” Laurenziello” Brigante
Correva l’ anno 1810. Il ” Malepasso” era la strada che dalla città conduceva ai paesi dell’ Alta Irpinia, denominata così per la sua pericolosità: era infestata da briganti dalla ferocia inaudita.
Uno di questi era Lorenzo De Feo, meglio conosciuto come Laurenziello, diventato tale per la troppa miseria.
Uccise, derubò, stuprò , senza pietà ; nel suo paese nativo, Santo Stefano del Sole, ancora oggi ricordano il giorno del ” massacro”, per mano sua, che provocò più di trenta morti, tra cui anche bambini, colpevoli di vivere nel luogo che gli aveva dato i natali.
Nei libri sul Brigantaggio si narrano le sue gesta deplorevoli, descrivendolo come uno dei briganti più sanguinari del Meridione in quegli anni di inizio secolo.
Mio suocero, fine conoscitore di quegli anni e degli animi umani, mi narrava del sua vita da pastore e di un aneddoto sulla sua morte che lascia spazio a molte riflessioni.
Lorenzo De Feo era un pastore, conduceva al pascolo il suo gregge e suonava la zampogna, allietando quelle povere valli di lavoro, fino a quando un’ epidemia uccise una ad una le sue pecore, facendo sprofondare la sua famiglia nella miseria più nera.
Ma le tasse andavano pagate: non esistevano le cartelle di Equitalia, ma le guardie del re usavano mezzi più o meno simili. Si recarono nella sua povera casa per sequestrare quello che vi era rimasto: la ” bollacca” dove cuocevano i fagioli, unico pasto che potesse permettersi la sua famiglia, in quella povertà assoluta.
Tornato a casa, trovò sua moglie in lacrime che cercava di raccogliere i fagioli, tra il fango e le pietre.
Allora tornò indietro, raggiunse di corsa i soldati, seguendo le orme dei loro cavalli e li sgozzò senza pietà, con la lama delle loro baionette.
Nacque così il sanguinario Laurenziello.
Quando fu catturato, la sua decapitazione fu pubblica: l’ esecuzione avvenne in piazza Libertà, davanti al popolo; chiese un bicchiere d’ acqua e gli fu negato, quando il boia assestò il colpo, un solo grido squarciò l’ aria, terrorizzato tutti i presenti.
Aveva trentasei anni.
La sua testa fu messa in una gabbia e appesa ” abbascio ‘ a porta”, alle porte della città, come monito a tutti coloro che avessero voluto intraprendere la strada della delinquenza.
Passò di lì un ricco mercante più volte derubato dal bandito, quando vide quella testa appesa, la colpì con frusta.
– Maledetto assassino, hai fatto la fine che ti meriti ! – inveì.
Il colpo violento fece staccare la gabbia che cadde rovinosamente sulla testa del mercante, causandone la morte.
Dal quel giorno, il detto – Laurenziello colpisce anche dopo morto –
Di Carmela D’Auria



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liliana è il periodo del regno di murat dove le tasse si pagavano e tante. te l’ho sempre detto e te ne ho dato la possibilità ad andria, se non si conosce il 1799 non comprenderai il resto, un saluto claudio
Ma di quali tasse si parla se nel 1810 e fino all’annessione al Piemonte, nel regno borbonico le uniche tasse erano quelle sui tabacchi, i francobolli, il gioco d’azzardo e la proprietà? Quali erano le proprietà di un pastore, le pecore??