L’Amalgama bonapartista, eufemismo per non parlare di Trasformismo di Giuseppe Gangemi
La prima anarchia a Napoli comincia il giorno (21 dicembre 1798) in cui il re si rifugia sulle navi inglesi e, qualche giorno dopo, parte per Palermo. Questa anarchia è caratterizzata da due movimenti popolari: quello della cosiddetta plebe che vuole difendere la città e combattere i Francesi e, quindi, assalta tutti i luoghi in cui suppone che ci siano armi per impadronirsene e usarle a propria difesa; quello di quanti della plebe sono interessati a saccheggiare le case dei Napoletani più facoltosi per impadronirsi di tutto ciò che è o può essere trasformato in denaro contante.
In questo secondo gruppo convergono anche uomini e donne provenienti dai casali e dai paesi vicini a Napoli. Questa anarchia finisce con la proclamazione della Repubblica Napoletana (21 gennaio 1799 in Castel Sant’Elmo conquistato dai Giacobini Napoletani con uno stratagemma) e la completa conquista della città da parte dei Francesi (23 gennaio). Nel n. 1 del Monitore Napoletano, giorno 2 febbraio, Eleonora Fonseca Pimentel racconta del contributo, dato dai Giacobini Napoletani in Sant’Elmo, alla vittoria dei Francesi sui Lazzari. Nel supplemento al n. 2 del 5 febbraio racconta che la Repubblica Napoletana è stata formata “senza quasi alcuna effusione di sangue”. Il generale francese Paul Thiébault, nelle sue Memorie, parla di 20.000 morti tra i Lazzari. Altri storici riducono la cifra a 10.000. In ogni caso, si tratta di una cifra ben più grande di quella che lascia intendere l’espressione “senza quasi alcuna effusione di sangue”. È solo la prima delle tante falsità contenute nel Monitore Napoletano di Pimentel.
La seconda anarchia a Napoli comincia il 13 giugno, giorno in cui le prime truppe del Cardinale Fabrizio Ruffo entrano in Napoli e finisce il 30 giugno, giorno in cui Nelson fa uccidere l’ammiraglio napoletano Caracciolo. Anche se ancora per qualche giorno formalmente comanderà Fabrizio Ruffo, dal 30 giugno di fatto, e qualche giorno dopo anche formalmente, comanda Nelson. Questa seconda anarchia è caratterizzata da tre movimenti: quello dei Sanfedisti che sorvegliano e difendono la città dai Giacobini in Sant’Elmo. Questi, ogni tanto, non solo sparano cannonate contro le case e gli assembramenti di gente armata, ma di notte fanno anche incursioni contro i combattenti; quello dei saccheggiatori che attaccano le case dei veri Giacobini o di persone arbitrariamente dichiarate giacobine; quelli che, per vendetta o per odio, catturano o uccidono i veri o presunti Giacobini. Ruffo cerca, inutilmente, di mantenere l’ordine, ma, come confessa a John Acton, non è nemmeno riuscito a difendere i 1.200 Giacobini sotto la propria custodia.
La terza anarchia è il periodo nel quale vengono giustiziati centinaia di Giacobini in violazione dei capitolati che ne garantivano vita e libertà d’esilio. Un’anarchia che è progressivamente diversa dalle precedenti perché, ristabilendo l’ordine, diminuiscono le uccisioni illegali, gli assalti alle case. Un’anarchia che si caratterizza per le continue esecuzioni capitali e condanne penali.
Il 18 brumaio (9 novembre) 1799, Napoleone realizza un colpo di Stato e si fa nominare Primo Console di Francia, un eufemismo per non usare il termine Dittatore. Nel 1802, si fa nominare Presidente di una Repubblica Italiana comprendente solo la Lombardia e parte del Centro Italia. Nel 1804 si proclama imperatore dei Francesi e nel 1805 assume il titolo di re d’Italia. Nel 1806, occupa la parte continentale del Regno delle Due Sicilie e nomina re del Regno di Napoli suo fratello Giuseppe Bonaparte. Nel 1808, il fratello si sposta in Spagna dove assume il titolo e le funzioni di re di Spagna e lo sostituisce, come re, Gioacchino Murat.
Con il 1799 Napoleone inizia una nuova politica, che sarà chiamata dell’amalgama e che diventerà sempre più efficiente negli anni a venire. Una politica che consiste nel rompere con coloro che rimangono repubblicani e nel far aderire al bonapartismo quanti più possibili ex nemici della Rivoluzione Francese, cioè quegli esponenti dell’Ancien Régime che si rendono disponibili a collaborare con i Bonaparte. Quanto più Napoleone riesce a far accettare agli esponenti dell’ex movimento repubblicano l’esclusione progressiva dei repubblicani intransigenti, tanto più la politica ha successo tra gli esponenti dell’Ancien Régime. Gli intransigenti hanno cercato in tutti i modi di fare appello all’opinione pubblica per evitare l’emarginazione e la deriva verso destra del Bonapartismo: Giovanni Fantoni, già nel 1799, pubblica la Lettera di un Italiano a Bonaparte. In essa sostiene che Napoleone ha messo la propria straordinaria capacità militare e politica a disposizione della propria ambizione e non della rivoluzione francese che, pure, gli aveva permesso di diventare quello che, nell’Ancien Régime, indipendentemente dalle proprie oggettive qualità, non gli sarebbe stato possibile diventare. Nel 1803, Fantoni scrive Grido dall’Italia per denunciare il tradimento degli ideali repubblicani. Muore nel 1807, amareggiato, deluso e decisamente sconfitto.
Nello stesso 1799, Vincenzo Cuoco, Francesco Lomonaco e Cesare Paribelli sono tra quanti accusano il colonnello Méjan di avere tradito i Repubblicani napoletani. Nel 1801, Lomonaco alza il tiro: ne L’analisi della sensibilità denuncia che Napoleone ha in mano il destino di due nazioni e che non si sa cosa ne farà di esse. Nel 1805, ribadisce a Pavia questa affermazione davanti allo stesso Napoleone, già re d’Italia. Nel 1809, nei Discorsi letterari e filosofici, egli conclude che Napoleone ha tradito sia la Repubblica Francese, sia quella Napoletana. L’anno dopo, si suicida. Paribelli lotta strenuamente tra gli esuli italiani, per dissuaderli dall’abbandonare gli ideali rivoluzionari. Ha scarso successo.
Un contributo notevole alla riuscita dell’amalgama bonapartista nella società è l’amalgama che viene realizzata nella massoneria. Prima in Francia, poi in Lombardia e, infine, nel Napoletano, il Rito Scozzese Antico si riunisce al Grande Oriente sotto gli auspici di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat che occupano ruoli apicali nella massoneria (il primo sicuramente in Francia e nel Napoletano, il secondo forse solo nel Napoletano). Nelle logge francesi si realizza l’incontro tra i moderati della Repubblica e quelli dell’Ancien Régime; nelle logge napoletane, avviene l’incontro tra Sanfedisti e Legittimisti moderati. Cuoco, che pure ha accusato Méjen per il tradimento degli ideali rivoluzionari, accetta l’amalgama e cancella l’accenno a Méjan dall’edizione 1806 del proprio Saggio.


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