Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Lo spettacolo sui briganti in Alta Terra di Lavoro

Posted by on Lug 18, 2026

Lo spettacolo sui briganti in Alta Terra di Lavoro

Vincenzo Ruggiero Perrino

Nella puntata apparsa il 4 dicembre del 2024, introducevo il racconto di un’opera intitolata Madalena romita (1645) del drammaturgo Giuseppe de Lauro, descrivendo l’antica regione della “Terra di Lavoro”. Essa comprendeva gran parte dell’antica “Campania Felix”, parte del Sannio, e la parte meridionale di quello che i romani chiamavano “Latium Adiectum”. In epoca longobarda era una specie di distretto amministrativo, denominato Liburia; poi il territorio gravitò sempre nei possedimenti del Regno delle Due Sicilie, fino ad essere dichiarata “Provincia di Terra di Lavoro” nel 1806 e fino al 1927, anno in cui la Terra di lavoro venne sostanzialmente smembrata e divisa tra la nascente provincia di Frosinone e quella di Caserta.

Che la Terra di Lavoro sia stata zona di briganti è fatto noto. Una nutrita storiografia si è incaricata di indagare le vite e le vicende di tanti uomini e donne che abbracciarono appunto il brigantaggio, in chiave antigiacobina prima dell’Unità, e poi con intenti antiunitari dopo l’arrivo dell’esercito sabaudo. Tuttavia, i giudizi sono sempre apparsi polarizzati, tra quanti condannavano il brigantaggio senza se e senza ma, bollandolo quasi come un fenomeno esclusivamente criminale, e quanti invece lo esaltavano come movimento di liberazione.

Negli ultimi anni ai briganti della Terra di Lavoro – tanti quelli del periodo napoleonico, quanto quelli del periodo postunitario – è dedicato un lavoro teatrale di eccezionale livello, intitolato Voci, suoni e canti di Briganti in Terra di Lavoro. Mentori di questa operazione culturale sono Claudio Saltarelli (in veste di autore, produttore, curatore storico-artistico e regista), e Raimondo Rotondi (che ha svolto l’encomiabile lavoro di scrittura dei testi nell’antica lingua laborina).

Lo spettacolo, che grosso modo ha cominciato ad essere rappresentato alcuni anni fa, è venuto crescendo mano mano, aggiungendo ad ogni replica nuove storie, nuovi episodi, nuovi personaggi. Lo potremmo definire un “oratorio”, ovvero uno spettacolo in cui le scene si succedono, quasi giustapposte le une alle altre, legate tutte dal filo conduttore che è appunto il tema del brigantaggio. Di cui non si racconta “la” storia, essendo intenzione degli autori quella di raccontare le vicende di briganti e brigantesse conferendo loro quasi una dimensione mitica. Infatti, come dicono gli stessi autori «il nostro spettacolo ha l’ardire e la presunzione di cercare una via d’uscita, recuperando la forza del Mito che nella nostra antichissima Terra di Lavoro è nato prima della Storia».

L’introduzione di questo viaggio storico e geografico insieme comincia con una poesia che Pasolini compose nel 1956, intitolata appunto Terra di Lavoro. Dopo di che si passa agli eventi del 1799, con Eleonora Fonseca Pimentel, la quale, dopo aver sollecitato i vari re napoletani a riconoscerle lodi e prebende, fece un brusco voltafaccia insultando la regina e definendola una «rediviva Poppea, d’imbecille tiranno empia consorte». Allora, ecco sopraggiungere in scena Michele Arcangelo Pezza, meglio noto come Fra’ Diavolo, che invece rimase fedele al re di Napoli, guardando sempre con sospetto il “vento nuovo” della Rivoluzione.

A questo episodio introduttivo, seguono, continuamente inframmezzati da canti di sapore popolare, altre storie legate dagli interventi di un narratore che contestualizza storicamente e cronologicamente ogni personaggio e ogni avvenimento.

Così vediamo apparire sulle tavole del palcoscenico briganti e brigantesse come Rosa Cosimo Giordano, Domenico Fuoco, Rosa Cedrone, Rosa Antonucci, Concettina Palladino, Michelina Di Cesare (e altri meno noti, ma ugualmente esistiti e storicamente documentati). Tutti loro sono intenti a rievocare i “bei tempi andati” – quando il generoso re Ferdinando II aveva distribuito le terre incolte ai contadini, poi vessati brutalmente dalla legge Pica – e a raccontare le vicende più o meno drammatiche delle loro esistenze. Fino ad arrivare al 1894 quando l’ultimo re di Napoli, Francesco II, lascia per sempre la città e una donna del popolo, Marietta, rievoca la tratta dei fanciulli. E poi c’è il ricordo della Regina Maria Sofia (tratto dal poema ‘O surdato ‘e Gaeta di Ferdinando Russo). Dopo un’ultima riflessione sulla insensatezza delle guerre mondiali, lo spettacolo si conclude tornando al 1799 con il canto popolare dell’Inno dei Sanfedisti, e la lettura di due brani di Milan Kundera incentrati sulla strategia del privare il popolo della sua memoria per poterlo più sbrigativamente sottomettere e liquidare.

Come accennavo poc’anzi, i testi di Raimondo Rotondi sono scritti in lingua laborina, una evoluzione di quello che era la prima forma di lingua volgare (cioè quella che si può leggere ancora oggi nei “placiti” di Montecassino). E anche sul fronte musicale si è cercato di operare un recupero di quella musicalità arcaica tipica della Terra di Lavoro, attraverso l’uso di strumenti come la zampogna, la ciaramella e il tamburo a cornice.

Alla fine del 2025, Voci, suoni e canti di Briganti in Terra di Lavoro è diventato anche un libro – contenente testi e foto dello spettacolo, oltre ad altri brani che via via si sono aggiunti – con tre cd contenenti per intero tutte le registrazioni di canti e monologhi.

Per chi volesse saperne di più, anche riguardo ad eventuali nuove rappresentazioni dello spettacolo, rimando al sito dell’Associazione Alta Terra di Lavoro, all’indirizzo www.altaterradilavoro.com.

già pubblicato come di seguito riporto

2 Comments

  1. bellissimo lavoro che state portando in giro, è sempre un piacere partecipare

    Viviana Calacci

  2. Complimenti bellissimo spettacolo
    Bella e veritiera recensione…uno spettacolo storico reso gradevole dagli intermezzi musicali e balletti.

    Imma Verdone

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.