La strage di Montefalcione: quando l’Irpinia Insorse e l’Italia rispose con il sangue
Tra il 6 e il 10 luglio 1861, pochi mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia, Montefalcione e diversi centri dell’Irpinia divennero teatro di una delle più violente insurrezioni filoborboniche del Mezzogiorno postunitario.
Un episodio che la storiografia ufficiale ha a lungo marginalizzato, ma che le fonti coeve – tra cui Giacinto de’ Sivo – descrivono come una vera e propria strage, con un numero di vittime compreso tra 97 e 150 civili.
Le radici della rivolta Montemiletto 1860
La miccia che avrebbe incendiato l’Irpinia si accese mesi prima, a Montemiletto, nel settembre 1860.
Qui i liberali, nel nome di Garibaldi, rovesciarono con la forza le istituzioni borboniche. La reazione popolare fu immediata: guidati da Matteo Lanzilli e Carmine Ardolino, i contadini insorsero, assaltarono il palazzo del capitano della Guardia Nazionale Giuseppe Fierimonte e uccisero lui e altri 23 liberali.
Il giorno successivo la rivolta si estese ai paesi vicini, al grido di “Viva Francesco II!”.
Ma il 7 settembre i garibaldini entrarono nel paese: arresti, vendette e fucilazioni colpirono non solo i rivoltosi, ma anche la popolazione inerme. Circa 500 persone furono incriminate.
La riorganizzazione legittimista
Nonostante la repressione, il movimento filoborbonico non si spense.
Anzi, si strutturò meglio grazie alla presenza di ex soldati dell’esercito duosiciliano e alla guida di due figure centrali:
• Basilio Pagliuca — organizzatore militare
• Gaetano Maria Baldassarre — l’anima politica dell’insurrezione
Il Baldassarre teneva riunioni clandestine, diffondeva manifesti contro Garibaldi e il governo sabaudo, e preparava il terreno per una nuova sollevazione.
6 luglio 1861 Montefalcione insorge
Nei primi giorni di gennaio 1861 il governatore di Avellino, Nicola De Luca, era già stato avvisato di un moto imminente.
Il 6 luglio, intimidito dai rivoltosi, il sindaco di Montefalcione autorizzò la distruzione delle insegne sabaude: sul campanile tornò a sventolare la bandiera del Regno delle Due Sicilie.
Il governo sabaudo fu dichiarato decaduto.
La notizia si diffuse rapidamente e altri comuni vicini imitarono Montefalcione.
Il contrattacco piemontese e l’assedio
Il primo tentativo di riconquista fallì: un manipolo di uomini filo‑sabaudi fu respinto.
Il governatore De Luca guidò allora un secondo assalto, ma anche questo venne bloccato: i suoi uomini furono costretti a rifugiarsi in un monastero, assediati dagli insorti.
Montefalcione sembrava sul punto di ottenere una vittoria decisiva che avrebbe aperto la strada verso Avellino.
9 luglio 1861 arriva la legione ungherese
La mattina del 9 luglio la situazione cambiò radicalmente.
Tre battaglioni della Legione Ungherese del Regio Esercito Italiano giunsero in soccorso dei liberali.
Gli insorti resistettero per alcune ore, poi furono costretti alla fuga.
Da quel momento iniziò la rappresaglia.
La strage
Le fonti parlano di:
• fucilazioni sommarie, senza processo
• civili uccisi nelle strade e nelle campagne
• rastrellamenti protratti fino al 14 luglio
• case incendiate, sospetti giustiziati sul posto
Il numero delle vittime varia tra 97 e 150, secondo le ricostruzioni più accreditate.
Sul campanile della chiesa venne issato il tricolore italiano, mentre il vessillo borbonico fu ammainato per sempre.
Perchè Montefalcione è un episodio chiave nel brigantaggio post unitario
La strage di Montefalcione non fu un episodio isolato, ma parte di un fenomeno più ampio:
• la resistenza legittimista
• il malcontento per l’annessione
• la repressione militare piemontese nel Sud
• la nascita del fenomeno del brigantaggio politico
Montefalcione rappresenta uno dei momenti più drammatici di questo conflitto civile non dichiarato, che segnò profondamente l’Irpinia e l’intero Mezzogiorno.
fonti
• Giacinto de’ Sivo, Storia delle Due Sicilie 1847‑1861
• Documentazione d’archivio del Regno d’Italia
• Studi sul brigantaggio postunitario in Irpinia
fonte
il provinciale


invio in corso...



