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Le “ottine” di Napoli

Posted by on Set 3, 2025

Le “ottine” di Napoli

Gianandrea de Antonellis

Come veniva amministrata la città di Napoli nel periodo ispanico? È abbastanza nota la presenza delle cinque Piazze nobili, ma come funzionava la Piazza del Popolo?

Piazze ed Ottine

Durante la Monarchia di antico regime (da non confondersi con l’ancien régime) le Città del Regno di Napoli appaiono dalla descrizione delle sue istituzioni come fortemente caratterizzata da un apporto “dal basso”, da chi effettivamente vi vive e le vive (e viverci da tempo, risiedervi stabilmente ed essere iscritto alle varie “Piazze” assume di conseguenza un significato particolare). Le cinque Piazze o Sedili, rappresentate dai propri Deputati, sono a loro volta suddivise in 29 Ottine, affidate ai Capitani; sotto di loro ci sono i “Capodieci”, rappresentanti a loro volta di un insieme (presumibilmente una decina) di “Capi di casa” (a loro volta rappresentanti i capi di famiglia di ogni casa). Insomma, alla base della Città, come in ogni corretto ordinamento, non c’è l’anonimo e spersonalizzato “cittadino”, bensì il concreto capofamiglia, che attraverso un sistema di e­le­zioni successive e indirette (la cosiddetta “democrazia organica”) concorre alla nomina dell’Eletto del Popolo.

Dalle pagine di Imperato emerge una cultura cittadina in cui la politica è – etimologicamente – una effettiva partecipazione attiva alla vita della polis: una democrazia non nel senso deviato in cui si intende la parola ai nostri giorni, con un suffragio universale che determina l’appiattimento equalizzatore degli elettori (sia attivi che passivi), bensì come reale apporto alle decisioni da prendere (la nomina dell’Eletto del Popolo è soltanto una di esse).

Nonostante il titolo, il ruolo del Capitano non è soltanto militare, bensì anche politico: non si limita – per difendere la Città da attacchi esterni in caso di guerra o per mantenere l’ordine pubblico in tempo di pace – ad inquadrare nella propria guardia i Capodieci ed altri militi, ma a raccogliere da questi ultimi indicazioni e suggerimenti, facendoli quindi partecipi della vita amministrativa cittadina.

Imperato si sofferma a lungo sulle origini storiche del ruolo del Capitano o Demarco, facendolo risalire al periodo romano e coincidere con quello di Tribuno della plebe, ricordando come gli stessi Imperatori avessero assunto un tale titolo; quando poi si concentra sulle funzioni del Capitano al proprio tempo, evidenzia come la presenza di almeno la metà più uno dei Capitani sia necessaria perché le riunioni della Piazza del Popolo siano valide; come essi, in quanto nominati dal rappresentante del Re, «si possono con ragione chiamare Ufficiali Regi», sottolineando l’importanza di custodire le chiavi cittadine.

Precisione amministrativa

Nella Riformazione di nuovo fatta per lo Regimento delle Piazze Popolari della Città di Napoli, Imperato ribadisce le consuetudini (che, ricordiamolo ancora una volta, hanno forza di legge, perché la legge si basa su di esse e le ufficializza, anziché essere basata sul capriccio del legislatore, come avviene ai nostri giorni), riportando il testo di 23 capitoli, ampiamente commentandoli.

Se riveste interesse storico-urbanistico la digressione sull’o­ri­gine delle Piazze dopo il cap. XVI, di grande valore politico risulta il cap. VIII, che prevede l’invio di un rappresentante del Popolo presso il Re, «per occorrenze spettanti alla pubblica utilità dei Cittadini; massimamente occorrendo esser oppressi dai più potenti» e l’attenzione all’istruzione pubblica (cap. XVII).

Grande considerazione è infine riservata per le varie elezioni, riportando tutte le regole da seguire scrupolosamente e la possibilità per qualsiasi “privato” di ricorrere al Viceré in caso di irregolarità.

Precetti imperituri

Infine, pur parlando in questi scritti di questioni limitate (le Piazze, i Capitani, la Casa dell’Annunziata), Imperato non rinuncia a riaffermare alcuni principi di massima, riprese dai maggiori scrittori politici del suo tempo e dei secoli precedenti, confermando l’esistenza di fatto di una “scuola” napolitana di filosofia politica perfettamente coerente.

Tra le massime principali troviamo quella secondo cui è più facile che la tirannide derivi da un governo popolare (interessato al veloce l’arricchimento dei singoli momentaneamente al potere) che dalle monarchie («che per ordinario sogliono aver mira all’utilità dei sudditi»). Imperato ribadisce inoltre l’im­por­tanza di non imporre nuove tasse né alzare le esistenti e comunque che la politica tributaria debbano essere stabilita dalla singola Città e quindi ratificata dal Principe (il che significa che uno dei due soggetti non possa, da solo, imporre un nuovo balzello); suggerisce di evitare le “novità”, «cause per ordinario delle corruzioni»; di non cadere nell’errore ugualitarista di considerare “tutti capaci di far tutto”, ma di escludere dal comando «la plebe bassa e minuta, inesperta dei governi».

Infine sostiene esplicitamente la distinzione tra i tre ordini cittadini: Nobiltà, Popolo e Plebe, distinguendo in particolare il Popolo dalla Plebe: nonostante riconosca che «il popolo distinto dalla plebe non ha corpo da per sé», sostiene che il primo è composto da «i più eletti, ricchi e virtuosi, che vivono civilmente senza far esercizi sordidi e meccanici». Pochi decenni più tardi, Giuseppe Campanile, nel descrivere i guasti causati dal governo della plebe durante e soprattutto dopo la rivolta di Masaniello (le «spiacevoli conseguenze» di cui parlava eufemisticamente Francisco Elías de Tejada), ribadirà chiaramente questo concetto, anch’esso pienamente valido ai nostri giorni.

Il presente volume raccoglie quattro saggi dell’erudito seicentesco Francesco Imperato che risultano particolarmente utili per intendere il funzionamento delle istituzioni della Napoli ispanica. Si tratta innanzitutto del Discorso politico sul reggimento delle Piazze della Città di Napoli che ricostruisce la genesi del “parlamento” cittadino. Segue lo studio sui Privilegi, capitoli e grazie concesse al fedelissimo Popolo Napolitano, in cui sono difesi i diritti della Piazza del Popolo, con l’annesso Discorso sui Capitani delle Ottine. Chiude la rassegna il discorso sulla Origine e reggimento della santissima Casa dell’Annunziata, che illustra efficacemente il funzionamento di questa fondamentale istituzione privata di soccorso ai bisognosi.

Francesco Imperato, Le piazze della città di Napoli e la Casa dell’Annunziata, D’Amico Editore, Nocera Superiore 2023, p. 198, € 15

https://www.damicoeditore.it/eta-moderna/2238–le-piazze-della-citta-di-napoli-e-la-casa-dell-annunziata.html

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