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La Storia del Ristoro di Renato De Sanctis

Posted by on Ott 14, 2021

La Storia del Ristoro di Renato De Sanctis

Non è un romanzo, non è neanche un film, sono gli accadimenti sur-reali che nel tempo ci hanno finalmente portato dopo un bel po’ di anni, anche con una dose di “fortuna” a poter incassare l’equivalente finanziario del famoso Ristoro (200l./sec) che oggi sul mercato vale circa €.1.250.000,00= annui. (mc. di acqua x il prezzo fissato dall’E.I.C)

Vi pregherei di avere un po’ di pazienza, e leggere fino in fondo, perché pur cercando di essere conciso, la narrazione abbisogna dei suoi passaggi essenziali per essere compresa chiaramente.
Nel febbraio 1993 (sindaco Scittarelli) a seguito dell’autorizzazione del Comune di Cassino concessa alla Regione Campania di poter effettuare lavori per costruire pozzi da cui attingere acqua potabile per Napoli e non solo, veniva firmata una convenzione tra la Regione Campania (concedente) ed il Consorzio Eniacqua Campania (concessionario-gestore).
Tale convenzione prevedeva tra l’altro che il Concessionario, per tutta la durata della concessione poteva approvvigionarsi dalla falda del Gari, per un totale di 3.330 l./sec., obbligandosi nel contempo a trarre da detto prelievo il fabbisogno idropotabile per i Comuni di Cassino, Cervaro, S.Pietro Infine, Sesto Campano e Venafro. Tale fabbisogno fu individuato in 330l./sec.

La legge regionale 6/96 del 22/01/96 ha disegnato gli Ambiti Territoriali Ottimali, per la provincia di Frosinone, è così nato l’A.T.O. N. 5 Lazio Meridionale Frosinone, e che per la gestione unitaria del S.I.I. la Regione, indicava una Convenzione Tipo che in data 2 ottobre 1996 (sindaco Petrarcone) viene adottata in forma di Convenzione di cooperazione, ed alla quale aderiscono tutti i Comuni della provincia.
Fatto importantissimo che inciderà sulla Gestione del Servizio (partito il 2003) fu la scelta della tipologia di Gestione sulla quale gli stessi sindaci furono chiamati ad esprimersi (vedi art. 13 della Convenzione di Cooperazione “Forma di gestione del Servizio Idrico Integrato), l’allora amministrazione Petrarcone (come del resto la maggioranza dei sindaci), scartò la possibilità di una Gestione Pubblica e decise “in armonia con la L. n.142 del 1990 per la gestione dei servizi
idrici integrati si adotta la seguente forma: -Concessione a terzi di cui all’art. 22 lett. b) della L. 142/90”- Cioè “in Concessione a Terzi, quando sussistano ragioni tecniche, economiche e di opportunità sociale”.
In data 18 luglio 2002 il presidente della provincia di Frosinone (Francesco Scalia) approva gli atti di gara e dichiara l’aggiudicazione in via definitiva della Gestione del S.I.I. in ATO 5 Lazio Meridionale Frosinone, da parte di ACEA spa, quale capofila e mandataria in A.T.I.
In data 27 giugno 2003 il presidente della provincia (Francesco Scalia), in rappresentanza dell’Autorità di Ambito Territoriale n.5 e l’ATO5 spa (ACEA), sottoscrivevano la Convenzione di Gestione (giusto rep. 7205), che prevede una gestione di 30 anni e che salvo fatti straordinari durerà fino al 2033.

Di fatto, nel Comune di Cassino si crea una situazione molto particolare, e cioè gli utenti delle “periferie”, quelli per intenderci, che erano serviti dall’ex Consorzio degli Aurunci passano da subito sotto la gestione Acea, mentre gli utenti di Cassino “centro”, quelli serviti dall’acquedotto Comunale, per iniziativa stessa delle varie amministrazioni che con diverse opposizioni, articolate a secondo della controversia in discussione, riuscivano ad eludere la consegna dell’acquedotto, e continuare ad essere autonomi nella gestione del Servizio Idrico Integrato, entrano in gestione
Acea il 1 luglio 2017.
In data 29 maggio 2017 infatti, il Consiglio di Stato ravvisando (nell’ ultimo tentativo dell’allora sindaco D’Alessandro, che emanò Ordinanza che obbligava gli addetti al Servizio all’interno del Comune di continuare tutte le attività manutentive e gestionali fino a quando Acea non dimostrerà di avere risorse idriche adeguate al soddisfacimento delle esigenze degli abitanti di Cassino centro) nell’Ordinanza sindacale del 10.09.2016 una “elusione del giudicato”, dichiarava nulla la stessa ordinanza ed ordinava la esecuzione della sentenza stessa (con definitiva consegna della
gestione del S.I.I. nelle mani di Acea.
In data 1 Luglio 2017 Acea diventa di fatto il “Gestore del S.I.I.” anche per Cassino centro.
Dobbiamo ora fare un piccolo passo indietro nel tempo, per poterci raccordare con quella che è la motivazione principale di questo scritto.
Intanto con la Concessione Rep. n° 9562/98 viene stabilito che dei 330 litri che l’ex Consorzio Eniacqua Campania, oggi Acqua Campania spa doveva e deve ai Comuni sopra richiamati, 200l./ sec. vengono forniti gratuitamente al Comune di Cassino, ed i rimanenti 130l./sec. restano a disposizione dei restanti Comuni.
Andiamo quindi al 27 febbraio 2015, (sindaco Petrarcone), in questa data si riscrive una nuova convenzione di utenza tra Acqua Campania spa (Fornitore) ed il Comune di Cassino (Utente), al punto f) della premessa si legge che “a seguito di accordo tre Regioni (Lazio-Campania), per il completamento dell’acquedotto della Campania Occidentale, si è inoltre specificato che detti circa 200 l./sec. di acqua da fornirsi gratuitamente, clorata ed in pressione, valgono anche quale ristoro sia per danni derivati dall’impostazione di vincoli urbanistici , causati dalla costruzione di impianti di captazione, di impianti di sollevamento e di condotte sul territorio comunale che danni ambientali……………….”; all’Art. 1.1 “il Fornitore si obbliga ad erogare il quantitativo di acqua necessario all’Utente per gli usi potabili locali”; all’Art.1.2 “L’Utente si obbliga a pagare al Fornitore
il corrispettivo della Fornitura relativo all’eventuale portata eccedente l. 200l./sec. dovuti a titolo gratuito…………..”
A giugno 2016 viene eletto sindaco D’Alessandro, il quale come abbiamo già accennato, con una serie di provvedimenti che alla fine vengono sempre sconfessati dal TAR o dal Consiglio di Stato, tenta prima maldestramente poi demagogicamente ( con la votazione della Risoluzione), di non far entrare nella Gestione del Servizio dell’Acquedotto della città, Acea_Ato 5 spa.

Ma tant’è, e ribadiamo il 1 luglio 2017 i cittadini di Cassino passano sotto la Gestione Acea, con tutte le conseguenze negative, e di gestione e di finanza.
Bisognava salvare il salvabile, e siccome il Consiglio di Stato aveva sentenziato che il Comune di Cassino doveva provvedere oltre che al passaggio della rete idrica anche all’approvvigionamento idrico, quindi i 200l./sec. (Ristoro per il Comune di Cassino) dovevano andare insieme alla rete, ad Acea.
L’amministrazione D’Alessandro, in persona dello stesso sindaco, ha intrecciato incontri e tavoli per addivenire ad un accordo finanziario che in qualche modo ristorasse il Comune di quei 200l./ sec. che Acea dal 1 luglio 2017 usufruiva per approvvigionare gli utenti di Cassino e non solo…..
In un momento topico quando sembrava che Acea si fosse convinta per la firma di un accordo che prevedeva il pagamento di circa €. 2.200.000,00 annui a favore delle casse comunali, il sindaco D’Alessandro per soli ragioni politiche, tergiversò, andando a sostenere la falsa battaglia della “Risoluzione” firmando in data 13 dicembre 2016, con altri 32 sindaci di cui capofila era Ottaviani, la delibera che iniziava la procedura di Risoluzione nei confronti di Acea ai sensi dell’art.
34 della Convenzione di Utenza. Acea naturalmente abbandonò il tavolo della concertazione, e per il Ristoro si persero
nuovamente le tracce.
Intanto con delibera 871 del 19 dicembre 2017 la Giunta Regionale del Lazio, approvava un “Protocollo d’intesa tra la Regione Campania e la Regione Lazio per la regolamentazione del trasferimento idrico interregionale tra Campania e Lazio propedeutico all’accordo unico per il trasferimento della risorsa di cui al Piano di Gestione delle Acque”
All’art. 3 comma 2 e 2 lett. a) di detto protocollo d’intesa, leggiamo, “ Al prelievo di cui al punto precedente si aggiungono, a titolo di ristoro ambientale, altri due prelievi a scopo potabile:
a) 200l./sec. in favore del Comune di Cassino, erogati a titolo gratuito sino a quando al comune non è subentrato il Gestore del S.I.I. di Ato 5”
All’art. 5 comma 5 lett. a) di detto protocollo d’intesa, leggiamo, “Il Ristoro di cui all’art. 3, comma 2 avverrà nelle forme specificate di seguito :
a) il gestore dell’Acquedotto della Campania Occidentale, erogherà al Gestore del S.I.I. competente per il Comune di Cassino la risorsa idrica all’ingrosso a titolo oneroso secondo le proprie tariffe vigenti pro-tempore. Il Gestore dell’Acquedotto della Campania Occidentale riconoscerà al Comune di Cassino a titolo di Ristoro ambientale (deliberazione AEEGSI 664/2015/R/IDR) un importo corrispondente alla risorsa erogata in favore del Gestore
del S.I.I. sino al limite di 200l./sec.”
Gli articoli sopra richiamati, di una convenzione sin troppo chiara non hanno trovato applicazione alcuna per i successivi 13 mesi, ovvero fino a quando l’amministrazione D’Alessandro è caduta per le avvenute dimissioni della maggioranza dei consiglieri.
A voler essere più precisi, dobbiamo dedurre che il sindaco D’Alessandro non è stato proprio inerte nei 13 mesi precedenti la sua caduta, in quanto non possiamo pensare ad altri, se non alla sua amministrazione, quando dopo la successiva tornata elettorale e l’insediamento di nuovi amministratori (tra cui il sottoscritto), dietro mie personali ricerche, con malcelato stupore ho dovuto prendere atto della delibera 43 del 28.03.2019 assunta dal Commissario Prefettizio con i poteri della Giunta Comunale.
Una delibera che ha adottato una Proposta di Convenzione di Utenza dove vengono completamente sovvertite le direttive impartite dal Protocollo d’Intesa tra le Regioni Campania-Lazio, con grave nocumento finanziario per il Comune di Cassino.
Tale Convenzione adottata dal Commissario Prefettizio, che doveva essere stipulata tra Acqua Campania spa (Fornitore) e Acea-Ato 5 spa (Utente), e naturalmente sottoscritta per accettazione dal sindaco del Comune di Cassino (Salera), nella parte che che più ci interessa conveniva, al punto 1.1 “Il fornitore si obbliga ad erogare il quantitativo di acqua necessario all’utente per gli usi potabili locali, compatibilmente con la capacità di alimentazione del sistema acquedottistico e, a sua volta, l’utente si obbliga ad approvvigionarsi della risorsa idrica necessaria presso il fornitore, salvo che per la parte da esso non soddisfatta.”
1.2 “ L’Utente (Acea-Ato5 spa) si obbliga a pagare al Fornitore (Acqua Campania spa) il corrispettivo della fornitura secondo le tariffe di cui in premessa pro tempore vigenti, comunicate anche a seguito dei provvedimenti tariffari da parte dell’Autorità competente e che si intenderanno automaticamente inseriti nel presente atto nel seguente modo: l’Utente corrisponderà al fornitore i corrispettivi relativi alla fornitura idrica eseguita nei confronti del Comune di Cassino oltre il limite di 200l./sec. mentre l’Utente verserà direttamente al Comune di Cassino l’equivalente dei corrispettivi relativi alla fornitura idrica eseguita in favore di quest’ultimo fino alla concorrenza di 200l./sec.”

In tutta questa “apparente” confusione, sguazzava (in quanto il sindaco gli aveva dato piena fiducia) una figura professionale (consigliori), che sembrava non avere nessun interesse particolare, ma che poi evidentemente per il riscontro avuto dello stesso cognome, che ricorre in affidamenti di incarichi in alcune Pubbliche Amministrazioni, interessi ne aveva……..,stiamo parlando dell’ex segretario comunale avv. Lorenzo Norcia, il quale a dire del sindaco Salera é un professionista serio e preparato (e chi lo avrebbe messo mai in dubbio), per cui quella CONVENZIONE, che era stata preparata dalla vecchia amministrazione, adottata dal Commissario Prefettizio, sostenuta dal Norcia, e che trovava d’accordo sia Acqua Campania che Acea, in estrema sintesi traslava il credito del Comune (Ristoro), vantato nei confronti di una Regione (Campania), ad una Società di Servizi (Acea-Ato5 spa, con la quale avevamo ed abbiamo
contenziosi giornalieri), andava sicuramente sottoscritta (secondo loro), dal sindaco Salera, perché evidentemente apportava vantaggi al Comune di Cassino.


Naturalmente il sottoscritto ha subito avanzato dei dubbi in merito, diffidando (solo oralmente) il sindaco affinché non firmasse quella Convenzione capestro per il Comune di Cassino e per i cittadini tutti.
Nel frattempo, ad una prima diffida (30 agosto 2019) che il Comune di Cassino (dietro le mie veementi sollecitazioni), redatta dalla segretaria pro-tempore avv. Rita Riccio, e indirizzata esclusivamente ad Acqua Campania spa ed al presidente della Regione Campania, non si sa per qual dono divino in data 10 settembre 2019 rispondeva Acea-Ato 5 spa e per essa il presidente di allora, Stefano Magini, il quale dopo aver fatto tutto un panegirico e ricordato all’ Autorità di Ambito Territoriale Ottimale, al sindaco del Comune di Cassino, ed a Acqua Campania, che il Comune di Cassino (secondo la società dal lui presieduta), aveva un debito, mai pagato, nei confronti di Acea-Ato5 spa di €. 11.370.368,58= per una rivendicata gestione del Servizio di depurazione dalla stessa Acea, svolta sugli impianti di depurazione del Comune di Cassino dall’ anno 2006 e fino al 1° luglio 2017, e che titolare del corrispondente credito non era più Acea-Ato 5 spa, ma bensì Ato5, in quanto la cifra in questione (gli 11.370.368,58) era stata già incassata da
Acea (non si sa con quali strumenti legali, non avendo nessun titolo confacente all’uopo, forse potrebbero spiegarcelo meglio il presidente della Consulta avv. Antonio Pompeo e l’ing. Bernola responsabile in quel periodo della Segreteria Tecnica Operativa), perché inserita nelle Tariffe di Ambito e quindi corrisposta (pro-quota), dagli Utenti di tutti i Comuni dell’Ato 5 già serviti da Acea Ato 5, ipotizzava e sollecitava tutti i soggetti in indirizzo a valutare la fattibilità di un accordo finalizzato a consentire:
a) “l’erogazione della fornitura gratuita di acqua potabile da Acqua Campania spa fino a 200l./ sec. in favore di Acea-Ato5 spa come per altro già avviene nel “caso analogo” del Comune di Cervaro”
b) la compensazione del corrispondente valore economico della fornitura con il debito che la città di Cassino ha nei confronti dell’AATO 5 (non si capisce questo debito da quali presupposti legali derivi)

Il tutto sin qui narrato, prende una forma ed un taglio decisamente inaspettato e pericoloso, per gli attori in campo, quando appunto scopriamo (con ritardo sull’accaduto), perché evidentemente ben occultata, da chi ha anche usato consapevolmente (ed oggi se ne potrebbero tirar fuori di ragioni….), l’inesistente debito di 11.370.368,58= per gonfiare la situazione debitoria del Comune di Cassino e consequenzialmente dichiararne il dissesto. Scopriamo che cosa ? La
sentenza 591/2017 Rep. 994/2017 del 9 maggio 2017 Tribunale di Cassino, che in estrema sintesi, riporta in premessa i fatti, allorquando Acea, preso atto del non pagamento da parte del Comune, chiamava in giudizio lo stesso, con atto di citazione (8.4.2014), il Comune si costituiva nei termini dovuti e dopo l’udienza 14.04.2015 (assunzione in riserva), il Giudice presa visione di una eccezione formulata dalla parte convenuta (Comune di Cassino), e preso atto che parte
attrice (Acea-Ato5) non ha preso posizione a riguardo, non fornendo quindi elementi di prova rispetto alla eccezione del Comune, rinviava per precisazioni e conclusioni all’udienza del 01.02.2017.

La causa è stata quindi assunta in decisione con i termini per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica. Il Giudice , così come dedotto da parte convenuta (Comune) rilevava che la conclusionale di parte attrice (Acea) risultava depositata in data tardiva, ovvero oltre il termine previsto dal c.p.c. Nello specifico il Comune di Cassino contestava ad Acea-Ato5 spa “la mancata gestione del Servizio depurazione e fognatura relativo all’intero territorio comunale, non avendo parte attrice (Acea), mai fornito, dalla presa in consegna degli impianti, alcun tipo di rendiconto sulla asserita attività di gestione, cura e manutenzione, per cui, secondo quanto disposto dall’art. 1460 c.c. l’Ente (Comune), non era tenuto ad adempiere alla sua obbligazione circa il trasferimento delle quote relative al servizio di depurazione in favore dell’attrice (Acea)”.

Il Giudice dopo alcune considerazioni, in applicazione di leggi ed articoli correlati arriva a concludere che “LA DOMANDA NON RISULTA FONDATA E VA, PERTANTO INTEGRALMENTE RIGETTATA” P.Q.M. il Giudice Unico del Tribunale di Cassino……………………………………, così provvede : a) rigetta la domanda; b) condanna l’attrice al pagamento in favore del Comune convenuto……………


Tale sentenza non essendo stata impugnata nei termini è “passata in giudicato”, il che vuol dire che c’è stata la conclusione definitiva del processo, senza la possibilità che questo possa proseguire sugli aspetti della causa e già decisi dal Giudice. In altri termini, la sentenza passata in giudicato acquista certezza definitiva e le questioni da essa decise non possono più essere messe in discussione. in parole più semplici il Comune non doveva e non deve gli 11.370.368,58= perché c’è stato da parte di Acea un inadempimento contrattuale.

Scoperto tutto questo arcano, sono di nuovo tornato alla carica da Salera chiedendo un incontro con l’ex segretario Norcia (che perorava ancora la traslazione del credito del Comune (Ristoro), dall’Acquedotto Campano ad Acea), pretendendo di capire le motivazioni oggettive di tale assunto e soprattutto quale potesse essere il vantaggio per l’Ente Comune.
A questo incontro hanno partecipato anche l’assessore Venturi e l’avvocato Luigi Montanelli (il quale aveva avuto nel frattempo incarico dal Comune di dirimere la controversia con Acqua Campania), e così dopo che le motivazioni addotte sono state palesemente ritenute futili e dilatorie, il sindaco non ha potuto fare a meno di rivedere la sua posizione e rinunciare alla firma di quella Convenzione che sicuramente avrebbe fatto perdere quello che è l’equivalente finanziario del Ristoro,(200l.sec).
Questa è la storia vera dei 200l./sec. (Ristoro), dove nessun gioco di squadra è stato messo in campo da chicchessia per la sua legittima acquisizione, ma che ha avuto il solo conforto la caparbietà di un gruppo (No Acea), che collabora con la mia stessa persona, è stato capace di smascherare i doppi e tripli giochi, e portare in porto (nelle casse comunali), il giusto corrispettivo, per il bene di tutti i cittadini di Cassino.
La politica dovrebbe essere deputata al bene comune e non ad altro, le situazioni che potrebbero anche riguardare il codice penale sono di competenza di altre Istituzioni, il narrato potrebbe essere un buon avvio.
Scusate un’ultima cosa, non posso sottacerla, un po’ di giorni prima del ballottaggio tra Salera e Abbruzzese, ll candidato a sindaco Renato de Sanctis, in rappresentanza della lista “Renato de Sanctis sindaco” ed il dott. Salera in rappresentanza della sua coalizione è stato sottoscritto un accordo programmatico (tra l’altro sbandierato e reso pubblico sia via etere che sui palchi elettorali), dove al punto 1 si parlava proprio di ACQUA, e agli ultimi due capoversi di questo punto scrivemmo di comune accordo, “sempre nell’immediato, la stessa amministrazione dovrà
aprire un tavolo di concertazione al fine di ottenere il ristoro dei 200litri al secondo così come stabilito con la convenzione intervenuta con l’Acquedotto Campania.
Tale ristoro dovrà essere reinvestito sia a tutela della tariffazione applicata alle utenze cittadine, sia in favore delle emergenze esistenti in carico al settore dei servizi sociali”.
Le “piazze e le piscine” fatele perseguendo tracciati e percorsi di partito, dove è più semplice arrivare ai contributi, gli aiuti finanziari promessi e finalizzati a…………., non possono avere solo una valenza elettorale, perché se così fosse, vorrebbe dire che ancora una volta non è cambiato nulla.
Chi è arrivato a leggere tutto, fino in fondo, credo e spero, abbia una visione più chiara nel merito.

Renato De Sanctis

1 Comment

  1. Il Dott. Renato de Santis prima di elogiare se stesso ed infangare l’operato di chi ha redatto gli atti in esecuzione dei quali il Comune di Cassino ha jncassato i soldi del Ristoro dovrebbe studiare l’intera problematica e non attribuirsi meriti che non sono solo suoi. Il suo unico obiettivo è sempre stato quello di cacciare Acea e non sembre che Acea sia andata via!

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