Laerte Scotti musicista e figlio legittimo della Terra di Lavoro
Chi frequenta il mondo della musica sa perfettamente che la discussione preferita dagli operatori del settore, di chi lo segue e che è diventato noioso e stucchevole è il seguente:
“la musica del passato è meglio di quella di oggi- la musica popolare è troppo contaminata-troppa informatica viene usata al posto degli strumenti-c’è troppa sperimentazione-quello li non fa musica popolare- ecc. ecc”
Non voglio rispondere alle suddette motivazioni perché non è il momento e perché già altre volte ho affrontato l’argomento ma voglio soltanto dire, anzi ribadire, che esiste la musica buona e quella cattiva fin da quando si batteva su un tronco d’albero o un su tamburo o si cominciavano ad intonare i primi canti con il mondo che è sempre andato avanti trasformando l’identità in tradizione. L’evoluzione dell’arte musicale che si adatta di volta in volta ai tempi che cambiano, ci sono periodi più floridi ed altri più cupi, lo si deve alla nascita di artisti, anche in questo caso alcune volte molto bravi ed in altre mediocri, e di nuovi strumenti musicali che si affiancano e/o sostituiscono a quelli già esistenti.
Un virtuoso e bravo musicista che rafforza la mia tesi è Laerte Scotti che grazie ai suoi sforzi ha da poco prodotto un album su cd dal titolo “Dediche” che per come mi ha catturato l’ho già ascoltato una decina di volte e che gli ha permesso, secondo il mio modesto parere, di ricevere il battesimo artistico di figlio della Terra di Lavoro cosa di grande prestigio ed importanza. La Terra di Lavoro politicamente e amministrativamente non esiste più ma è ben viva nelle sue pietre e nel patrimonio genetico del suo popolo ed è l’unica provincia al mondo che ha 5 stili musicali popolari diversi. Laerte seguendo le orme del suo illustre zio e formatore Alessandro Parente, ha realizzato un lavoro unico ed inedito confermato anche dagli illustri musicisti che hanno partecipato al suo lavoro che gli hanno mostrato affetto e amicizia ma anche una una forte stima professionale perché mai avrebbero messo in gioco la propria reputazione se non avessero ritenuto valido il lavoro che gli è stato proposto da Laerte. I brani sono tutti belli che denotano un grande lavoro negli arrangiamenti e un talento musicale nel suonare l’organetto da parte di Laerte che lo ha supportato con un duro lavoro, un suono che ti fa certamente ricordare quello dello zio Alessandro, credo Laerte ne vada orgoglioso, ma ha un’ identità, specificità e originalità tutta sua. La sua musica ha un’impronta tipicamente mediterranea espressione di una fusione dei suoni dei vari territori senza scimmiottare nessuno, è morbida e raffinata lontana dalle punte isteriche nordiche che usano altri organettisti, è ha un’aristocraticità tipica di che è nato in Terra di Lavoro quindi napolitano con un legame naturale con Napoli, non ho le competenze per dire se usa la scala napoletana ma ascoltandolo ti fa pensare che poteva esser nato anche ai “quartieri”.
Quando ascolti un album fai una tua classifica di gradimento seguendo il gusto personale ed anche io non sono sfuggito a questa consuetudine infatti il brano che mi ha più colpito ed emozionato è “Bella figliola” che andando oltre l’identità Laerte lo ha trasformato in un brano tradizionale di alto livello con un arrangiamento sublime senza fargli perdere la bellezza originaria pur in una forma diversa; importanti musicisti hanno partecipato alla registrazione del brano con una fusione tra voce femminile e maschile, con un vociare popolare di fondo che si può ascoltare alla Pignasecca di Napoli come al mercato del pesce di Formia, una volta Mola di Gaeta, che fa da controcanto e con la melodia dell’organetto che ti ipnotizza. Altro brano molto bello è quello dedicato a Pino Daniele che come lui nasce nella costa che ha origini antiche come ci narra Omero nell’Odissea, Laerte nella riviera di Ulisse e Pino in quella di Partenope quindi hanno un filo antropologico che li lega che ha prodotto un pezzo “bello assai” che forse nessuno ha mai suonato in questo modo, dopo Pino Daniele ovviamente.
Non sono un esperto di musica o un critico musicale ma solo un semplice ascoltatore, come più volte ho ricordato, e ho cercato di trasmettere, a chi avrà avuto la pazienza e la bontà di leggermi, le emozioni e passioni provate nell’ascoltare “Dediche” che forse solo chi è laborino e regnicolo come Laerte può capire. Mi sono così entusiasmato che mi sono permesso di essere presuntuoso nel dirgli con sfacciataggine di scegliere, in un futuro lavoro, una decina di pezzi identitari in stile popolare e riadattarli a suo modo come ha fatto con “Bella Figliola” visto che tranne i napoletani nessuno lo sa fare e chi ci prova crea brani inascoltabili e Laerte, dopo un lungo silenzio, mi ha risposto “come idea non c’è male”, chissà se un giorno darà seguito alle mie fantasie!!!
Claudio Saltarelli
per aquistare cd clicca qui



invio in corso...



