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Le Tragedie di Giacinto de’ Sivo

Posted by on Lug 20, 2022

Le Tragedie di Giacinto de’ Sivo

La biblioteca del Comune di Maddaloni ha onorato la memoria di uno dei suoi più importanti cittadini realizzando la ristampa anastatica dell’edizione del 1867 delle Tragedie di Giacinto de’ Sivo (pag. 477, € 10).

Si tratta di drammi ordinari, ma di buona fattura, i cui argomenti provengono dal mondo biblico (Gedeone, La Figlia di Jefte, Manasse), dal mito (Partenope) e dalla storia (La cena d’Alboino, Belisario, Costantino Dracosa, Florinda d’Algezira). Le opere, scritte tutte prima della caduta del Regno, non hanno la forza drammatica dei saggi storici e dei pamphlét in difesa dello status quo ante 1860, nondimeno rivelano, come altre opere letterarie di de’ Sivo, in primo luogo il romanzo Corrado Capece (1846) la visione politica e morale del proprio autore.

Peraltro l’edizione del 1867 talvolta aggiunge ai testi ed alle introduzione storiche una breve nota di tipo politico: ad esempio la Partenope contempla un appello A’ Napolitani, in cui afferma «Questa tragedia […] ritorna a Voi, quasi saluto melanconico di esule cittadino, che pur con Voi nelle sofferenze, ne’ ricordi e nell’amore immacolato della patria, accompagna il suo flebile sospiro. Essa dunque, che canta i principi del nostro popolo, intitolo a Voi».

Gedeone si apre con un’invocazione Al futuro liberatore che paragona lo stato dei Napolitani a quello degli Israeliti vittime dei Medianiti: «Similmente la vivente generazione  per pena de’ suoi falli, cadde in balia di Madianiti peggiori, che intendono ad abolire ogni culto divino. Anche noi siamo pentiti, anche noi mane e sera genuflessi, mandiamo lagrime e preci al cielo; ma non ancora la mano di Dio solleva un Gedeone che ne tragga da tanti mali».

Similmente, all’apertura di Manasse, troviamo l’appello Ai Principi spodestati, in cui si paragona l’errore del re che sacrificò a Baal a quello dei Monarchi puniti che dimenticarono «che fondamento de’ troni è il culto del Vero e la politica del dritto e della giustizia».

La figura del calunniato Belisario lo spinge a rivolgersi All’Angelo della prigione, consolatore degli innocenti afflitti: «Anch’io te sentii, te vidi in quel sottil raggio di sole che da ferrei spiracoli entrava a riscaldarmi e a rafforzarmi la coscienza del sentirmi puro»; quella dell’ultimo Imperatore d’Oriente, Costantino Dracosa, sconfitto dai Musulmani, lo fa esclamare: «Non è per le nazioni sventura più grande ch’essere estinte, né più atroce che soggiacere a’ Barbari, né più terribile che rimanere preda d’Infedeli». L’appello ad abbattere il giogo barbaro è rivolto apparentemente ai Greci, ma è ben chiaro il parallelo con gli abitanti di quella che fu la Magna Grecia…

Assieme alle tragedia, la Biblioteca del Comune di Maddaloni ha ristampato la Storia di Galazia Campana e di Maddaloni (pag. 400, € 5), pubblicata originariamente a Napoli tra il 1860 e il 1865, che dimostra il rigore scientifico del suo autore, non inferiore all’amore per la propria terra.

Le due opere sono richiedibili presso la Biblioteca di Maddaloni (0823.3203177/402517).

Gianandrea de Antonellis

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