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La MAGONA (FERRIERA) DI ATINA

Posted byon Giu 2, 2026

La MAGONA (FERRIERA) DI ATINA

Antonio Iacobelli

Nel 1855 Ferdinando II di Borbone pose in atto un vecchio progetto settecentesco : quello relativo allo sfruttamento delle miniere di ferro dei Monti della Meta che erano state sfruttate sin dall’antichità dagli Etruschi , Sanniti e, in ultimo , dai Romani.

Era già presente a Canneto, dal 1778, uno stabilimento siderurgico che si serviva della forza motrice generata dal corso del fiume Melfa, per alimentare i mantici che insufflavano aria nei forni a carbone dai quali veniva estratta la ghisa ed il ferro. Lo stabilimento fu già dismesso alla fine del ‘700, anzitutto per la scomodità del sito montano servito da scomode vie di collegamento (del tutto impraticabili nella stagione invernale) che ostacolavano il trasporto verso valle dei semilavorati metallici.

Fu così che Ferdinando II, circa 50 anni dopo, tentò di nuovo lo sfruttamento delle miniere di limonite della zona, anche perché costretto dalla necessità di urgente reperimento del ferro e della ghisa per l’industria bellica.

Tuttavia , i Borboni , per non incontrare gli stessi problemi logistici che avevano limitato la produzione ed il trasporto qualche decennio prima, condussero ricerche orientate all’individuazione di nuovi giacimenti di minerale di ferro collocati in migliore posizione.

Esse portarono all’individuazione di nuovi giacimenti di limonite e di ematite ,da cui estrarre ferro e ghisa, a San Donato (Rave Rosse- Monte Calvario) , nel territorio di Alvito e Campoli. Grazie a queste nuove scoperte fu possibile spostare lo stabilimento di Canneto a valle, sempre lungo il corso del Melfa per sfruttarne la forza motrice, in posizione tale da avere facile accesso alle vie di comunicazione verso la Campania e Napoli.

A tale scopo si individuò un sito nella frazione Rosanisco di Atina, a poche centinaia di metri dal fiume e a breve distanza dalla importante via di comunicazione “Sferracavalli” che conduceva a Cassino (allora San Germano).

I lavori furono portati a termine in tre anni, nel 1858, con l’introduzione di un altoforno di nuova concezione che riusciva a produrre ghisa di buona qualità che successivamente poteva essere agevolmente convertita in ferro e acciaio.

Ma era ormai troppo tardi : nel giro di pochi anni, dal 1860 vi furono le note vicende garibaldine nell’Italia meridionale che portarono all’unità nazionale del 1861.

Alla fine del 1860 la “magona di Atina” venne chiusa e abbandonata. Acquisita dal neonato Stato Italiano, passò dal Ministero della Guerra a quello delle Finanze che la mise in vendita a causa della impari concorrenza delle industrie del Nord , le stesse che causarono la chiusura degli stabilimenti industriali (cartiere e lanifici) lungo il basso corso del Liri e di Arpino.

Nel 1878, lo stabilimento, chiamato dagli abitanti del luogo ancor oggi “ferriera”, fu acquistato dai fratelli Visocchi : gli stessi che già possedevano una cartiera in territorio di Atina Inferiore. Esso fu adibito ad altre destinazioni e i giacimenti ferrosi della Meta, di San Donato, Alvito e Campoli vennero definitivamente abbandonati.

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