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L’influenza del Grande Flagello del 1783 sulla rivoluzione repubblicana e sanfedista del 1799

Posted by on Feb 3, 2026

L’influenza del Grande Flagello del 1783 sulla rivoluzione repubblicana e sanfedista del 1799

Giuseppe Gangemi

Pochi hanno tentato di spiegare la grande impresa rivoluzionaria del Cardinale Fabrizio Ruffo alla luce delle vicende seguite al Grande Flagello della Calabria, all’epidemia che ne è seguita, ai modi con cui è stata costituita e gestita la Cassa Sacra, ai mutamenti intervenuti nell’economia calabrese, etc.

Per Grande Flagello vanno intesi circa quattro anni di scosse telluriche perché la prima c’è stata il 5 febbraio 1783 e, ancora nel 1787, Johann Wolfgang von Goethe racconta che, arrivando a Messina, ha percepito una forte scossa di terremoto e ha assistito al fatto che i fedeli sono usciti in gran fretta da una chiesa dove assistevano a una funzione religiosa. Lo conferma un sacerdote di Santa Cristina, il paese dell’epicentro della prima e più rovinosa scossa, il facente funzione di Protopapa, : “I detti tremuoti molto spesso si fecero sentire sino all’anno 1787” (1985, 38).

Ovviamente, le scosse più distruttive ci sono state nei primi 52 giorni. La prima, giorno 05/2/1783, alle ore 12.00, una scossa di grado 11 della Scala Mercalli Modificata. In molte cronache, si dice che la scossa sia stata alle 19 e 15, ora di Napoli, ma solo perché nel Napoletano, le ore della giornata cominciavano a contarsi dall’ora del vespro. Per ore 19 e 15 va inteso, secondo l’orario odierno, un’ora intorno a mezzogiorno. L’epicentro della prima scossa è stato, secondo uno dei primi arrivati sulle zone disastrate, Giovanni Vivenzio, a Santa Cristina (1783, CCXXXI), cosa su cui concordano quasi tutte le fonti (Placanica 1982, 106, nota 40). La seconda scossa è di giorno 06/2/1783, alle ore 00.20, una scossa di grado 9 della Scala Mercalli Modificata. Epicentro poco a sud di Scilla. La terza giorno 07/2/1783, alle ore 13.10, con grado 10 della Scala Mercalli Modificata. Epicentro a Gerocarne. Ogni giorno, quindi, una grande scossa. La quarta 22 giorni dopo, giorno 01/3/1783, alle ore 01.40, grado 9 della Scala Mercalli Modificata. Epicentro a nord di Pizzo. L’ultima è di 27 giorni dopo, il 28/3/1783, ore 18.55, 10 Scala Mercalli Modificata. Epicentro a sud di Squillace.

Il territorio la cui economia viene interamente sconvolta è la Calabria da Catanzaro allo stretto di Messina: quest’ultima città riceve, dal viceré Caracciolo, i mezzi per la propria ricostruzione. Il viceré fa affluire risorse fiscali straordinarie e l’economia si riprende nel breve periodo. Diverso il caso della Calabria la cui amministrazione della Cassa Sacra è molto deludente.

Secondo Gaetano Cingari, che ne parla nella sua tesi di laurea pubblicata con il titolo Giacobini e Sanfedisti in Calabria nel 1799, non avrebbe senso valutare la divisione che si realizza in Calabria tra Giacobini e Sanfedisti sulla base di posizioni ideologiche o di cultura politica perché i tanti possidenti calabresi che, nel 1798, si dichiarano giacobini e quelli che aderiscono alla parte sanfedista scelgono sulla base dell’interesse che hanno di posizionarsi rispetto alla situazione economica che si realizza dopo che molte terre della Chiesa vengono vendute per costituire la Cassa Sacra.

Cingari, di fatto, sostiene che tra la ricostruzione dopo i danni provocati dal Grande Flagello e dopo la successiva epidemia e il diverso posizionarsi, in Calabria, tra Giacobini e Sanfedisti, esista un qualche rapporto di causa ed effetto. E a me sembra che l’ipotesi di Cingari sia, in qualche modo, mostrata dalla cartina del 1784 sulla quale ho segnato i cinque epicentri di queste scosse e i due luoghi di raduno di masse sanfediste (Palmi per gli abitanti della Piana e Mileto per gli abitanti delle montagne, Aspromonte e Sila). Secondo Sacchinelli, a questi due raduni, dove i contadini si presentano guidati dai loro religiosi, arrivano circa 20.000 persone per raduno (2021, 105) e Ruffo estrae da essi, utilizzando i soldati in congedo o quelli ancora in ferma ma ritornati a casa dopo il trasferimento a Palermo di re Ferdinando e famiglia, 7.500 soldati più una seconda armata di 5.000 non esperti che vengono fatti marciare in modo da addestrarli e da impedire che si disperdano. Sacchinelli dice, incidentalmente, che non c’erano case in cui ospitare queste truppe perché per cagione de’ Tremuoti del 1783, le abitazioni erano pochissime (2021, 106). E questo conferma che la ricostruzione non era stata fatta, malgrado la Cassa Sacra.

Che cosa è, quindi, questa Cassa Sacra e quale il rapporto tra i nobili-proprietari e la popolazione fino al 1785? La Cassa incassa tutti i proventi della vendita dei beni sequestrati alla Chiesa nelle zone terremotate: tutti i conventi e monasteri rimasti (per il terremoto) con meno di 12 religiosi vengono soppressi e le loro proprietà sequestrate. Lo scopo, nelle intenzioni di Domenico Grimaldi che la propone, è di usare l’ingente somma raccolta per consegnare quanto più terra possibile a piccoli coloni. Il marchese di Laino e conte di Acerra, Francesco Pignatelli, viene nominato Vicario Generale per la Calabria Ultra.

Pignatelli non sempre riesce a far arrivare viveri alle popolazioni decimate. Rimangono persino senza cibo e soffrono la fame, come confessa il capitano Coccia (1894) inviato a Santa Cristina per organizzare l’opera di sgombero delle macerie e di seppellimento dei cadaveri. Nel luglio 1783, Francesco Pignatelli e tutti i soldati venuti da fuori se ne vanno e l’organizzazione dei soccorsi viene affidata al fratello Vincenzo Pignatelli, massone, che viene nominato Presidente della Giunta della Cassa Sacra, mentre Francesco regge, da Napoli, una Suprema giunta di corrispondenza con la Cassa Calabra fino al 10 settembre 1787, quando la Cassa viene sciolta. La giunta di corrispondenza, nel 1785, date le numerose usurpazioni conseguite al terremoto, chiama molti baroni a provare la legittimità dei propri diritti proprietari. Questo provoca la violenta reazione della nobiltà, ma anche la resistenza delle popolazioni, che si schierano dalla parte dei proprietari. L’atteggiamento brusco degli ufficiali nel procedere a requisizioni e confische solleva critiche spinte fino ad accusare Pignatelli di “vampirismo”. Ancora al 1785, nobili e popolo sono, insieme, schierati contro i rappresentanti del Re. Questa concordia durerà pochissimo. Presto i rapporti tra le due classi si guasteranno.

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