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L’economia della Calabria prima e dopo il Terremoto del 1783

Posted by on Mar 1, 2026

L’economia della Calabria prima e dopo il Terremoto del 1783

Giuseppe Gangemi

Deciso a invadere di nuovo il Regno di Napoli, questa la prima preoccupazione di Napoleone: “quello che è importante – scriveva nel 1804, a Talleyrand ministro degli Esteri – è che all’estremità della Calabria i contadini non si armino” (Placanica 1999, p. 267). Notare che Napoleone parla solo dei Calabresi all’estremità della Calabria, cioè delle zone del terremoto del 1783 e della disastrosa ricostruzione. Oggi, quando si parla dell’impresa di Ruffo, si sottolinea che quello calabrese è stato uno dei tanti contributi alla vittoria perché varie altre popolazioni (Abruzzesi, Pugliesi, Campani) si sono ribellate ai Francesi e ai Giacobini.

Sia questa preoccupazione estesa da Napoleone al proprio ministro, sia il linguaggio del tempo che si riferisce agli uomini del cardinale come ai Calabresi di Ruffo confermano l’ipotesi che, senza il determinante contributo dei Calabresi, la rivoluzione sanfedista non sarebbe riuscita a vincere. E, allora, che cosa distingue, nel 1799, i Calabresi da tutte le altre popolazioni che resistono ai Francesi e si fanno massacrare per difendere le loro vite e le loro famiglie? Li distingue la determinazione a fare i conti non solo con gli stranieri invasori, ma anche con i conterranei profittatori.

Le popolazioni che cercano solo di difendersi, adottano in genere una strategia di resistenza in loco. Per regolare i conti con gli sfruttatori, i Calabresi non si limitano a difendersi nelle loro terre ma inseguono gli sfruttatori fino a Napoli dove si rifugiano dopo le prime vittorie sanfediste. Questa differenza di strategia è dovuta a una frattura sociale fattasi più profonda con il terremoto.

La prima misura per i terremotati, consigliata dal medico reale Vivenzio al suo ritorno a Napoli, è quella di formare cordoni sanitari intorno ai paesi nei quali cominciano a comparire i primi focolai di infezione. La conseguenza è che, se qualche fuggiasco supera uno o più di questi cordoni, viene acciuffato e riportato al luogo di partenza, indipendentemente dal fatto che nel paese da cui fugge siano arrivati o meno soccorsi e derrate alimentari.

Il Vicario PIgnatelli trascura, invece, di prendere una decisione necessaria: lo svuotamento dei laghi. Come dichiarano i due ingegneri, Antonio Winspeare e Francesco La Vega, nella loro corrispondenza con Pignatelli, tutto il movimento delle acque nei nuovi laghi formati dal terremoto consiste nella movimentazione delle superfici dei laghi che non impedisce che le acque stagnino nel fondo e nelle rive. Gli ingegneri di muovono con maestria sperimentando come svuotare alcuni piccoli laghi. Malgrado l’esperimento abbia successo, Pignatelli non autorizza comunque a continuare a svuotare gli altri laghi con la motivazione che i costi sarebbero stati eccessivi. Cosa che, poi, non è risultata essere vera, dal momento che metà delle risorse raccolte con la Cassa Sacra non verranno spese e finiranno nelle casse dell’erario.

Malgrado questi errori dei Napoletani, nel capoluogo sono tutti concordi nell’immaginare che la Cassa Sacra possa essere lo strumento per far nascere una numerosa categoria di piccoli proprietari. Questo porta i governanti a stabilire, a questo fine, anticipazioni minime per la concessione di piccoli appezzamenti di terra. Qualche contadino ci prova ad acquistarne. Salvo, poi, doverci rinunciare per l’onerosità degli strumenti necessari a mettere in produzione quanto acquistato: la preparazione del terreno per la messa a dimora delle piante, il costo delle sementi e degli strumenti di lavoro e i rischi di gestione.

È Giuseppe Maria Galanti il primo ad accorgersi che mancano due condizioni per la riuscita dell’obiettivo dichiarato: un sistema di agevolazioni finanziarie e un sistema di protezione sociale dalla rapacità di una classe sociale in forte crescita: una borghesia che aspira alla terra ed è capace di monopolizzare i commerci e, soprattutto, di profittare con prestiti a usura dei limiti del sistema finanziario.

È questa nuova classe emergente che approfitta della vendita delle terre della Chiesa requisite per accaparrarsele legalmente e approfitta dello sconvolgimento delle campagne, che fa perdere, in frequenti casi, l’identificazione delle proprietà, per accaparrarsele in modo fraudolento.

I nuovi proprietari, per diritto o per abuso, creano subito le “difese” (le recensioni dei terreni acquistati) e, come prima azione, impediscono ai contadini l’accesso agli usi civici tradizionalmente loro concessi su demani e terre della Chiesa. I contadini si ritrovano in condizioni peggiori rispetto a prima del terremoto e si convincono che il re li volesse soccorrere e che i prepotenti locali lo abbiano tradito.

I conflitti tra le classi si acuiscono, accentuando inimicizie, contrapposizioni e rivalità fra famiglie, che permangono ancora nel 1799. Capita così che la contrapposizione tra rivoluzione per la libertà (Giacobini) e rivoluzione per l’indipendenza (Sanfedisti) fornisce l’occasione per lavare torti e prevaricazioni subite (vere o immaginarie che fossero), soprattutto quelle verso i nuovi proprietari di terre i quali non hanno avuto ritegno, pietà e misericordia nei confronti di quanti hanno continuato a battersi per il ripristino degli usi civici tradizionali.

Secondo il geologo Deodat de Dolomieu, che anni dopo diventerà famoso scoprendo la roccia dolomia di cui sono fatte le montagne che, successivamente, saranno chiamate Dolomiti, la Calabria avrebbe avuto tutto per avere popolazioni felici. “Non ci si può formare l’idea della grande fertilità della Calabria, soprattutto della parte detta la Piana. Essa è al di sopra di tutto quello che si può immaginare. … Il popolo sarebbe orgoglioso della terra se … ma non entra nel mio piano fare la critica o del governo o dei proprietari particolari che hanno dei vasti possedimenti in Calabria” (1784, 24).

Quello che Dolomieu non dice, lo si apprende dalle relazioni degli ufficiali inviati da Pignatelli nei paesi terremotati: la ricca terra rende prosperi solo i proprietari, non i contadini senza terra: i proprietari di terra si comportano da tiranni nei confronti dei villani e questi ultimi non amano i loro avidi datori di lavoro. Quando i nuovi proprietari, nel 1799, si schiereranno dalla parte dei Giacobini, il popolo si schiererà dalla parte del re. E siccome i proprietari si rifugiano a Napoli, i villani seguono Ruffo per impedire che i fuggitivi si armino e ritornino per vendicarsi.

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