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La Sicilia dalla notte dei tempi ai nostri giorni: il lungo racconto del professore Massimo Costa

Posted by on Gen 4, 2021

La Sicilia dalla notte dei tempi ai nostri giorni: il lungo racconto del professore Massimo Costa

Oggi cominciamo la pubblicazione a puntate di un libro che riteniamo importante: “Storia istituzionale e politica della Sicilia: un compendio” scritto dal professore Massimo Costa, già da anni figura centrale dell’Indipendentismo siciliano. Per capire le radici dell’Indipendentismo e della millenaria ricerca della liberà dei siciliani è necessario conoscere la nostra storia  

PARTE I/ SICILIA ANTICA O SICULO-SICELIOTA
La storia della Sicilia antica va dalla “notte dei tempi” fino allo sbarco dei Normanni nel 1060/61. È, in altre parole, per convenzione, tutta la storia di Sicilia precedente al Regno di Sicilia. A parte la preistoria e protostoria, simile a quella di tanti altri popoli dell’Europa meridionale (un substrato di culture mediterranee, cui si sovrappone un’invasione indoeuropea nell’Età del ferro), “Sicilia antica” è praticamente sinonimo di “Civiltà Siculo-Siceliota”, o poco più che “Civiltà Greca di Sicilia”.

L’elemento greco si installa nell’Isola a partire dal VIII secolo a.C. e rapidamente assimila tutti gli altri elementi, quanto meno nella cultura alta. La Sicilia greca può essere considerata una delle più grandi civiltà dell’Antichità, insieme a quella greca propria, a quella egiziana, a quelle dell’Asia Minore, della Mesopotamia, e così via, una vera radice della storia mondiale, con un’epopea politica oggi in gran parte ingiustamente dimenticata.

Anche nei lunghi secoli di appartenenza all’Impero Romano, come Provincia, la Sicilia resta terra greca, o greco-romana, senza una reale soluzione di continuità nella sua cultura, a parte la fondamentale transizione dal paganesimo al cristianesimo, anche questa con molti elementi di continuità nell’apparente cesura.

Dapprima Provincia della Repubblica Romana, poi dell’Impero Romano, infine, dopo una breve parentesi barbarica, dell’Impero Romano d’Oriente, con cui l’elemento greco si rafforza ancora, sin quasi a far sparire quello latino.

La Civiltà Siceliota (o Siculo-Siceliota, forse più propriamente) sopravvive anche durante la parentesi saracena alias arabo-sicula (relativamente lunga in valore assoluto, ma relativamente breve in relativo alla complessiva storia siciliana), per poi consegnare il testimone alla nuova Sicilia che andranno a costruire i cavalieri normanni.

La costante politica di questo vastissimo periodo è che la Sicilia è sempre una realtà geopolitica a sé, sempre distinta da tutte quelle con cui entra in contatto, che vengano dall’Oriente greco, dall’Occidente latino, o (meno) dall’Africa semitica di Cartaginesi e Arabo-islamici.

Sono dapprima gli “indigeni” a scoprire la loro nazionalità nella Lega Sicula di Ducezio (V secolo a.C.), ma poco dopo sono gli stessi Sicelioti di origine greca a considerare concluso il loro antico debito di sangue e comunanza con Ioni o Dori, nel Congresso di Gela del 424 a.C., nel quale nasce il Sicilianismo politico, ovvero l’identificazione dei Siciliani con la sola Sicilia come loro nazione di appartenenza.

A tempo immemorabile, precedente ai Greci, risale lo stesso simbolo identitario della Sicilia, la Trinacria. Poco a poco, le pòleis greche entrano nell’egemonia siracusana, poi suggellata dall’Arcontato di Sicilia, con Dionisio il Vecchio, poi dalla Symmachìa di Timoleonte, e infine in un vero e proprio “Regno di Sicilia” con Agatocle, Pirro e Ierone II, seppure non esteso ancora alla provincia occidentale, sempre soggetta ai Punici.

Saranno soltanto i Romani a dare unità amministrativa alla Sicilia. La Provincia di Sicilia è erede giuridica, politica e amministrativa del Regno di Sicilia (come la Provincia d’Asia poteva esserlo del Regno di Pergamo, o quella d’Africa della Repubblica di Cartagine, ad esempio) dentro il nuovo Impero universale. E come entità geopolitica a sé, distinta dall’Italia o da altre province dell’Impero, sfida i secoli, per arrivare praticamente intatta all’invasione araba.

Ma anche gli Arabi, già durante la conquista, ne fanno un emirato autonomo dall’Africa, con l’unica variante di essere questa volta centrato su Palermo, e non più sull’antica capitale, Siracusa. L’emirato elettivo autonomo sarebbe diventato sempre più autonomo, poi ereditario, poi sganciato dall’Africa e soggetto direttamente ai califfi del Cairo, infine trasformato in vero e proprio “Regno”, come nell’Antichità, soggetto ai califfi solo per quanto concerne la religione.

Il ritorno del Cristianesimo, ma questa volta al di fuori del perimetro dell’Impero, getta le basi per riprendere la strada interrotta con la conquista romana di Siracusa secoli prima, e per ricostruire uno Stato sovrano, sulle ceneri dello Stato islamico in distruzione, e sulla base dell’elemento greco-romano sottostante ancora ben vivo. Ma questa sarebbe stata una nuova Era. La Sicilia antica a quel punto era ormai definitivamente tramontata.

Fine prima puntata/ Continua

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