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LE RAGIONI DEL MEZZOGIORNO:Il piemontese Saint Joroz e le origini del brigantaggio

Posted by on Giu 1, 2026

LE RAGIONI DEL MEZZOGIORNO:Il piemontese Saint Joroz e le origini del brigantaggio

Enrico Fagnano

Tra gli autori settentrionali che documentarono le tragiche conseguenze dell’annessione per il Mezzogiorno, c’è anche un piemontese, il capitano dell’esercito Alessandro Bianco, conte di Saint Joroz, venuto nel Sud al seguito del generale Giuseppe Govone per combattere l’insurrezione popolare ai confini dello Stato della Chiesa. L’ufficiale nel suo libro ‘Il brigantaggio alla frontiera pontificia dal 1860 al 1863’ (Daelli, 1864) descrisse in modo rigoroso i fatti di cui era stato testimone e ne trasse le logiche conseguenze.

Si soffermò anche sulle origini della rivolta e a questo proposito affermò che tra le sue cause, tra l’altro, vi era stato il disagio procurato dall’imposizione improvvisa delle leggi provenienti dallo Stato vincitore, spesso introdotte addirittura con decreto, molte delle quali avevano pesantemente aggravato la situazione economica dei Meridionali. Ecco quello che scrisse: ‘Piemontesismo! Ecco un’altra parola gravissima, dolorosissima, che non dovrebbe esistere nel Dizionario italiano. Essa esprime un dualismo, il quale si traduce per discordia e si sa che l’Italia dalla discordia fu sempre prostrata. Ma quando i fatti provano che le leggi che si mandano non sono buone per le province meridionali; che le condizioni economiche di queste sono toto caelo diverse da quelle, e così le spirituali, le cordiali, di abitudini, di costumanze, di tendenze, ecc., ecc., perché si danno e si fanno agire? Bisognava non toccare, non innovare, aspettare e lasciar correre tutto come esisteva, ed appena appena accomodare il tanto necessario ai principi costituzionali iniziali. Passare dal meglio al peggio quando si aspetta un bene migliore è un violentare di fronte un popolo, un disgradirlo, umiliarlo, offenderlo in tutti gli interessi economici, morali e politici ancora. Le leggi del registro e bollo, diritto graduale, decimo di guerra, ecc., hanno desolato queste popolazioni. Contratti pochissimi; chi compra profitta del bisogno di chi vende; non paga il giusto prezzo ed aggrava sulla proprietà le imposte della legge. In pochi anni le proprietà si concentreranno appieno nelle mani dei ricchi, degli speculatori, degli usurai e dei manipolatori (e fu proprio quello che accadde). I notai languiscono perché sono pochissimi gli affari. Molta gioventù, impiegata alle notarie, in ozio vagabonda. Gli affari civili giudiziari, da tanti che erano, scomparsi. Gli avvocati e i patrocinatori colle mani in mano, e così tante altre famiglie a terra. Spopolati gli studi di tanta gioventù che, approfittando delle cognizioni dell’avvocato, imparava e guadagnava pane. Ora licenziati e vagabondi. La pubblica istruzione era sino al 1839 gratuita; cattedre letterarie e scientifiche in tutte le città principali di ogni provincia. Adesso veruna cattedra scientifica. Per educare un figlio nella capitale sapete che cosa ci vuole? … Il 1860 trovò questo popolo del 1859 vestito, calzato, industre, con risorse economiche. Il contadino possedeva una moneta. Egli comprava e vendeva animali, corrispondeva esattamente gli affitti, con poco alimentava la famiglia. Tutti, in propria condizione, vivevano contenti del proprio stato materiale. Adesso l’opposto; i ricchi non sentono pietà; gli agiati serrano gli uncini della loro borsa; i restanti sono indifferenti o impotenti. Nessuno può o vuole aiutare l’altro, lo sconforto regna da per tutto. Ora non esistono più vitto e vestire sicuro, industrie, commerci, agricoltura, pastorizia in azione regolare, pacifica. Ora l’erario perde e il popolo non guadagna. Le rendite si consumano, i debiti aumentano… Di questa situazione ne risentono tutte le arti, tutte le manifatture; essendo talmente dipendenti tra loro l’agricoltura, la pastorizia, il commercio e le altre umane attività … Qui tutti aspirano, meno qualche onorevole eccezione, ad una prossima restaurazione borbonica.’

Nel suo libro Bianco di Saint Joroz non intendeva difendere le ragioni del Mezzogiorno, ma cercava semplicemente di descrivere con una certa obiettività la realtà con la quale era venuto in contatto. L’ufficiale era convinto che nella società piemontese sarebbe stato molto apprezzato il suo bisogno di testimoniare la verità dei fatti, smentendo al contempo numerosi luoghi comuni sul Sud.

Le cose, però, andarono diversamente. Bianco di Saint Joroz, infatti, per il suo libro subì una pesante censura dal comando militare e venne addirittura degradato a maggiore, per poi essere adibito a mansioni secondarie. Altrettanto dura fu la reazione da parte della buona società torinese nei confronti di lui e della sua giovane moglie, che furono isolati e letteralmente emarginati. I due sarebbero morti nel 1893, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, oramai dimenticati da tutti.

Anche questo ci fa capire cosa era l’Italia in quegli anni.

SETTIMA PUNTATA. I libri di Enrico Fagnano IL SUD DOPO L’UNITÀ, IL PIEMONTESISMO e I POETI DELLA NOTTE sono disponibili presso la libreria del caffè letterario ‘L’Identitario’ in Via Lucrezia d’Alagno 28, Napoli (adiacenze Archivio di Stato).

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