Alta Terra di Lavoro

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LA QUESTIONE NAPOLITANA

Posted by on Apr 3, 2016

LA QUESTIONE NAPOLITANA

ieri durante il bellissimo convegno di Cerreto Sannita in molti mi hanno chiesto perché non voglio usare i termini meridionale, sud, mezzogiorno, patrioti e uso i termini napolitano, sud penisola italica, mediterraneo, regnicolo, grecanico, insorgenti, sanfedisti e lazzaro. I motivi sono facilmente intuibili, abbiamo una forte identità quindi i nostri termini perché non usarli?perchè usare le parole generiche che si usano per i coloni? se lombroso non ci piace cominciamo smontarlo da queste piccole cose. quanti patrioti ci sono in giro per il mondo? ma se parliamo di insorgenti, sanfedisti o lazzari? di seguito un articolo di qualche tempo fa 

 

LA QUESTIONE NAPOLETANA OGGI NON È QUESTIONE DI COLORI,
LA QUESTIONE NAPOLITANA È QUESTIONE DI ONORE

Le parole di Proto tuonano dal dimenticatoio della storia e parlano ai sordi. Ovvero agli epigoni di quei meridionali che l’onore lo persero sui campi di battaglia in Sicilia (Landi) e in Calabria (Ghio) e nelle aule parlamentari quando avvallarono la politica cavourrista prima e sabaudo-italiana poi (Massari, Mancini, Spaventa, Scialoja, Pica, ecc.).

“Non ostante le parole dell’onorevole presidente del Consiglio, io mi fo oso di presentare alla Camera questa mia mozione d’inchiesta parlamentare per i fatti che si passano nelle provincie napolitane. Essi sono di tal natura, che richieggono pronti rimedi, e soprattutto rimedi giusti e saggi. Né ciò solamente è necessario per la salute del mio paese, ma si per la salvezza di tutta Italia ad un tempo. La questione napoletana oggi non è questione di colori, la questione napolitana è questione di onore.

Egli è per ciò che io mi sono deciso a scrivere le mie idee intorno ad essa, e presentarle sul banco della Presidenza, persuaso che cosi saranno meglio ponderate, che ciascuno in sé medesimo saprà più facilmente convenire della verità di ciò che narro e della opportunità dei rimedi che propongo. Ed ho divisato così governarmi, memore del volgato proverbio che le parole volano e gli scritti rimangono, e però io spero non poter venire un giorno appuntato di aver assistito taciturno od inerte alle calamità del mio paese.”

Abbiamo deciso di mettere online – dopo un lavoro impegnativo durato diverse settimane e svolto nei ritagli di tempo libero – gli atti parlamentari della Camera dei Deputati dal 20 novembre 1861 all’11 dicembre 1861.

Il 20 novembre fu una data importante nella nostra storia, vide il passaggio parlamentare della mozione di Francesco Saverio Proto duca di Maddaloni – ma non cercate il testo della sua mozione, non ne troverete traccia, essa fu rigettata dagli uffici della camera e neanche messa agli atti – poche parole che non rendono in alcun modo neanche la più pallida idea di cosa ci fosse scritto in quella mozione.

Nel neonato parlamento non si poteva fare una discussione su una mozione che avrebbe fatto inorridire l’intera Europa se fosse stata discussa nell’aula della camera e poi rimbalzata sulla stampa internazionale.

Ci si mise una cappa nera sopra, per sempre.

Proto si dimise, la sua lettera di dimissioni venne letta in aula. La troverete negli atti che pubblichiamo. I parlamentari meridionali si strinsero a coorte, abbracciando il più bieco sabaudismo (a parte rare eccezioni come Ricciardi e San Donato che svolsero una loro personale battaglia a favore delle genti che rappresentavano) mentre nelle provincie meridionali lavoravano alacremente i plotoni di esecuzione e morivano a centinaia coloro i quali Pierre-Joseph Proudhon nella sua opera “La guerre et la paix” avrebbe definito “les seuls patriotes qui restassent dans le royaume de Naples”.

Intanto i nuovi padroni alla Peruzzi nelle stesse aule parlamentari si meravigliavano (o fingevano di meravigliarsi) che taluno ardisse parlare di usurpatori.

“Rari sono stati quei casi nei quali, cedendo allo zelo delle autorità, mi sia fatto scortare da forza stanziale; ma, dovunque il mio arrivo era stato annunziato, io trovava sulla strada numerosi drappelli di guardie nazionali, venute a proteggere e a far onore a questo rappresentante di quel Governo che da taluno si vorrebbe far credere usurpatore, da altri il piemontizzatore, il distruttore di tutto quello che vi aveva di grande, di bello, di nobile, di illustre in quelle magnifiche provincie.”

Ovviamente sulla richiesta di Proto non si espresse alcun parlamentare, tantomeno quelli di origine meridionale. Si discusse invece della opportunità di dare seguito alle interpellanze sulle provincie meridionali o di rinviare la discussione magari a dopo aver approvato una legge finanziaria.

Uno dei pochi deputati che intervenne a favore della urgenza della discussione fu l’onorevole Ferrari, il quale scandalizzò la Camera parlando di “guerra civile”.

“Dunque la necessità di rappresentare la rivoluzione italiana, e la necessità di rappresentarla concordemente, mi spinge a pregare la Camera di voler concedere la precedenza alla discussione sulle provincie napoletane. Un’altra ragione mi consiglia d’altronde a rivolgervi questa preghiera, o signori, ed è che in questo momento havvi in quelle provincie una specie di guerra civile.”

Il parlamentare subì il rimbrotto del Presidente di turno che gli osservò di “Non deve confondere il brigantaggio colla guerra civile.” al quale Ferrari replicò che “i rappresentanti del Governo hanno intrapreso nelle provincie meridionali dei gravissimi atti, i quali mettono in dubbio la Costituzione stessa. Vi furono dodici villaggi incendiati”

Sulla opportunità di dar luogo alla discussione Ferrari si espresse con estrema chiarezza (forse a lui noi meridionali dovremmo dedicare le strade che oggi portano i nomi di Cavour-Garibaldi-Vittorio Emanuele!).

[…] mi pare, dico, che si debba accordar loro di discutere sulle condizioni delle loro provincie, come si farebbe pei Toscani e Lombardi relativamente alla Toscana ed alla Lombardia. Che se poi altri Napoletani giudicassero opportuno di sopprimere o di differire il dibattimento, io mi tacerei. Spetta quindi alla deputazione napolitana…

Queste parole fecero inorridire il lacchè meridionale Massari, il quale esclamò “Ma qui non c’è deputazione napolitana: siamo tutti deputati della nazione!” e più avanti “Non vi è guerra civile!”.

Su chi avesse ragione chiedetelo ai napoletani che festeggiano Natale con duemila tonnellate di immondizia nelle strade.

Anche per Napoli, oggi, si tratta di ritrovare un punto d’onore, ma non è facile dopo averlo perso il 7 settembre del 1860 spalancando le porte ad uno straniero che si spacciava per liberatore.

Zenone di Elea – 24 Dicembre 2010

Eleaml.org

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