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Le stragi compiute dal generale Cialdini e dalla Legione ungherese nel Sud in rivolta contro gli invasori piemontesi

Posted by on Mag 30, 2021

Le stragi compiute dal generale Cialdini e dalla Legione ungherese nel Sud in rivolta contro gli invasori piemontesi
  • Montefalcione, 300 ungheresi ammazzano 150 persone
  • 1861: tra Luglio e Settembre mezza Campania era in rivolta contro gli invasori piemontesi

Montefalcione, 300 ungheresi ammazzano 150 persone

Nell’estate del 1861, le provincie di Avellino, Benevento e Campobasso erano investite da rivolte seguite da violente repressioni. Come ad Auletta, dove la Legione ungherese fucilò e uccise quarantacinque persone, imprigionandone altre cento. O a Montefalcione dove, sempre 300 ungheresi, si abbandonarono a una spietata caccia all’uomo, ammazzando 150 persone. Niente prigionieri, si sparava per uccidere contro presunti o veri borbonici, e briganti inventati. Il giornale “il Nazionale” del 13 luglio 1861 parlò di “un orribile macello per le vie e le campagne”. Aggiungendo: “Come li pigliano, li fucilano perché qui non se ne vogliono vedere più prigioni, e, se ne verranno, saranno ammazzati inesorabilmente”. I giornali, di qualsiasi colore politico, diffusero tutti la stessa versione sulle violenze senza scrupoli della Legione ungherese a Montefalcione. A quella Legione, l’unica dell’esercito garibaldino a non essere stata sciolta da Cavour, vennero affidati gran parte dei lavori sporchi nella repressione del brigantaggio.

1861: tra Luglio e Settembre mezza Campania era in rivolta contro gli invasori piemontesi

Scrisse il giornale “La bandiera italiana” del 14 luglio 1861, approvando la cinica filosofia dell’occhio per occhio, dente per dente: “La strage de’ briganti ha espiato quelle nostre dolorose perdite con immane ecatombe. Non si è dato quartiere a nessuno, e bene sta. E’ ora di liberare il paese da questi Irochesi”. Già, così venivano definiti i ribelli, contadini, pastori, ex militari borbonici: “irochesi”, che dava loro un marchio di crudeltà selvaggia e di inciviltà. Fu una stagione che Cialdini non avrebbe dimenticato, i mesi più caldi della guerra contadina da affrontare. Tra aprile e novembre 1861, Crocco era nel suo massimo potere. Tra maggio e settembre successivi, in Campania si erano ribellati otto paesi nel Nolano, tre nel Nocerino, uno, Agerola, sulla costiera sorrentina; tre nell’Avellinese; tre nel Matese; sei sul confine pontificio; quattro nell’alto Volturno; due nel Cassinate; cinque nel Casertano. Erano in tutto trentacinque paesi. Senza contare gli otto tentativi di invasione di centri abitati, sventati con affanno dalla truppa. L’Alto Sannio e l’area del cerretese divennero zone segnate con cerchi neri, che significavano emergenza e preoccupazione nelle mappe degli uffici della Luogotenenza di Cialdini a Napoli. La situazione cominciò a precipitare dal 21 luglio, quando i briganti entrarono a Castelpagano.

Gigi Di Fiore Briganti, Utet Edizioni, pag. 170, 171.

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