada che da Meta conduce a Positano, all’altezza del km 4, una carrozza a due cavalli di Amalfi riporta a casa due fratelli di età compresa tra i sei e i diciotto anni. Superata una curva, i cavalli a causa di un fulmine si spaventano, oltrepassano il ciglio della strada e precipitano nel vuoto. Grazie alla rottura dello sperone  e dei guarnimenti di cuoio che legano i cavalli alla carrozza, questa con il suo carico umano resta indenne sul piano stradale. E’ un miracolo? Noi vogliamo rispettare i decreti di Urbano VIII: provate voi a spiegarlo in maniera razionale. Ma c’è di più i ragazzi – non abituati a camminare al buio sotto la pioggia – si avviano comunque verso Positano. All’alba sono davanti alla porta di casa; il più grande Giuseppe porta sulle spalle la piccola Licia. La mamma con viso sereno e quasi lieto, accoglie loro con queste testuali parole: “Non vi preoccupate. So tutto! Me l’ha detto la Madonna!”.

Quello che non racconta Positano News è a chi apparteneva quella sigla: M.P.Z. che invece è rimasta sotto la nicchia vuota con la data, 6 febbraio 1921, e una scritta, “Per gratitudine”. Ebbene quelle iniziali corrispondono al nome della mia bisnonna paterna, Maria Parlato Zaccagnino. E ovviamente questa storia fa parte dei racconti della mia infanzia e credo di tutti i “discendenti” di Maria e di Michele Parlato.

La piccola Licia e Giuseppe, erano infatti due degli ottto fratelli di mio nonno Vincenzo Parlato.  E quella madonnina anche per chi, come chi scrive, non è credente, non solo era un reliquiario di famiglia ma col tempo è diventato passaggio obbligato per tantissime spose della costiera amalfitana e sorrentina o straniere: proprio per quello che accadde in quel luogo a lungo la madonnina nelle curve (molto meno nota di quella nera che dà luogo alle celebrazioni di Ferragosto) è stata considerata come foriera di cose positive e di protezione per i bimbi in arrivo. E infatti in passato non era raro trovarvi qualche bouquet che le aveva lasciato qualche fresca sposina.

La piccola scaletta che conduce alla madonnina appartiene all’Anas che non sempre l’ha tenuta in condizioni decenti. Con mio padre, anche nel nostro ultimo viaggio a Positano, insieme a mio fratello Vincenzo e a mia sorella Anna, ci fermavamo sempre a salutarla e a lasciare, sotto i vasi, un bigliettino e dei soldi. Quell’ultima volta io non salii, da imbecille quale a volte ognuno di noi è, pur sapendo che il non essere credente era una cosa che addolorava molto mio padre.

Ovviamente oggi che lui non c’è più le rendo omaggio ogni volta che ci passo. Gli anni dopo la scomparsa di mio padre – che ci aveva fatto promettere di occuparcene e che non a caso nell’ultima sua estate aveva iniziato a scrivere un libro sugli ex voto della costiera su cui pare avesse trovato storie bellissime ma della cui bozza non abbiamo mai trovato traccia – sempre con i miei fratelli, tra le mille cose che ci hanno travolti alla scomparsa di nostro padre, avevamo pensato di scrivere all’Anas per fare in modo che rifacesse le scalette, ormai sberciate. Poi non lo abbiamo fatto. Ma un paio di volte siamo andati lì con le cesoie a tagliare gli arbusti che impedivano o rendevano complesso sia l’accesso che la vista dell’altarino dalla strada e, armati di bustoni della spazzatura, avevamo pulito l’area anche da cartacce e fiori rinsecchiti. Avevamo parlato anche con il prete di Positano, don Giulio, sotto la cui responsabilità pare ricadesse questa piccola figura in ceramica, per celebrare i 90 anni di quella storia. Tra poco quella piccola nicchia avrà cento anni. Ma la madonnina non c’è più.

Noi non sappiamo chi l’ha trafugata, ma certamente questa storia riempie d’amarezza. E non possiamo che augurarci che sia ritrovata perché anche quella madonnina, a parte la storia familiare, è identità di quel luogo incantato, proprio di fronte alle isole delle Sirene, Li Galli e a L’Isca.

Lucilla Parlato

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