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LA RIVOLUZIONE DEL 1848 A CATANIA

Posted by on Feb 1, 2026

LA RIVOLUZIONE DEL 1848 A CATANIA

Il 12 Gennaio del 1848 la Città di Palermo insorgeva contro il dominio borbonico: era iniziata la Primavera dei Popoli.

Le antiche rivalità municipali tra le città siciliane furono messe da parte e i Siciliani si ritrovarono compatti e uniti contro l’occupante napoletano.

Appena un mese dopo i fatti di Palermo la rivoluzione era già giunta a Catania e l’esercito napoletano non ebbe altra alternativa che ritirarsi dalla città. I Catanesi avevano scacciato l’invasore.

Il Regno di Sicilia era stato ripristinato.

Quando si parla dei Moti del 1848 o più semplicemente della “Primavera dei Popoli” si intende la risposta rivoluzionaria, borghese, democratica e liberale all’Europa nata dalla Restaurazione.

Ma in Sicilia i connotati della Rivoluzione erano diversi, si chiedeva un ritorno all’antico, al passato, a quello che c’era prima, il ritorno al Regno di Sicilia.

Infatti il proclama del 2 Febbraio 1848 annunciava solennemente:

“Scrollato intanto e distrutto il vecchio edifizio del despotismo, riconquistati a prezzo di sangue i nostri sacrosanti diritti, unico immutabile essendo il voto del Popolo Siciliano di ritornare alle sue antiche istituzioni; il bisogno più urgente si è la convocazione del Generale Parlamento in Palermo per adattare ai tempi la nostra Costituzione del 1812.”

Potrà sembrare un paradosso, ma non lo è affatto, in Sicilia la modernità era il ritorno alle antiche istituzioni: Parlamento e Costituzione.

Istituzioni che possedeva pacificamente (addirittura il Parlamento sin dai tempi dei Normanni) e che le furono tolte dalla bestiale occupazione napoletana della Sicilia.

Infatti, come abbiamo più volte chiarito, il “Regno delle Due Sicilie” altro non fu che la diabolica frode attraverso la quale il Regno di Napoli potè annettersi il Regno di Sicilia.

Ferdinando II, il criminale di guerra che passerà alla Storia come “Re Bomba” per aver sotterrato Messina sotto le sue macerie, annuciò a Napoli la concessione di uno statuto che venne prontamente respinto dai Siciliani.

I Siciliani chiedevano solo di ritornare alle loro antiche Istituzioni e alla Costituzione del 1812 sicché era escluso ogni accorpamento con Napoli.

“Il Re con questo decreto ha promesso ai suoi sudditi una Costituzione; in questa promessa non è parola né dei nostri diritti, né della nostra Costituzione, e si fa chiaramente comprendere che non vi sarà per tutti e due i regni che un sol Parlamento da riunirsi nella città di Napoli. Nella Costituzione promessa il Re dovrà eligere i Pari, il Re dovrà stabilire il censo della rendita da possedersi dai deputati. Una Parìa scelta dal Re non dà nessuna garanzia alla Nazione; il censo da definirsi potrebbe essere così enorme da limitare il libero volere del popolo nella scelta dei suoi rappresentanti.

Ma la Sicilia non domanda nuove istituzioni, ed imbrandì le armi ed ha vinto per riprendere l’esercizio dei suoi diritti che possiede da tanti secoli, che non ha mai perso, che vuole tramandare illesi alla posterità.

Quindi non possiamo che ripetere quello già tante volte solennemente manifestato, cioé che la Sicilia non deporrà le armi, né sospenderà le ostilità, se non quando il General Parlamento riunito in Palermo abbia adattato ai tempi la Costituzione, che mai ha cessato di possedere.”

I Siciliani non chiedevano altro che il ripristino del loro Regno: il Regno di Sicilia.

Pietro Chiofalo

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