Alta Terra di Lavoro

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La napoletaneria che tanto piace in Tv

Posted by on Lug 21, 2020

La napoletaneria che tanto piace in Tv

Prendete un tizio che urla, gesticola, si agita, si lamenta, che parla solo in dialetto, che addossa la colpa di ogni cosa agli altri…e poi ruba, fa il furbo, non rispetta mai le regole. Ecco, in questa miscela avrete tutti gli ingredienti giusti per rappresentare il napoletano che tanto piace, che fa ascolti, indigna.

E’ la napoletaneria, degenerazione infida della napoletanità. La napoletaneria che piace a tanti programmi televisivi, che fanno audience e raccolgono pubblicità. Quei programmi che indugiano su queste immagini, che raccolgono monotoni e sempre uguali ospiti in studio correttamente indignati, e ripetono inquadrature viste mille altre volte.

Napoletaneria che vende e sono campioni a sfruttarla Massimo Giletti, Barbara D’Urso, Paolo Del Debbio. Indignati speciali, pronti a massacrare chi si azzarda a dire che Napoli è “anche questo” è vero, ma “non è solo questo”. Pronti a replicare: “Denunciamo quello che non va, di quello che va ne abbiamo parlato mille volte quando eravamo in Rai” (Giletti, citazione dotta e autentica). E’ la retorica dell’antiretorica, il racconto su Napoli che non si sforza di approfondire, ma di selezionare il peggio, con un taglio che fa ascolti.

Ci si chiede spesso perchè i napoletani, in questa confezione preincartata in Tv, siano sempre e solo condannati a recitare a “fare i napoletani” anche se non ne hanno voglia, non amano urlare, né gesticolare, né dare la colpa agli altri, ma analizzano, si rimboccano le maniche, lavorano. Ma quel napoletano non esiste, non vende, non serve allo sfruttamento commerciale.

E’ l’eterno contrasto tra la napoletanità di radici, storia, identità, rigore, e la napoletaneria becera da sottocultura, folklore, stereotipo e pregiudizio che anche Pino Daniele odiava. Una città come Napoli, così complessa, conosciuta in tutto il mondo, sempre sotto i riflettori e sempre fuori dalle righe non può essere ridotta a luogo comune. Ma i campioni della Tv urlata e indignata a comando non hanno tempo per questi ragionamenti. Contano gli ascolti, in un’Italia grande che vuole sempre e solo quel napoletano. Se si rende simpatico, perché recita se stesso, è meglio. E’ il potere di chi ha il potere della comunicazione.

Purtroppo, però esiste tra i napoletani un’attrazione diffusa verso il basso, un passivo indugiare sulla napoletaneria che zittisce e sommerge chi vi si oppone. Napoli si dibatte nella confusione, nell’assenza di chi dia regole certe e le faccia rispettare nella convivenza quotidiana. Ma, se si lascia campo aperto al caos e alla lazzeria, si dà ragione ai campioni della Tv che credono che Napoli “sia solo questo”. Pensiamoci.

Gigi Di Fiore

fonte

https://www.ilmattino.it/blog/controstorie/napoletaneria_chepiace_intv-4987307.html

1 Comment

  1. conviene non farci caso, sono i luoghi comuni che usa solo chi li vuol cavalcare…succede anche per i Veneti che sono i terroni del nord e le loro cadenze ridicolizzate… è ignoranza e mancanza di rispetto a cui non conviene dar peso… sono i difetti o i limiti delle ty generaliste che purtroppo tutti siamo obbligati a mantenere… e questa è la cosa grave! meglio scegliersi qualche programma radiofonico o, a trovarlo, qualche canale interessante fra i meno frequentati… caterina ossi

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