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L’ITALIA DOPO LA GENESI L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA

Posted by on Mag 15, 2018

L’ITALIA DOPO LA GENESI L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA

LA PRIMA GUERRA MONDIALE

La Prima Guerra Mondiale vide l’Italia combattere contro l’Austria-Ungheria. Sebbene il conflitto avesse prosciugato le risorse di tutto il paese, il meridione ne risentì il peso più delle aree maggiormente sviluppate. Le commesse belliche, infatti, si concentrarono nelle poche provincie industrializzate, ciò che ne favorì un significativo incremento della produzione industriale.

Mentre le vaste regioni a prevalenza agricola (fra le quali il mezzogiorno) ebbero solo a soffrire del richiamo alle armi dei giovani, senza significative ricadute produttive. A guerra finita, poi, com’era giusto e normale, i fondi derivanti dalle riparazioni di guerra furono largamente utilizzati per la ricostruzione delle provincie venete, giuliane e trentine distrutte da cinque anni di combattimenti.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE

La Seconda Guerra Mondiale, esattamente come la Prima, sfavorì più il sud che il nord. Ma questa volta le disparità che ne risultarono, più che economiche, furono di carattere politico. Nel 1943 gli alleati stavano preparando lo sbarco in Sicilia per invadere l’Italia, e, tramite i clan operanti negli Stati Uniti, trovarono un’alleata nella mafia, che si offrì di fornire informazioni strategiche e legittimazione morale agli invasori in cambio del controllo civile del sud Italia. Il comando alleato accettò, e così le zone via via conquistate da questi passarono sotto il controllo dei vari clan mafiosi, che approfittarono della fase per consolidare, anche militarmente, il loro potere. Quando poi, a guerra finita, i Savoia cercarono di riprendere il controllo del paese, il sud si ribellò nuovamente, e le montagne tornarono a riempirsi di bande di partigiani che combattevano il potere centrale. La resistenza si dimostrò particolarmente dura in Sicilia, dove i ribelli chiedevano l’indipendenza dell’isola o l’annessione come 49° stato agli Stati Uniti.

Questa volta, però, l’approccio dello stato fu radicalmente diverso, e non si ripeterono le stragi precedenti. Il governo provvisorio decise di non reprimere il movimento, che peraltro non aveva contenuti o rivendicazioni sociali, ma di corromperlo. Grosse quote del piano Marshall furono dirottate verso le zone in fermento, e la protesta venne privata dell’interessamento attivo della popolazione. I capi banda vennero pagati per deporre le armi, e, attraverso manovre politiche complesse, si convinsero alcune delle bande rimaste, pagandole, a compiere attentati contro la popolazione civile, che finì per isolare i gruppi armati. Parallelamente si scatenò una campagna stampa denigratoria nei confronti degli insorti. Per finire la nuova costituzione repubblicana concesse, almeno in teoria, una certa autonomia alla Sicilia, cosa che privò gli ultimi ribelli di ogni legittimazione politica. Le poche bande rimaste vennero individuate ed eliminate nell’indifferenza della popolazione. Come ottant’anni prima, però, la mafia aveva già preso le distanze dai gruppi armati, ritornando in clandestinità e confondendosi fra la popolazione. Parte integrante di questa strategia è la collaborazione della gente ordinaria, particolarmente attraverso l’omertà, ovvero il fatto di ostacolare la forza pubblica nascondendo o tacendo informazioni sensibili.

STORIOGRAFIA DEL PROBLEMA

L’interpretazione della Questione meridionale ha vissuto profonde evoluzioni nel tempo. Originalmente il dibattito era fortemente influenzato dalla censura e propaganda della corona sabauda, preoccupata di legittimare la conquista, l’annessione e lo sfruttamento del sud. Tale censura ha impedito che ci pervengano fino ad oggi documenti attendibili su molti aspetti, come il numero di vittime della repressione. Anche dopo la fine del regno i dati storiografici disponibili impedirono una corretta lettura degli eventi. È solo recentemente che nuovi studi hanno messo in causa la visione classica della vicenda, e certi fatti, come lo stato economico del Regno delle Due Sicilie o il brigantaggio hanno preso un’altra dimensione. Oggigiorno tesi come l’inferiorità genetica delle popolazioni del sud Italia, una volta abbastanza consensuali, non sono più accettate accademicamente.

Si possono comunque distinguere due approcci principali, che ricalcano in grosse linee dibattiti ideologici e politici più ampi.

  • La storiografia classica, così chiamata perché nata prima, tende a vedere l’arretratezza del Mezzogiorno come segno di un’evoluzione atipica o ritardata, dove altre condizioni avrebbero permesso alla regione di inserirsi con successo in una dinamica di crescita e di integrazione.
  • La storiografia moderna, così chiamata perché proposta a partire da Gramsci e Salvemini, vede il persistere della miseria come una componente essenziale del capitalismo, che è basato sulle dualità sfruttatore – sfruttato, sviluppo – sottosviluppo, anche su base geografica.

RAZZISMO

Prima ancora dell’Unità le élite del nord Italia guardavano con superiorità e a volte disprezzo il sud e i suoi abitanti. I diversi stati settentrionali godevano di alleanze più strette con le potenze dell’Europa occidentale, sperimentavano un certo sviluppo industriale e rivendicavano una posizione più indipendente rispetto alla religione ed al clero, e questi fattori li spingevano a considerarsi più simili fra di loro di quanto non lo fossero con il Regno delle Due Sicilie o lo Stato della Chiesa. Soprattutto, questa polarità veniva interpretata come segno dell’inferiorità del sud rispetto al nord. Durante eventi che misero affianco gente proveniente da tutto il paese, come le due guerre mondiali, le differenze di mentalità, livello di istruzione e posizione sociale sottolinearono la polarità economica nord – sud, ma fu negli anni 1960 e 1970 che la tensione raggiunse il suo apice. L’emigrazione massiccia di contadini o sottoproletari dal sud al nord si accompagnò di difficoltà materiali estreme per i nuovi arrivati e mise in luce comportamenti di manifesta discriminazione e xenofobia nei loro confronti. Si diffuse il termine dispregiativo “terroni” per designarli, e fu creato il partito politico Lega Nord – Lega Lombarda allo scopo di combatterli ed espellerli.

Negli anni 1990 e 2000 questa attitudine si attenuò lievemente a causa dell’afflusso in Italia d’immigranti provenienti dal Terzo Mondo, che occuparono gli ultimi scalini della società e diventarono il bersaglio principale degli attacchi razzisti. Tuttavia, sebbene questa idea di superiorità del nord sul sud abbia subìto costanti evoluzioni nel tempo, ed abbia fatto appello successivamente a spiegazioni genetiche, poi culturali, poi storiche ed economiche, ancora oggi perdura.

SITUAZIONE ATTUALE

In termini assoluti la situazione economica del meridione è indubbiamente migliorata negli ultimi sessant’anni; in termini relativi, però, il divario con il nord è drasticamente aumentato. Anche inglobato nell’Unione Europea, difficilmente il Mezzogiorno potrà conoscere uno sviluppo economico in tempi brevi. Non già per la mole di lavoro che ciò comporterebbe, quanto perché mancano le premesse e la volontà. Ancora oggi vari problemi strutturali ipotecano le sue possibilità di progresso economico: il basso livello d’istruzione, la mancanza d’infrastrutture, la scarsità di risorse naturali, la mediocre fertilità delle terre. Ma a bloccare l’idea stessa di sviluppo capitalistico sono soprattutto meccanismi sociali: l’influenza della criminalità organizzata, la mancanza di uno spirito imprenditoriale, la negazione di un’identità culturale incarnata da una borghesia locale.

Di sicuro la Questione meridionale sarà un tema di attualità per decenni e decenni a venire.

fonte

sud.indipendente.org

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