LE EMERGENZE ARCHEOLOGICHE TRA FONDI E ITRI
LE EMERGENZE ARCHEOLOGICHE E MONUMENTALI DEL PARCO DELLA VIA APPIA NELLA VALLE DI S. ANDREA TRA FONDI E ITRI
La gola di S. Andrea, situata tra Fondi e Itri, conserva uno dei tratti più spettacolari della “Regina viarum”; un percorso davvero straordinario che si snoda in un ambiente costituito da aspri rilievi calcarei, i Monti Aurunci, profondamente incisi dalle forre dei torrenti e che la via consolare supera con opere grandiose e ottimamente conservate.
Superato il ponte rinascimentale accanto al quale si staglia l’Epitaffio, l’Appia prosegue in salita verso Itri seguendo un tracciato particolarmente monumentale caratterizzato da un basolato ancora ben conservato costituito da poligoni di basalto vulcanico e da marciapiedi in battuto sui lati. La strada consolare fu qui realizzata scavando sul fianco montano, ossia tagliando la balza sul lato a monte fino all’altezza di 4-6 metri e terrazzando il lato a valle con imponenti muraglie in opere quadrata o poligonale, che si estendono per centinaia di metri. La valle in questo punto è dominata dalle rovine di un edificio colossale, che grazie a un passo dei Dialoghi di papa Gregorio Magno (VI secolo) è stato identificato come un santuario dedicato ad Apollo (Quilici-Quilici Gigli, Il tempio di Apollo “ad clivum fundanum”, 2003). Questa attribuzione oggi è comunemente accettata anche se ha richiesto del tempo per affermarsi. Per lungo tempo infatti si è creduto che si trattasse di una villa monumentale, di una mansio (ossia una stazione di sosta lungo una strada romana) o addirittura di una fortificazione risalente all’epoca di Annibale. Di recente l’archeologo V. Fiocchi Nicolai ha avanzato un’altra ipotesi, secondo la quale si potrebbe trattare di un tempio dedicato a Mercurio (V. Fiocchi Nicolai, I monumenti paleocristiani ecc, Fondi 2002).
Il santuario si scagliona sui due lati dell’Appia per un fronte di 70 metri e una lunghezza di oltre duecento sul fianco della valle, con 13 terrazze in opera poligonale e in calcestruzzo con paramento in opera incerta alte fino a 14 metri. All’interno dei 10 terrazzi più imponenti si articolano ventisette stupefacenti concamerazioni voltate, usate come cisterne. Su questi terrazzi dovevano trovar posto, con il tempio, altri annessi sacri come altari, statue e cappelle, portici e giardini. Il tempio vero e proprio è stato riconosciuto in una costruzione tetrastila, probabilmente dotata di 4 colonne sulla facciata, andata quasi interamente perduta. Per farvi capire quante testimonianze di epoche diverse si “sovrappongono” in questo luogo allego una panoramica della gola dove l’Appia antica taglia i monti Aurunci, con l’ottocentesco forte di S. Andrea, che non è stato costruito dai Borboni e tantomeno da Fra Diavolo, come si diceva alla fine del Settecento, ma da Gioacchino Murat agli inizi del secolo successivo. Nel disegno, realizzato da Lorenzo Quilici, sono evidenziate le postazioni dei cannoni poste a difesa del percorso stradale e, più in alto, la caserma e il comando. Sulla parte bassa si stagliano i terrazzamenti del santuario anzidetto (II-I secolo a. C.). E’ un luogo che vi consiglio vivamente di “riscoprire” – anche se con la dovuta attenzione perché a tratti può essere pericoloso (mi riferisco alle cisterne sotterranee) – per conoscere meglio la meravigliosa terra in cui viviamo. M. R.
Giulia Gonzaga



invio in corso...



