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La ‘Nzilla di San Giovanni a Cerreto Sannita – di Antonello Santagata

Posted by on Mar 26, 2021

La ‘Nzilla di San Giovanni a Cerreto Sannita – di Antonello Santagata

A mezzanotte precisa del 24 giugno all’improvviso compare, su una trave di fuoco sospesa sul torrente Turio sotto il ponte di San Giovanni a Cerreto Sannita, una figura di donna velata che danza arcaici balli, accompagnata da un’immaginaria musica antica.  E’ la misteriosa, bella e voluttuosa ‘Nzilla.

A Cerreto quando si sente nominare la ‘Nzilla il pensiero corre automaticamente a una strega. A una figura femminile, malefica e perfida, proprio come una janara. Però la stessa tradizione cerretese riporta una filastrocca, tramandata di generazione in generazione, che conduce da tutt’altra parte, infatti essa recita: “’Nzilla, ‘Nzilla che facisct’? Facisct’ taglià ‘a capa a San Giuann’ Battist’”.

Dunque, non ci possono essere dubbi che la ‘Nzilla sia da identificarsi con Salomè, la quale istigata dalla madre Erodiade istiga a sua volta Erode a tagliare la testa di San Giovanni Battista. Ma che c’entra mai Salomè, per quando perfida e cattiva, con la strega o la janara presenti nell’immaginario collettivo cerretese?

Per capirne di più bisogna leggere lo scritto di Gianni Vergineo “Benevento la città magica”. L’esimio e rimpianto professore, in quella dotta e persuasiva disquisizione, chiarisce, anche se in modo indiretto, a chi bisogna far riferimento allorché si evoca l’enigmatica figura della ‘Nzilla.

Il noto studioso beneventano ricorda il Decretum Gratiani (testo di Diritto Canonico redatto dal vescovo Graziano nel XII sec.) dove si fa menzione del Ludus Dianae e del Ludus Erodiadis. In questi giochi (ludus in latino): “… i ludi orgiastici delle donne scellerate, propiziate da erbe magiche, sono intese come visioni oniriche e allucinatorie di persone devote a Satana, per cui credono di cavalcare di notte su bestie infernali insieme alla vagante Diana e la danzante Erodiade (confusa con Salomè)”.

La ragione della presenza di Diana- continua Vergineo- “si nasconde nel fatto che la dea pagana è la regina del mondo infero…L’aggregazione del personaggio biblico di Erodiade al ludus, si spiega con l’episodio della danza scellerata di Salomè, condannata a vagare eternamente nell’aria col Maligno, spinta da un vento furioso emesso dalla bocca del santo decapitato da Erode”.

L’uso di accomunare i due ludi come pratiche magiche, orgiastiche e sataniche è poi continuato anche nel XVI secolo con Giovanni Francesco Pico della Mirandola che li unisce in un unico capitolo “Unde ludus Dianae et Herodiadis” nella sua nota opera Dialogus Strix.

Le seguaci di Diana – le Djanare o janare – e Salomè – la ‘Nzilla cerretese – nella tradizione e nella letteratura sono state viste (forse grazie alla danza in epoche dove era vista come espressione del maligno) come personaggi dediti a pratiche legate alla stregoneria. Si comprende, in tal modo, il perché dell’associazione tra la ‘Nzilla e le streghe (dunque le janare) e la tendenza popolare ad accomunarle.

Resta ora da chiarire un altro arcano: da dove deriva il nome ‘Nzilla?

Googlando sul termine mi imbatto in un piacevolissimo articolo del dottor Rosario Di Lello pubblicato su Casertasera.it dal titolo “La Nzilla, tra sacro e profano”. Il chirurgo casertano, apprezzato storico locale, in questo pezzo ci narra di quanto ha raccolto intorno a questa tradizione.

A Cerreto nella notte tra il 23 e 24 giugno le janare ovvero le streghe, volando nude a cavalcioni di un manico di scopa… si riunivano pure in contrada San Giovanni, presso l’omonima cappella, vicino al ponte sul torrente Turio. Nel medesimo luogo e nella notte tra il 23 e 24 di giugno vi appariva la ‘nzilla, non proprio una strega, ma una sottospecie della janara…”

Abbiamo già chiarito, però, che non si tratta di una janara ma di una fusione/confusione popolare tra due miti separati.

Di Lello passa poi ad elencare le varie ipotesi di origine del nome ‘Nzilla partendo dall’intrigante congettura della derivazione dalla Sibilla. E noto e diffuso in tutta la penisola l’uso di mettere un albume d’uovo in un recipiente di acqua, proprio la notte tra il 23 e il 24 giugno. Dalle figure che ne vengono fuori si ha una predizione del proprio destino. In genere appaiono una croce, una barca, un castello o un cerchio simboli rispettivamente di morte, viaggio, potere/ricchezza e matrimonio (il cerchio è l’anello). Pertanto, così come la Sibilla, la giovane vergine che ispirata dagli dèi rivelava il futuro, così dall’interpretazioni di quelle figure si traevano presagi e divinazioni per il futuro.

Altre ipotesi formulate dal medico e storico fanno risalire l’origine del nome al termine Ancilla (serva in latino) o dalla contrazione del termine Zi(te)lla (non nel significato di nubile ma di fanciulla), ma in entrambi i casi appare molto più difficile una correlazione, se non per il comune genere femminile, con la figura della strega-Salomè. L’ultima spiegazione fornita dal Di Lello sembra, invece, molto più attraente. Egli considera il passo della Bibbia in latino (la Vulgata) che riguarda l’episodio di Salomè. Questa, dopo aver ammaliato Erode con la sua danza riceve dal re l’offerta di chiedere qualunque cosa in cambio.

Il brano in latino è “At illa, praemonita a matre sua: da mihi, inquit, hic in disco caput Joannis Baptistae”, che tradotto in italiano è “Anzi ella, prevenuta da sua madre: dai a me- disse- qui nel vassoio, la testa di Giovanni Battista.” Che tradotto a sua volta in dialetto- continua il Di Lello- diventa “Anz’illa, nzurfata d’a mamma soia…”. Da lì ‘a ‘Nzilla.

Tutte ipotesi suggestive e, non potendovi essere certezza, tutte sono da prendere in considerazione.

Tuttavia, proprio partendo da un’ulteriore ipotesi formulata dal Di Lello, e cioè la presunta derivazione della ‘Nzilla dal termine ‘nziria (che in napoletano significa capriccio, bizza) a simboleggiare il capriccio di Salomè nel pretendere la testa del Battista, mi permetto suggerire un’ultima congettura.

Cioè la derivazione da un verbo, che a quanto pare non ha riscontro negli altri dialetti della zona, che in cerretese ha proprio il significato di istigare, fomentare, insinuare: nz(i)llà.

Dunque, inzillare in cerretese significa istigare, insinuare. Salomè è colei che, fomentata dalla madre, istiga Erode a tagliare la testa al Battista. Colei che ‘nzilla diventa la ‘Nzilla per antonomasia.

Il termine nel dialetto cerretese potrebbe essere arrivato dal verbo insinuare (secondo la proposta del noto linguista Silvio Falato) che diventa, nella forma iterativa o continuativa, insimillare da cui lo ‘nzillare dialettale e quindi ‘Nzilla.

In verità potrebbe essere vero anche il contrario, cioè che il verbo ‘nzillare sia secondario e derivi esso stesso dalla mitica figura della tradizione cerretese.

A margine della leggenda della ‘Nzilla è interessante ricordare che quella fatidica notte è il preciso momento in cui bisogna preparare il nocillo. E’ ragionevole pensare che le noci necessarie allo squisito liquore vadano raccolte in quella data perché è il periodo in cui la loro maturazione consente di ottenere il migliore prodotto. Ma la tradizione si lega anch’essa, in qualche modo, alle streghe/janare perché il collegamento delle noci/nocillo con il noce del Sabba di Benevento, dove le streghe si riunivano per i loro riti satanici incontrandosi con il Diavolo, è immediato.

Il tutto va inserito nell’aura di suggestione e mistero che circonda, sin dall’antichità, la notte di San Giovanni, la notte più magica dell’anno, che origina dalla trasformazione in festa religiosa della festa pagana della Fortuna, rievocativa del solstizio d’estate e legata al culto del Sole.

Resta solo da stabilire in che epoca si sia insediato questo mito a Cerreto perché la credenza (nelle varie versioni di Salomè che danza da sola o in compagnia di Erodiade, su una trave di fuoco sospesa nel cielo oppure sull’acqua) è diffusa e presente in tutta Italia. Basta farsi un giro sul web per averne contezza.

Antonello Santagata

1 Comment

  1. Ottimi chiarimenti su una questione molto dibattuta a Cerreto. L’intuizione del Forum di riprendere la festa di S. Giovanni,ripristinando antiche tradizioni e riprendendo anche la leggenda della “Nzilla” rendono il tuo lavoro di ricerca molto interessante per ulteriori approfondimenti. Ad maiora

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