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L’impresa di Fabrizio Ruffo, da Messina a Napoli

Posted by on Giu 15, 2026

L’impresa di Fabrizio Ruffo, da Messina a Napoli

Giuseppe Gangemi

Il Cardinale Ruffo ha fretta di partire perché una “febbre rivoluzionaria sempre più ardente [si va estendendo ] alle città della Calabria ulteriore … sicché da ultimo [rimangono solo] quattro … nelle quali i realisti predomina,[no]: Reggio, Scilla, Palmi, Bagnara” (Helfert 86). Il 25 gennaio, Ferdinando IV dà i pieni poteri a Fabrizio Ruffo per la riconquista del Regno. Il 31 gennaio, giunge a Messina dove il tesoriere Marchese Taccone gli dovrebbe consegnare 500.000 ducati e il generale Danero gli dovrebbe dare armi, munizioni e armati. Il Marchese non gli consegna una lira perché Acton gli ha ordinato di consegnarli al Vicario Pignatelli e Danero nemmeno un uomo  perché dovrebbe sguarnire Messina e l’obiettivo primario che egli ha è di difendere l’isola (Roncuzzi 2022, 103; Helfert 1885, 93). Egli decide di partire comunque, fidando che tutto gli possa arrivare nelle settimane seguenti, per non perdere il vantaggio di cominciare le operazioni da un territorio ancora fedele al re.

L’8 di febbraio scende a Pezzo, vicino Catona, dove lo attendono 80 uomini (Helfert 1885, 102). Si rifugia in un casino del fratellastro e primogenito da parte di padre, Vincenzo duca di Bagnara. Da qui comunica a Messina che è arrivato senza problemi e chiede l’invio di due cannoncini e due obici. Scrive anche un manifesto da inviare ai vescovi e ai parroci con la richiesta di leggerlo in chiesa. In pochi giorni gli 80 diventano 300. La conseguenza della propaganda dei parroci è che quelli “che poco prima gridavano – Viva la Repubblica, muoiano i Tiranni, pubblicata l’enciclica, incomincia[no] a gridare – Viva la Religione, viva il Re, muoiano i giacobini. Guai a chi si mostra indifferente, perché subito cade in sospetto di giacobinismo. Quanti eccessi non furono commessi in quell’orribile crisi! Quante vendette private!” (Sacchinelli 2020, 104).

Arrivati cannoni e obici, insieme alla polvere, si scopre che è quasi tutta carbone, a causa delle frodi dei magazzinieri dell’Artiglieria di Messina. Per fortuna, “Tutti gli uomini di ogni condizione e stato, insigniti colla croce di nastro bianco al cappello, armati e preceduti da’ propri Parrochi, che portavano la croce inalberata, cor[rono] a schiere verso i designati accampamenti di Palmi e di Mileto” (Sacchinelli 2020, 105). Nel giro di pochi giorni diventano 20.000 uomini a Palmi e altrettanti a Mileto. Vengono suddivisi gli uomini in due gruppi: gli ex militari raggruppati in reggimento, malgrado la  carenza di ufficiali; gli altri vengono organizzati in gruppi di cento con tre capi (galantuomini civili) che si coordinano tra loro. Questi ultimi vengono fatti marciare per imparare a muoversi insieme. Le prime spese vengono anticipate da Don Pasquale Versace, ricco proprietario di Bagnara, nominato tesoriere dell’armata sanfedista.  

Passando per Scilla, Bagnara, Gioja, arriva a Rosarno il 12. Da qui emana un proclama per “il perdono ai disertori con il quale spera di guadagnare il consenso e di evitare inutili spargimenti di sangue” (Casaburi 2003, 89). Parte per Monteleone giorno 28 febbraio. “Qui, vengono trovate delle coccarde repubblicane e gli scorritori si raccolgono per saccheggiare. Il Cardinale fa avanzare i suoi uomini più fedeli (Reggimento Real Calabria) e i cannoni. Gli scorritori vengono catturati e frustati. Questa volta basta” (Roncuzzi 2022, 157).Quando Ruffo entra a Pizzo acclamato dalla folla, subito le città del golfo di Policastro insorgono.

Si inoltra all’interno: il 5 marzo arriva a Maida (Petromasi 1801, 13), il 7 parte per Catanzaro, l’8 marzo Catanzaro si arrende, il 10 marzo è a Borgia, poi a Maida, il 14 a Catanzaro marina, poi a Steccato, il 23 a Cutro, il 3 aprile a Crotone, il 4 a Fasana, il 5 a Capo d’Alici, poi a Cariati, il 10 a Rossano, il 17 a Corigliano, quindi torna a Rossano, va verso Cosenza, va a Paola, passa da Tarsia, Cassano, Tribisacci, Amendolara, Rocca, Policoro, Bernarda, Montescaglioso e infine, il 7 maggio, a Matera, dove lamenta il mancato arrivo degli aiuti stranieri (Casaburi 2003, 100). Il 10 maggio è ad Altamura, la città più difesa, dove succedono tante brutte cose e dove il suo esercito rischia di sfaldarsi. Si ferma due settimane. Quindi va a Venosa, poi a Melfi dove giunge il 29 maggio. Il 31 maggio il Cardinale è ad Ascoli Satriano dove incontra il comandante russo e Micheroux (le truppe Russe, tra 450 e 600 uomini, sono acquartierate a Monte-Calvello). Via Bovino, il 3 giugno arriva ad Ariano (Sacchinelli 2020, 171). Via Avellino, l’11 arriva a Nola, insieme alle truppe russe. Il 13 giugno, i primi Sanfedisti entrano in Napoli e vincono una battaglia sul ponte della Maddalena.

Dopo di che, secondo Carlo De Nicola, “pochi ragazzi” vanno in giro a gridare “Viva il Re” e domandare “Chi viva?”. Gran parte della popolazione di Napoli si affaccia dalle finestre e risponde “Viva il Re!”. I Giacobini si rintanano nei 5 castelli: Castellammare, Revigliano, Dell’Ovo, Nuovo e Sant’Elmo. I primi due capitolano alla prima intimazione, giorno 14 giugno. I castelli Dell’Ovo e Nuovo capitolano giorno 19. La capitolazione di Sant’Elmo è più complicata. Formalmente viene firmata giorno 22 giugno. Il giorno dopo, si diffonde la notizia che una grande flotta sta arrivando a Napoli. Molti Giacobini del forte si pentono di aver capitolato perché credono che sia la tanto attesa flotta galloispanica inviata in soccorso. Il 24, quando la flotta in arrivo si rivela essere inglese, si disperano e invocano di nuovo il capitolato. Dal 25 giugno in poi, gli Inglesi sbarcano a Napoli e si fanno insistenti nel pretendere che Ruffo rinneghi il capitolato. Tra il 25 e il 26 egli minaccia Nelson: “se non voleva riconoscere il trattato della capitolazione de’ castelli di Napoli … esso Porporato rimetteva il nemico nello stato in cui si trovava prima del trattato medesimo … lasciando che gl’Inglesi colle proprie forze vincessero lo stesso nemico” (Casaburi 2003, 104-105).

Giorno 27 giugno, John Acton scrive, a Palermo, tre lettere per dare disposizioni per l’arresto del Cardinale e per il dopo arresto. Non è sicuro che le lettere siano state effettivamente spedite.   

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