Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

La Questione Meridionale e il Mezzogiorno d’Italia

Posted by on Gen 15, 2018

La Questione Meridionale e il Mezzogiorno d’Italia

Il dibattito storico sul Mezzogiorno d’Italia dopo l’annessione del regno borbonico da parte della monarchia sabauda, si articola su alcuni temi-base attorno a cui si agitano tesi contrapposte.
Esse costituiscono i punti focali del dibattito sul problema noto come la “Questione Meridionale.”
Per comodità espositiva ogni tesi è contrassegnata dal nome del soggetto storico che ne è stato un sostenitore.
Fertilità/sterilità naturale

Antonio Genovesi
Fin dai tempi della Magna Grecia, famosa e celebrata è la bellezza del paesaggio meridionale, la dolcezza del clima e la fertilità del suolo.

Giustino Fortunato
Il Mezzogiorno, lungi dall’essere terra fertile e ricca, presenta una estrema povertà naturale che lo rende, dal punto di vista  agricolo-produttivo, inferiore al resto della penisola.
Sfruttamento/favoreggiamento (carico fiscale dall’esterno)

Pietro Giannone
Il Mezzogiorno è stato, nel corso dei secoli, dominato da  potenze straniere che l’hanno spogliato economicamente, attingendo da esso fortune colossali, soprattutto durante il periodo della dominazione spagnola. Questa spoliazione ha  impoverito il Regno e ne ha impedito lo sviluppo economico.

Antonio Serra
Le entrate della monarchia spagnola derivanti dal Regno di Napoli venivano tutte spese all’interno e talvolta è stato necessario trasferirvi argento dall’esterno per i bisogni militari e amministrativi del Regno.
Inoltre si rileva (Paolo Mattia Doria) che il dominio degli spagnoli in altre regioni (ad es. le Fiandre) non ha impedito che queste avviassero il loro autonomo processo di sviluppo economico.

 

Sfruttamento/favoreggiamento (carico fiscale all’interno)

Francesco Saverio Nitti
Nel nuovo Regno unitario il carico fiscale si ripartisce in  maniera diseguale in rapporto alla situazione patrimoniale e reddituale, gravando in misura maggiore sulle regioni  meridionali che, inoltre, ricevono una quota di contributi statali  (spese per servizi pubblici) inferiori al prelievo.

Corrado Gini
Non vi sono dati a sostegno della tesi che il Mezzogiorno abbia subito un prelievo fiscale proporzionalmente superiore a quello  delle regioni settentrionali, anzi, per alcuni periodi i dati mostrerebbero esattamente il contrario anche per quanto riguarda il flusso di contributi statali.
Liberismo/protezionismo (mercato interno)

Ferdinando Milone
Il liberismo attuato dal nuovo Regno attraverso l’abbattimento  repentino delle tariffe protettive vigenti nel Regno di Napoli ha  distrutto o quanto meno bloccato la nascente industria  meridionale e ha favorito lo sviluppo industriale al Nord, anche attraverso l’utilizzo del Sud come mercato di assorbimento di beni manufatti.

Gino Luzzatto
L’insufficiente produzione industriale nel nuovo Regno, appena bastante per il mercato locale, e la mancanza di una adeguata rete viaria e ferroviaria, rendono l’interscambio Nord-Sud dopo l’unificazione del tutto trascurabile anche dopo l’abbattimento delle barriere doganali. Non si può quindi parlare di concorrenza che avrebbe affossato l’industria meridionale ma di generale arretratezza tecnico-organizzativa aggravata, questo sì, dal venir meno dei sussidi assistenziali del Regno borbonico.

 

Liberismo/protezionismo (mercato esterno)

Napoleone Colajanni
Le tariffe protezionistiche, introdotte nel 1887, rappresentano la via obbligata per dotare l’Italia di un apparato industriale.
Inoltre (Ivanoe Bonomi) in una situazione europea di  protezionismo generalizzato, una politica libero-scambista favorirebbe i manufatti esteri senza peraltro creare possibilità di esportazione ai prodotti agricoli del Mezzogiorno, sempre meno competitivi rispetto alle produzioni di altri paesi (ad es. il grano e gli agrumi statunitensi, il vino spagnolo, ecc.).

Antonio De Viti De Marco
Il protezionismo danneggia gravemente l’agricoltura  meridionale, quanto meno nei suoi comparti volti all’esportazione (vino, olio, ecc.) mentre favorisce le industrie  settentrionali introducendo, nel mercato interno, un sistema di  scambio ineguale (prodotti industriali costosi – prodotti agricoli a buon mercato).

Centralismo/federalismo

Pasquale Turiello
Il Regno unitario, attraverso una ferma direzione centralizzata  (monarchia esecutiva) deve cercare di superare sia il parlamentarismo parolaio che il clientelismo localistico. Il decentramento invece porterebbe ad un definitivo prevalere, nelle regioni meridionali, della corruzione amministrativa.

Gaetano Salvemini
Il Mezzogiorno soffre a causa dell’accentramento imposto dal nuovo Regno unitario che spoglia di capitali il Sud e incentiva il disinteresse degli amministrati e la corruzione degli amministratori, mentre il federalismo arresterebbe l’emorragia di capitali ed educherebbe alla vita democratica.

 

Nota

Queste tesi contrapposte, possono tutte accampare pretese di veridicità in quanto basate tutte su dati reali.
Ma è proprio questa ambivalenza e plurifungibilità che le riduce dal rango di spiegazioni causali (causazioni) a quello di descrizioni di accidenti (occasioni) della storia.
In sostanza, queste tesi sembrano lungi dal poter essere considerate esplicative del mancato sviluppo economico del Mezzogiorno; anzi, paiono aver agito come un velo mascherante le cause effettive alla base della situazione effettiva (passata e presente) delle regioni meridionali.

Per cercare di mettere in luce queste cause è necessario esaminare la concezione di vita delle popolazioni del Mezzogiorno d’Italia, ripercorrendo lo schema elaborato in riferimento ai tipi ‘ideali’ di società di sviluppo e di nonsviluppo.

Va comunque preliminarmente precisato che:

–  l’abbozzo analitico che si va a delineare presenta caratteristiche  di estrema generalità nel tempo (passato-presente) e nello spazio (campagna-città) proponendosi di dar vita ad una schematica rappresentazione della concezione esistenziale tipo presente nella realtà meridionale ma non ha certo la pretesa di raffigurare tutta la realtà né la realtà di tutti.

–  il quadro di riferimento è costituito dalla società meridionale (ambiente complessivo) e non dal soggetto (il meridionale) se non in quanto parte (attiva o passiva) di questo ambiente. Va cioè tenuta sempre presente la distinzione tra il meridionale e l’ambiente meridionale nel senso che il meridionale in un altro ambiente presenta spesso tratti estremamente diversi rispetto a quelli dell’ambiente meridionale.

–  le considerazioni sulla società meridionale vanno collocate in rapporto al tipo di sviluppo economico quale si è manifestato nell’occidente industrializzato; ma ciò non vuol  dire che questo sia l’unico tipo di sviluppo economico auspicabile o accettabile.

 

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: