Alta Terra di Lavoro

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La strage di Casamari nei racconti di Thiébault

Posted by on Lug 15, 2020

La strage di Casamari nei racconti di Thiébault

Premessa: Thiébault racconta che, il giorno dopo l’eccidio di Isola del Liri, giunse all’Abbazia di Casamari quando era oramai buio, trovandola deserta e silenziosa…

“…Distinsi un flebile chiarore in fondo a un corridoio; si trattava degli ultimi lampi di una lampada che si stava spegnendo. Un granatiere improvvisò una torcia con un ramo di quercia e riuscì ad accenderla. Subito apparvero quadri distrutti, un altare demolito, panche e vetri fracassati.

In mezzo a quei rottami giaceva un sacerdote assassinato.

Dopo quella scoperta decisi di ispezionare il convento, dopo avere ordinato di mantenere segreta l’orribile scoperta e avere incaricato il comandante dei granatieri di piazzare posti di blocco e sentinelle e radunare il resto della compagnia.

Mi avviai, seguito da qualche ufficiale e da uno dei chirurghi della divisione. Sul primo gradino della scala giaceva un altro cadavere, ancora sanguinante.

Imboccando un corridoio inciampai in un terzo morto, caduto sul suo crocifisso.

Alla fine, seguendo una scia di sangue, arrivai in una cella, nella quale uno dei trappisti respirava ancora.

  • Non abbiate paura! – lo rassicurai avvicinandomi.
  • Io non ho più niente da temere – Rispose con voce flebile, ma tono fermo.

Era un ottantenne, capo del convento da più di trent’anni.

  • Siete ferito? –
  • A voi cosa sembra? – disse, indicando il saio intriso di sangue.

Mi fece capire a gesti che non voleva nessuno intorno. Stavo dicendo al chirurgo di aiutare in qualche modo quello sfortunato, che mi fermò con la mano tremante, sforzandosi per alzare la voce:

  • Quando ho preso quest’abito ho rinunciato all’aiuto degli uomini. Accetto la volontà di Dio e non farò niente, né per abbreviare la mia vita, né per prolungarla. –

La rassegnazione e la calma che mostrava in un momento tanto atroce e solenne ci lasciò stupefatti. Lo guardavo in silenzio, pieno di ammirazione e rispetto, quando aggiunse:

  • Perdono quelli a cui devo questa notte di penitenza. –

Mi venne da piangere. Vedendo le mie lacrime prese la mia mano con la sua, già fredda, e disse:

  • Bambini miei, questo non è niente. –

[… omissis…]

Verso le dieci i granatieri mi condussero davanti uno dei domestici del convento, trovato nascosto in un sotterraneo. L’uomo, rimessosi dallo spavento, raccontò che quattordici soldati, dopo aver mangiato nel convento, avevano commesso quei crimini, rubando anche tutto quello che erano in grado di trasportare.

Ci facemmo spiegare per bene tutti i particolari da quel testimone. Il capitano che doveva redigere il rapporto fu incaricato di raccogliere anche l’identificativo del convento e campioni dei paramenti e degli abiti dei frati.

Non riuscimmo, però, a scoprire niente. Non avevamo niente di certo ed eravamo, inoltre, in piena evacuazione, impegnati in una marcia forzata verso la Toscana.

[…omissis…]

Andai di nuovo a visitare il vecchio, presso il quale lasciai il domestico, ordinandogli di non abbandonare il suo superiore. Non riuscimmo a fargli accettare niente, se non un po’ di acqua, perché ammise di avere molta sete.

Continuava a chiedere di essere lasciato solo. Nonostante questo durante la notte lo feci visitare più volte dal chirurgo.

Quando si sentì prossimo alla morte fece piccoli regali a quelli che si trovavano presso di lui. Morì alle sette del mattino. Aveva cinque ferite: due colpi di baionetta nel corpo; un colpo di sciabola sulla testa; uno sul braccio destro e un altro sulla gamba sinistra.

Da “Mémoires du Général Baron Thiébault” – Vol. 2 – estratto da pagg. 541-543

liberamente tradotto da

Raimondo Rotondi

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