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La peste di Napoli (gennaio 1656)

Posted by on Set 20, 2021

La peste di Napoli (gennaio 1656)

Circa dieci anni dopo la rivoluzione di Masaniello, nel gennaio del 1656, la peste si diffuse a Napoli e nei paesi vicini. Il Canonico Carlo Celano, che a quel tempo aveva trent’anni, ha scritto che i morti furono circa 454.000. Gli abitanti dopo una febbre acuta e improvvisa, dolori agli inguini e sotto le orecchie, morivano in poche ore o nel giro di due, tre o quattro giorni. I loro corpi si coprivano di bubboni, lividi e petecchie nere come la loro urina, che sembrava inchiostro.

La peste fu prodotta dal batterio Yersinia pestis, che normalmente è ospitato dalle pulci parassite dei topi. Quando le navi approdavano nei porti orientali, i topi infetti salivano a bordo percorrendo le funi, che le tenevano legate alla banchina, e infettavano gli uomini con le loro pulci.

In questa tela di Micco Spadaro, il pittore napoletano ha dipinto una scena di quei terribili giorni. I morti a Napoli non si contavano più, si buttavano perfino dalle finestre, erano raccolti con uncini su carri tirati da buoi e condotti nei luoghi di raccolta o buttati di nascosto insieme a materassi, vestiario e altri oggetti infetti nella cloaca massima, che con le piogge alluvionali di agosto, ostruita dai cadaveri scoppiò e provocò il crollo di molti edifici sovrastanti. Erano talmente tanti i cadaveri per le strade, che venivano legati e trascinati dietro ai carri strapieni. Altri ammassati a cataste erano bruciati, altri erano buttati di nascosto nel fiume Sebèto, che respinti dai flutti del mare ritornavano deformi sulla spiaggia. Morirono durante la peste circa otto persone su dieci, di ogni età e ceto sociale. Nel mese di luglio i cadaveri erano sparsi ovunque e non si faceva in tempo a trasportarli. Intere famiglie morivano in casa, per le strade e nelle chiese, ovunque c’erano morti abbandonati. Furono liberati anche i condannati e gli ergastolani dalle carceri perché scavassero le fosse e vi seppellissero i morti. La peste durò fino al mese di agosto.

In questo dipinto, olio su tela del 1657, Micco Spadaro rappresenta i monaci della Certosa di San Martino,[1] che ringra­ziavano Gesù per lo scampato pericolo della peste per intercessione della Madonna e di San Bruno, il loro fondatore.

Ma già nel 1350 la peste aveva sconvolto l’Europa intera. Nel1347, i Tartari[2] che assediavano Caffa, uno scalo commerciale di Genova in Crimea,[3] per espugnare la città avevano utilizzato i corpi dei soldati morti di peste catapultandoli oltre le mura della città. I marinai genovesi fuggi­rono, ma essendo stati già infettati dai cadaveri degli appestati, che avevano toccato, diffusero la malattia in tutti i porti del Mediterraneo. La prima città colpita dalla peste nel 1347 fu Messina, poi Pisa, Genova e Firenze, solo Milano e alcuni paesi delle alpi si salvarono. In breve tempo questa terribile malattia si diffuse in tutte le città europee e causò la morte di circa un terzo della popolazione.


[1] Un monastero certosino costruito nel 1325 sulla collina che domina Napoli, accanto a Castel Sant’Elmo.

[2] Una popolazione nomade asiatica proveniente dalla Mongolia, detti anche Mongoli.

[3] Una penisola sulla costa settentrionale del Mar Nero.

Vincenzo Giannone
Cronache del Regno delle Due Sicilie, Alelio editore, Scafati 2016

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