Le sorelle Maddalena e Laura Gonzenbach
Alessandro Fumia
Non capita di rado trovare le tracce di grandi personaggi del passato distintisi a Messina, fra le storie dei suoi figli migliori travisate alle nuove generazioni.
Nell’universo femminile trovano una degna collocazione due grandi donne messinesi, sorelle e figlie di una famiglia illustre, Maddalena e Laura Gonzenbach. Orfane di madre già adolescenti in una famiglia numerosa furono indirizzate negli studi letterari dal proprio genitore, Pietro Vittorio Gonzenbach. Agente di commercio a Messina per la Svizzera durante il regno borbonico, ricoprì questa carica dal 1841 al 1860. Console elvetico a Messina nel 1870, il 5 giugno dello stesso anno sarà nominato unitamente a suo fratello Teodoro (banchiere), fra i 14 ammessi alla Camera di Commercio messinese. Uomo d’affari in società con il fratello, azionista della ditta bancaria Gonzenbach-Klostermann and Co, di cui ne fu anche il direttore, mantenne la carica consolare fino al 1884. Maddalena, la maggiore fra le sorelle (1831-1906) farà da tutrice alla sorella collaborando per i suoi studi. Divenuta una delle maggiori voci libere nel giornalismo italiano, applicata in ambito pedagogico capace di incidere sul costume, e sulle consuetudini della società italiana del secondo ottocento, fu una delle firme del giornalismo messinese più in vista in quella fase storica. La sua formazione passa in una prima fase come curatrice di alcune rubriche in altrettanti giornali di tendenza nel mondo femminile. Nel 1869 incomincia a collaborare in forma anonima nel giornale «Rivista Europea» traducendo le lettere dall’estero. Già a partire dal 1870 firmerà in seno al periodico suddetto, una rubrica intitolata Rivista dell’Istruzione Femminile. Il suo ruolo di femminista la porta a collaborare con un altro giornale, «La Donna» nel quale traduce le lettere della giornalista e scrittrice tedesca Fanny Lewald. Nel 1874 fonderà l’Istituto Convitto Gonzenbach, che si accrescerà negli anni successivi. Fintanto che, nel 1880, sarà aperto a tutte le fanciulle dalla tenerà età all’adolescenza ricordando quella scuola, sotto l’appellativo di Istituto femminile Gonzenbach, Giardino d’infanzia, Scuola Elementare e Corsi superiori. Maddalena Gonzenbach era una innovatrice nel suo campo importando in Italia il metodo Frobel, l’inventore del giardino d’infanzia. L’indirizzo pedagogico visto in chiave sociale era applicato alle necessità del femminismo, attraverso la possibilità data alle madri di famiglia di entrare comunque nel mondo del lavoro, tutelandone il diritto a un salario decente. Spesse volte le lavoratrici, soprattutto a Messina patria dell’industria tessile, legate alle necessità familiari accettavano condizioni lavorative disagiate sia negli orari, sia nel salario. La pari condizione dei diritti passava attraverso la costituzione del metodo Frobel, di fatto emancipando le donne dai loro doveri di educazione dei figli, adesso che era possibile accudirli in strutture specializzate lasciando alle madri la possibilità di ottenere contratti vantaggiosi ed equi. Allo stesso tempo, il privilegio di potersi fare da cassa di risonanza del mondo femminile attraverso le pagine dei giornali in cui associò le sue idee filo-progressiste alla pedagogia, si crearono le basi migliori per ammodernare nella società in cui le donne vivevano le migliori condizioni della libertà d’espressione. Il suo pensiero riportato nel mondo della scuola otteneva consenso e meriti. Nel 1882 a Palermo pubblicava nel periodico «Scuola Nuova» l’estratto – Pel centenario di Froebel – dando voce alla pedagogia in Sicilia. Esercizio valorizzato dal Provveditorato agli Studi durante l’annata scolastica 1887-1888, su iniziativa dell’Ispettore provinciale di Messina Giuseppe Carnazza: “pare che il municipio abbia creduto più opportuno sussidiare un istituto privato anziché rendersi l’iniziatore d’una istituzione ideata e diretta dal comune”. Il riferimento era rivolto all’Istituto Femminile fondato dalla Gonzenbach il cui materiale didattico, già premiato al VI Congresso Pedagogico, ebbe l’onore di essere esposto in una sezione del Museo Pedagogico di Palermo. Non meno interessante è il contributo della sorella Laura (1842–1878) è stata una scrittrice ed etnologa italiana. Sposata al colonnello dei carabinieri Francesco La Racine, incoraggiata dal consorte a portare avanti i suoi studi di raccolta di poesie, canzoni, racconti, fiabe siciliani, porterà la consorte alla ribalta delle cronache letterarie. Laura Gonzenbach è ritenuta a ragione la fondatrice dell’etnostoria nella siciliana ionica; meriti riconosciutele dai più grandi etnostorici del paese da Giuseppe Pitrè palermitano, a Vittorio Imbriani napoletano, a Stanislao Prato livornese ed altri. La sua raccolta iniziata a cavallo fra il 1865 al 1869 prodotta e portata in stampa in due opere edite nel 1870, rappresentano l’importante bagaglio pervenutoci dal passato. Irrimediabilmente perdute tante carte stampate e conservate a Messina, smarrite dopo l’ultimo terremoto del 1908. Nella raccolta della Gonzenbach spiccano racconti e novelle famosissime, prodotte in versioni aggiornate dallo stesso Pitrè ma. in epoca successiva alla stampe della messinese. Da evocare fra le tante: Sorfarina, Aceddu Virdi, La soru di Muntifiuri, Betta Pilusa, Lignu di scupa, Don Giuanni di la furtuna, Caruseddu, Giufà, Giuanni e Catirina, Papirareddu, U liuni, l’orsu e a vuppi, Giuseppinu, Crivoliu, Fata Morgana, U re poccu, Ferrazzanu, Sciauranciovi, U re Cardiddu, U principi e u re Chicchereddu. Le fonti della scrittrice sono la famose Gna, ovverosia, le zie, le sapienti donne del volgo che attorno alle stufe raccoglievano i fanciulli futuri testimoni di quelle memorie, insomma il popolaccio che la Gonzenbach cercava fra Catania e Randazzo, fra Taormina e Messina animata da uno spirito puro, rivolto a incasellare le tessere più vive della saggezza popolare siciliana oggi tesoro di incommensurabile valore.



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