Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Lello Traisci, cantore del Volturno III

Posted by on Gen 27, 2022

Lello Traisci, cantore del Volturno III

L’importanza della musica popolare come strumento di divulgazione della nostra storia

e)   Periodo Angioino – Aragonese                                                                                                        Il periodo angioino-aragonese musicalmente, nell’attuale Italia meridionale, non lascia grandi testimonianze anche perché, dopo 90 anni di guerre tra loro,  gli artisti locali ed i famosi girovaghi (trovieri) non  riuscirono (almeno per quel poco che sono riuscito a reperire) a lasciarci opere scritte o tramandate oralmente. Unica nota a mio parere importante da citare e’ un artista francese che è venuto in Sicilia e poi a Napoli grazie a Carlo I d’Angiò,  Adam de la Halle . Questo artista era molto apprezzato da Carlo I d’Angiò tanto che lo portava con sè dovunque andasse, scrisse per lui una chanson de geste intitolata: “Le roi di Sicilie”, rimasta incompiuta forse a causa della cacciata di Carlo I da parte del popolo siciliano, episodio divenuto celebre con il nome di Vespri Siciliani.                                                                                                                       

Carlo I si stabilì dunque a Napoli dando vita alla corte Angioina,  nel 1275, proprio alla corte di Napoli, Adam scrisse l’opera teatrale profana destinata a diventare il suo lavoro più famoso:  “Le jeu de Robin et Marion”. Molto importanti anche alcune sue canzoni, rondeau e mottetti, questi ultimi a mio parere sono stati influenti nel carattere di alcune composizioni di musica e canto popolare del sud Italia.                                                                                                                       

Per quanto riguarda il periodo aragonese le mie ricerche mi hanno portato a dedurre che la musica del sud Italia subì un vero e proprio arresto creativo,per due grandi motivi: Il primo è che imposero artisti di provenienza francese dando poco spazio a quelli nostrani; Il secondo è che addirittura gli aragonesi imposero una sorta di censura sull’arte . Ma nonostante tutto il popolo ed i musici dell’Italia meridionale comunque si saranno espressi artisticamente e ci auguriamo di trovare prima o poi qualche reperto che ci possa far conoscere ed apprezzare il loro talento. 

Tra XVI e XVII sec.  Italia risultava essere in buona parte nelle mani della Spagna, che esercitò per oltre un secolo e mezzo, il dominio diretto su tutta l’Italia meridionale ed insulare, sul Ducato di Milano e sullo Stato dei Presidii nel sud della Toscana.  Durante la dominazione spagnola la musica e le altre forme d’arte ebbero un’ espansione ed un’evoluzione notevole. E’ dal 500 che cominciamo a trovare partiture che ci tramandano musica per strumenti che accompagnano voci, ma le innovazioni più eclatanti in riguardo sono:

  1. La progressiva affermazione dei nostri modi musicali  “maggiore” e “minore”
  2. il semplificarsi del contrappunto in nome dell’armonia; in altre parole le varie voci, che nel contrappunto venivano intrecciate, tendono ora a raccogliersi in accordi.
  3. L’uso degli strumenti assume  maggiore importanza,rispetto alla musica dei periodi precedenti dove le composizioni erano state prevalentemente vocali e gli strumenti si erano al massimo limitati a “raddoppiare” le voci, cioè a ripetere le stesse note.                              
  4. Il ‘500 conosce già sotto vari nomi, strumenti a tastiera che suonano per mezzo di corde pizzicate come il clavicembalo ,o percosse come il clavicordo,ma gli strumenti più adoperati erano I’organo ed il liuto. C’è da ricordare anche la Viella, progenitrice del violino, a cinque corde sfregate da un arco rudimentale. In questo periodo si afferma un genere musicale chiamato “Frottola” che è prettamente popolare . La frottola consiste in una breve composizione composta da poche voci dove quella con tonalità più alta è la principale composta da testi semplici che trattano argomenti quotidiani, divertenti cantati anche in dialetto. Molto probabilmente questo genere nel nostro meridione è il genitore dei nostri canti popolari come i canti dei lavoratori ed i canti a dispetto.                                                     
    Un altro stile musicale del periodo fù il Madrigale,  musica polifonica raffinata  con testi ed argomenti seri e drammatici con scrittura polifonica complessa, essi sono firmati da poeti famosi come Petrarca, Ariosto, Bembo, Tasso, Guarini, Marino. I madrigali avevano uno stretto rapporto tra testo e musica, ovvero volevano usare la musica come se fossero parole. Compositori  che ebbero maggiore successo furono Luca Marenzio, Carlo Gesualdo da Venosa e Claudio Monteverdi, ma nonostante tutto vedremo che questo genere avrà il suo successo nel 600.                                                                                                                       
    Un diverso stile popolare nasce a Napoli in questo : è la villanella. Nel 1502 quando Napoli  diventa vicereame, la lingua nazionale cambia, ma il dialetto si fortifica,Piazza Castello diventa il centro musicale di questa città, dove poeti e musicisti si riunivano per comporre villanelle che il popolo faceva sue e cantava per le strade e nelle feste popolari. Poeti, cantori oltre che abili musicisti, partecipavano a feste e balli popolari ed erano molto apprezzati ovunque.  E’ in questo periodo che a Napoli si afferma la Posteggia, che con l’andar del tempo divenne un vero e proprio lavoro. Alcuni noti posteggiatori furono: Masto Roggiero, Cumpà Junno, Muchio, Mase, Ciullo ‘o surrentino,  Sbruffapappa il più geniale artista del tempo, lo Cecato de Potenza . Tra i brani di musica popolare del 1500 giunti a noi troviamo: Cicerenella, No police (B. Donati), Comme da lo molino (N. Piccinni) .

f)  Tra Il 500 – 600                                                                                                                                    

Col 600 si ha il declino della villanella e l’evolversi e il trasformarsi del madrigale e, da questi, l’avvento del melodramma.  In questo periodo nel sud Italia abbiamo tre grandi poeti e scrittori che hanno posto le fondamenta per le opere più importanti dell’epoca :  Giambattista Basile (1575-1632), Giulio Cesare Cortese (1575-1621),  Filippo Sgruttendio da Scafati (?).            
Nelle opere di questi  grandi poeti del ‘600 si sente lo slancio puro  del popolo che partecipa, con questa sua lingua corposa a tutta la cultura del tempo,descrivendone la vita, i costumi e offrendoci, così, una viva testimonianza di essa. Nonostante la rivoluzione di Masaniello nel 1647,  ed altre tragedie come la peste del 1656 e il terremoto del 1688, il popolo  continuava a cantare per scacciare la malinconia. Le opere del Cortese, le dialogate Egloghe del Basile e la ‘Ntrezzata dello Sgruttendio prepararono la nascita della Commedia Dialettale e dell’Opera Buffa (1700).                
Il madrigale poteva essere cantato per voci non accompagnate o doppiate da strumenti melodici,ciascuna parte aveva lo stesso valore; quindi,possiamo dire che i poemi madrigaleschi ( ad esclusione di quelli per cerimonie)  erano composti per il piacere dei cantanti che, con il loro canto, contribuivano ad intensificare le parole del poeta.  I testi dei madrigali trattavano argomenti amorosi, pieni di decoro e molto sentimentali,c’è da evidenziare che il madrigale del 600 era diverso da quello del 500.                                                                                                              
Per quanto riguarda il melodramma possiamo dire che  è un genere musicale nel quale si fondono vari elementi: musica,recitazione, teatro e abiti, la sua nascita risale al 6 ottobre 1600. Senza ombra di dubbio possiamo dire che nel melodramma sono presenti molti elementi della tragedia greca, da cui appunto discende, in cui si univano musica e recitazione.

Ma il 600 ci regala anche la famosa scuola napoletana, dove il fondatore viene considerato Francesco Provenzale (Napoli 1627- 1704), ma l’esponente di maggior importanza è Alessandro Scarlatti (Palermo 1660- Napoli 1725) padre del famoso clavicembalista Domenico,e autore di oltre 60 opere. Con la scuola napoletana entrano nell’opera grandi echi del canto popolare e con essi si sviluppa ulteriormente l’aria,che assume sempre maggiore importanza. In questo periodo ricordiamo due grandi canzoni di musica popolare che ancora tutt’oggi sono eseguite:

Michelemmà attribuita a Salvator Rosa scritta dopo la rivoluzione di Masaniello.

Fenesta vascia composta in Sicilia da autore e compositore ignoto.

Fenesta vascia

Fenesta vascia e patrona crudele

quanna sospire m’aje fatto jettare

M’arde sto core comm’a na cannela

bella quanno te sento annommenare

oje piglia la sperienza de la neve

la neve è fredda e se fa maniare

e tu comme si tant’aspra e crudele

muorto mme vide e non mme vuò ajutare

vorria arreventare no picciotto

co la langella a ghire vennenno acqua

pe mme nne i da chiste palazzuotte

belle femmene meje a chi vò acqua

se vota na nennela da la ‘ncoppa

chi è sto ninno che va vennennoacqua

e io responno co parole accorteso lagreme d’ammore e non è acqua.            

Progetto fondazione con Il sud

Denominazione:             

Ripartire con la cultura

La musica del Volturno – Le ballate delle Matres

Per la coesione sociale

Provincia  di Caserta Castel Volturno – Periodo:  giugno – settembre  2022                     

BENEFICIARO :   

Le Piazze del Sapere – AISLO Campania

ASSOCIAZIONE ITALIANA INCONTRI E STUDI SULLO SVILUPPO LOCALE                                                                                                                                                          

 Attività previste: incontri per la presentazione di libri e di progetti

Organizzazione di concerti di tammorriate e di musica multietnica: Caserta – Capua e Castel Volturno. Festival e biblioteca multietnica “M. Makeba – L. De Crescenzo”: luogo Baia Verde a Castel Volturno – Periodo giugno – ottobre 2022

Presentazione dei CD del cantautore Lello Traisci con il gruppo “Na tammorriata ‘mprovvisata”

Mostre sui temi dei diritti, della accoglienza, della cittadinanza e legalità democratica

Testimonianze

Musica e folklore

Fra gli ospiti che in questa estate 2021 spesso hanno partecipato agli incontri svoltisi a Castel Volturno per le “Letture di gusto” ce n’è uno che da tempo si sta impegnando affinché sia conosciuta la storia della nostra musica popolare. Stiamo parlando del musicista napoletano Lello Traisci che vive ormai da tempo nella cittadina domitia e lavora a Capua in un centro di accoglienza e formazione di immigrati e soggetti deboli.  Grazie ad un intenso lavoro di ricerca svolto nel tempo libero su origini e tradizioni del territorio casertano, Lello ha messo in pratica i risultati delle sue ricerche componendo musiche che ci riportano indietro nel tempo, in particolare tammurriate che sono, come è noto, una delle espressioni più tipiche e tradizionali della musica napoletana insieme alla tarantella.

Uno spaccato musicale lungo oltre duemila anni alla ricerca delle antiche radici                                          Le sue ricerche, partite dall’epoca greco-romana risalendo fino al 1600 alle fasi angioina-aragonese, lo hanno condotto alle antiche radici del popolo osco, radicatosi nell’epoca pre-romana nell’area campana. Uno spaccato musicale lungo oltre duemila anni stimolante ai fini della divulgazione storica e della conoscenza delle radici e tradizioni più profonde della nostra storia, la nostra memoria e dunque della nostra identità di popolo meridionale. Questo affascinante lavoro di ricerca storica, a cui Lello sta dedicando il suo tempo libero, viene presentato attraverso un programma su YouTube dal titolo “La storia della nostra musica popolare”, che si giova della collaborazione di Antony Luzzo per la produzione e di Lello Mengoni come presentatore. Inoltre, Lello sta partecipando ad una nuova raccolta su cultura e tradizioni nel Mezzogiorno, con una parte ampia dedicata alla musica popolare.                                                                                                  

Nella prima parte si va dalla musica dell’epoca antica degli Osci fino a quella greca e romana; nella seconda vengono indagate le tradizioni dell’epoca angioina-aragonese fino al ‘500-‘600. Come ci ricorda Ruggero Cappuccio in un suo articolo apparso sul Mattino: “Nel panorama delle nostre attività ce n’è una nobilissima che discende direttamente dai ritmi del creato: la musica” ed è proprio per questo che il lavoro di Lello diventa fondamentale per far crescere la curiosità e l’attenzione verso un’arte ed una cultura, quella del canto e della musica popolare, finora sempre un po’ trascurata.                                                                                                                                 

L’ultimo suo lavoro                                                                                                                       

L’ultimo suo lavoro è un brano dal titolo “Acquaiola ‘e Castiello” che ci riporta alle origini degli usi e costumi del territorio del basso Volturno, rievocando i tempi nei quali le fanciulle con la lancella* *N.d.R.: un vaso con collo stretto e ventre largo) andavano ad attingere l’acqua al fiume Volturno per dissetare i contadini, i pastori e i vari lavoratori che nel periodo caldo lavoravano instancabili nei campi.  Lo scorso 12 settembre, a Formia al centro Don Bosco, il brano ha ricevuto un “riconoscimento di merito sociale” per la particolare proposta di ricerca sulle tradizioni. Come tutti i lavori di Lello anche Acquaiola ‘e Castiello è a disposizione gratuitamente sulle varie piattaforme digitali; in particolare sul suo canale YouTube, e questo al fine di mantenere sempre viva la musica e la cultura popolare.                                                                                                                                        

Il videoclip è stato girato fra Cancello ed Arnone e Castel Volturno e ad affiancare Lello troviamo il gruppo ‘Na paranza ‘Mpruvvisata costituito da Massimo Rizzello (mandolino), Mario Guarino (percussioni), Jo de Angelis (corista), e Alessandra Coccia (corista).                                                

Un altro gruppo – dal nome emblematico ’Na tammorra ‘mprovvisata – lo accompagna nello sforzo di diffusione e conoscenza, anche nelle nostre terre, delle sue musiche e composizioni. All’amico Pasquale Iorio, con il quale organizziamo i vari incontri estivi, piace ricordare alcune composizioni particolari di Lello: la cantata dedicata alle Matres Matutae del Museo Campano di Capua (a cui Pasquale è molto legato), quella al Dio Volturno, ancora quella dedicata a San Castrese (uno dei due santi patroni di Castel Volturno, di origine africana) e infine quella dei braccianti, un inno al lavoro duro dei campi ed alle lotte contro lo sfruttamento.     

La musica popolare ha riempito nel tempo tutte le attività dell’uomo”                                          

Come sottolinea lo stesso autore: “La musica popolare ha riempito nel tempo tutte le attività dell’uomo ed ha saputo tramandarci anche importanti pagine di storia, basti pensare a “Michelemma” dedicata a Masaniello, al Canto dei Sanfedisti che narra della rivoluzione partenopea contro i francesi, per poi concludere (per modo di dire) con Tammurriata nera che il grande E.A. Mario compose con Eduardo Nicolardi per far arrivare a noi quelle che furono le marocchinate durante la fine della seconda guerra mondiale a Napoli”.                                                       

Si può concludere affermando che la musica popolare è da sempre un fenomeno culturale che va tutelato ed incoraggiato per essere presente nel nostro bagaglio culturale storico musicale. Come scrive anche Pasquale Iorio, non possiamo che ringraziare Lello per il suo lavoro di ricerca che fa crescere in noi la curiosità e l’attenzione verso un’arte ed una cultura, quella della canto e della musica popolare, finora sempre un po’ trascurata. “Per questi motivi auspico – chiosa Pasquale – che anche da parte delle istituzioni e delle associazioni del territorio ci possa essere pari interesse verso un autore e verso le sue opere, che possono aiutarci a capire le nostre radici culturali. Senza trascurare il fatto che la sua musica (come quella di tanti artisti) assume un valore particolare in questa fase, di tipo terapeutico: può essere uno ottimo strumento di socialità e di svago per aiutarci ad uscire da un momento difficile per tutti/e, per cercare di ripartire con la cultura e con nuove forme di coesione sociale a tutti i livelli.                                                                               

In conclusione, va ricordato che alcuni canti particolari erano quelli che venivano eseguiti durante il lavoro in modo ritmato, anche con lo scopo di alleviare le fatiche di attività molto dure, come quelle nei campi per la raccolta della canapa ed altri prodotti. Di questo genere uno antichissimo è Il canto delle lavandaie del Vomero”.            
Bruno Marfé

Folklore e festività.                                                                                                                         

“Graffiti Popolari…” la nuova compilation per Natale 2021 dell’artista Lello Traisci                                       Il Natale, per il folklore partenopeo, è una delle ricorrenze più sentite e più onorate dell’anno. L’arte presepiale napoletana, eccellenza di Napoli e della Campania, è ammirata in tutto il mondo. Si tramanda da generazioni: le botteghe e i negozi tra via S. Gregorio Armeno e via S. Biagio dei Librai racchiudono secoli di storia e tradizione. Nel ‘700 abilissimi scultori napoletani pensarono di aggiungere ai protagonisti della Natività dei personaggi della vita comune, un’innovazione che rese il presepe napoletano il più moderno di tutti i tempi.                                                  

L’arte musicale della tradizione natalizia in “lingua napoletana”                                                            

Ma quello a cui oggi vogliamo porre l’attenzione è l’arte musicale, che, grazie ai suoi compositori e musici, ci ha tramandato brani della tradizione natalizia in “lingua napoletana”. Brani di una bellezza più unica che rara. In primis è doveroso ricordare Sant’Alfonso Maria de Liguori che compose la stupenda “Quanno nascette Ninno“, brano eseguito, ancora oggi, da tantissimi artisti. C’è da dire che Sant’ Alfonso Maria de Liguori è stato uno dei primi a proporre canti per la liturgia in Napoletano e che ne ha scritti altri oltre a questo che è più conosciuto. Un altro canto tipico della tradizione campana è “A’ Nferta” (l’offerta), che ha origini antichissime e si suppone che sia stato scritto da Prospero Cafiero della zona di Sorrento. Il brano veniva eseguito nel periodo di fine anno per chiedere un’offerta alle persone più facoltose del luogo.                                     

Tradizione vuole che si andasse in giro a cantare questo, ai signori nobili, ai commercianti ed ai latifondisti. I bambini lanciavano una pietra ai piedi di costoro come segno di buon auspicio e di buon anno, sperando di ricevere in cambio un’offerta.

Meritevole è la ricerca fatta dal maestro Lello Traisci, su come sono nate queste canzoni popolari. Oggi dopo un accurato studio sulle partiture musicali, sui testi e sulla storia degli autori e compositori dei brani, l’artista li propone nel format “Natale con Noi”, curato ed elaborato col professor Lello Mengoni. Nel format l’artista vuole far rivivere momenti salienti di periodi lontani, traghettando il fruitore, in un viaggio emozionale al periodo di quando sono state composte queste e le altre canzoni che si potranno ascoltare nella performance. Il cultore musicale Lello Traisci ha saputo dare a questi brani una magistrale ed originale interpretazione personale, pur conservandone inalterata la loro storia, tradizione e cultura popolare.

“Graffiti Popolari…” la nuova compilation per Natale 2021

Oltre a questo bellissimo omaggio, Lello Traisci, per questo Natale 2021, ha preparato una nuova raccolta musicale dal titolo Graffiti Popolari…”. La compilation contiene 12 brani nati dalla fusione tra un’accurata ricerca musico-antropologica e del suo estro compositivo. Il cd presenta una copertina tutta originale. Nella parte anteriore è impressa l’immagine di una Mater Matutae, mentre nella parte posteriore si noterà il volto del Dio Volturno. Tutto ciò – dice l’artista – per evidenziare le origini del luogo della musica da me prodotta ed eseguita, ossia la zona del basso Volturno della provincia di Caserta.

Antony Lusso

ALTA TERRA DI LAVORO

GIÀ TERRA LABORIS,GIÀ LIBURIA, GIÀ LEBORIA OLIM CAMPANIA FELIX

QUATTRO CHIACCHIERE CON LELLO TRAISCI LA VOCE DEL VOLTURNO

QUATTRO CHIACCHIERE CON LELLO TRAISCI LA VOCE DEL VOLTURNO

Il Volturno e il Garigliano non sono soltanto fiumi importanti della Terra di Lavoro e del Regno ma anche fiumi che sono stati teatri di eventi storici che risalgono nella notte dei tempi fino ad arrivare alla seconda guerra mondiale ma per noi identitari napolitani sono ancora pieni di sangue, quel sangue versato dai nostri soldati che fino all’ultimo hanno contrastato l’invasore savoiardo piemontese riscattando con eroismo e sacrificio il disonore che gli alti comandi borbonici hanno “regalato” alla gloriosa storia del Regno delle Due Sicilie. Il Volturno nasce nelle Mainarde, a San Vincenzo Volturno una volta Terra di Lavoro, e come abbiamo visto in altre occasioni ha anche un essenza sacra ed ancora oggi ha custodi, sacerdoti laici e cantori che lo accudiscono con amore e passione. Uno di questi è Lello Traisci un napoletano che da decenni vive a Castel Volturno, un musicista diplomato al Conservatorio di San Pietro a Maiella a Napoli in chitarra classica, il primo chitarrista mancino diplomato al suddetto conservatorio, quando era Rettore Roberto De Simone che vide in lui un talento portato per la musica popolare che fu da lui assecondato. Dopo anni in cui ha collaborato che i migliori cantori e musicanti Lello ha cominciato a ricercare, comporre e a diffondere la musica popolare del suo fiume, il Volturno, e ce ne parlerà martedi 11 gennaio alle ore 21 in una diretta trasmessa su i nostri canali con sigla curata come al solito da Raimondo Rotondi, di seguito basta cliccare

Quando la Musica diventa impegno Sociale

Novità                                                                                                                                             

**Da giorni a Capua sta partendo un’iniziativa particolare di grande importanza di utilità sociale e culturale , che tratta la divulgazione e tutela della musica popolare (etnofolk) che ha lo scopo di non far perdere  Il valore e la memoria di molte tradizioni del nostro folklore. L’artista campano Lello Traisci ,che da anni effettua una minuziosa ricerca  Antropologica musicale curando in particolare la zona del basso Volturno nello specifico quella che va da Castel Volturno a Capua, ha coinvolto alcune realtà commerciali e culturali di Capua per far REGALARE il suo nuovo lavoro musicale.                                                                                                                                              

In effetti alcuni negozi: Mater Parade in v. Gran Priorato di Malta 88 , Va’ Piano social shop in Piazza Dei Giudici e la Tabaccheria De Vita in piazza S. Tommaso d’Aquino tutti a Capua. Si occuperanno di dare in OMAGGIO una copia del nuovo cd dell’artista.                                                            

Il lavoro di ricerca e di composizione ,la cura degli arrangiamenti ha fatto sì’ che Lello Traisci per questo 2022 ha preparato per un pubblico attento ed appassionato alla Musica Popolare nostrana possa essere omaggiato del frutto di questi anni di lavoro e di appassionata ricerca delle tradizioni. Il CD si intitola Graffiti Popolari ed ha 12 tracce dove troveremo ballate, tammurriate, canti a fronna e villanelle, la copertina rappresenta un graffito di una Mater Matutae mentre il retro copertina mostra il volto del dio Volturno, tutto in un suggestivo bianco e nero. Se si riesce a creare sinergia e coesione fra attività commerciali , culturali e magari istituzionali c’è la speranza che questa musica antica dalle molteplici peculiarità possa essere nuovamente il simbolo di una nostra entità e dare i presupposti per tutelare e tramandare le nostre più antiche e belle tradizioni che la modernità e la globalizzazione stanno soffocando.

A ‘Nferta uno dei canti più belli ed antichi della tradizione natalizia Campana interpretatoci magistralmente dal nostro Lello Traisci ospite alla mostra presepi dal mondo alla Parrocchia S. Maria del mare in Pineta mare Castel Volturno (CE) .

Su YOUTube.com vedi le puntate sulla storia della musica popolare, curate da Lello Mengoni.

Inoltri vedi i vari video postati dallo stesso Lello Traisci, il cantore del Volturno.

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