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Lo stato ungherese e la fondazione e il consolidamento della Chiesa (sec. X-XIII)

Posted by on Gen 13, 2022

Lo stato ungherese e la fondazione e il consolidamento della Chiesa (sec. X-XIII)

Copia delle insegne reali ungheresi

I dati qui presentati appartengono agli originali. I dati delle copie sono contenuti nell’ultimo paragrafo della scheda.  La Sacra Corona d’Ungheria è stata il principale e più antico simbolo del diritto sovrano durante il periodo monarchico, cioè per quasi dieci secoli (sino al 1946), mentre oggi si identifica come il simbolo stesso della Nazione ungherese. Secondo una tradizione agiografica Papa Silvestro II nell’anno 1000 o 1001 avrebbe inviato una corona al giovane re Vajk, della famiglia degli Árpád, che dopo essere stato battezzato con il nome di Stefano (in ungherese István) durante la sua infanzia, era succeduto sul trono nel 997 a suo padre Géza. La scelta del nome Stefano dipese probabilmente dal desiderio di porsi sotto la protezione del Santo protomartire della diocesi di Passavia che aveva svolto un ruolo decisivo nella conversione del principe Géza e degli ungheresi (per una biografia di Stefano d’Ungheria cfr. Klaniczay, Gy. in Il grande libro dei Santi, Dizionario enciclopedico, Edizioni San Paolo 1998, 3, pp. 1825-1829). E’ comunque sicuro che la corona papale non è questa.

La Sacra Corona ungherese è un affascinante lavoro di assemblaggio orafo che la rende un pezzo morfologicamente unico, anche per la qualità artistica. Si compone di due parti distinte, di epoca e stile differenti. La parte inferiore, composta da una fascia d’oro, piegata a cerchio e coronata da elementi triangolari e a semicerchio è un manufatto di oreficeria bizantina dell’epoca (o poco prima) dell’Imperatore Michele Dukas VII (1071-1078). Le indagini conoscitive e di restauro, iniziate nel 1978, hanno dimostrato che nella sua forma attuale questa corona, chiamata “greca”, è nel suo stato originale a parte la sostituzione di poche gemme (riconoscibili dalla lavorazione a gradini) e di cinque pendenti. Sulla fascia, fra grandi pietre preziose di foggia diversa, incastonate a griffe con raffinata perfezione, si trovano otto placchette in smalto cloisonné, di forma quasi quadrata. Al centro anteriore della corona si eleva il semicerchio principale che contiene un Cristo Pantocrator a figura intera seduto su un trono ingioiellato, con ai lati due cipressi stilizzati e due campi circolari con le iniziali del nome. Nelle placchette sottostanti, ai lati del Pantocrator, gli arcangeli Michele e Gabriele a mezzo busto, volgono a Lui gli occhi in atto di “custodi”, lancia alla mano; seguono i Santi guerrieri Giorgio e Demetrio, e i Santi medici Cosma e Damiano. Sul retro della corona sono invece ritratti i tre personaggi storici legati probabilmente al suo arrivo in Ungheria. Sono tutti riconoscibili dalle epigrafi. In alto l’Imperatore Michele Dukas, al vertice della gerarchia terrena, come Cristo lo è di quella celeste. La placchetta è infatti posta specularmente a quella del Cristo. Quali simboli di regnante reca il labaro a la spada. Sulla fascia si trovano invece i ritratti del co-imperatore Costantino Porfirogenito e di Géza I re d’Ungheria (1074-1077), chiamato “re dei Turk”, cioè degli ungheresi. Il suo rango, leggermente inferiore rispetto agli imperatori, è sottolineato dal fatto che mentre i caratteri delle loro epigrafi sono colorate in rosso porpora, l’epigrafe di Géza è in smalto blu. Inoltre il suo sguardo non è perfettamente frontale, come quelli di Michele Dukas e di Costantino, bensì è chiaramente rivolto a destra, verso l’imperatore. La critica comunque discute se questi tre smalti siano coevi alla realizzazione della corona o applicati successivamente. La corona greca quasi certamente fu confezionata per una donna, forse la principessa bizantina, sposa di re Géza. Fra ogni coppia di placche a smalto è posta una larga pietra preziosa. Quella centrale, sotto il Pantocrator è uno zaffiro indiano di forma triangolare ed a taglio a cabochon, come tutte le altre pietre preziose della corona montate ab origine. Secondo una diversa interpretazione, che Éva Kovács riporta come postfazione al suo studio del 1980, la corona greca potrebbe risalire all’anno 1067 durante il regno congiunto dei due fratelli Dukas; il tal caso il personaggio denominato sulla placchetta come “Kon” non sarebbe suo figlio Costantino, bensì suo fratello Costanzo. Il dono della corona quindi si situerebbe nel complesso scambio di alleanze politiche legate alle lotte che il principe Géza dovette sostenere per far riconoscere il suo diritto al trono.
La struttura superiore della corona, chiamata latina, e dalla forma a croce che interseca la corona greca con angoli di 90 gradi, è più moderna e di fattura meno raffinata, denotando caratteri di lavorazione medioevali. Il suo nome deriva dalle epigrafi in lingua latina presenti attorno alle figure. Le quattro bande auree che la compongono sono state fissate con delle griffe lungo i lati del rettangolo centrale su cui è raffigurato un Cristo Pantocrator visibilmente dipendente da quello della corona greca, ma che presenta i simboli del sole e della luna. Lungo i bracci della croce si trovano le immagini in smalto policromo di otto Apostoli a figura intera: Pietro, Paolo, Giovanni, Giacomo, Bartolomeo, Filippo, Tommaso e Andrea. I lati delle loro placchette, le cui cornici sono bordate da perle e almandine entro alti castoni a fascia, sono decorati con motivi zoomorfi. L’epoca e l’ambito di questa corona sono di difficile delimitazione, anche se appaiono chiaramente rientrare nel periodo del tardo XII secolo, in pieno romanico e probabilmente nella regione dell’Ungheria. L’assemblaggio delle due corone è avvenuto in maniera alquanto rozza, senza modificare le parti a contatto, tramite l’uso di chiodi le cui teste sono ancora visibili sulla superficie liscia della fascia aurea. Questo assemblaggio forse avvenne durante il regno di Béla III (1171-1196) per il quale fu forse anche realizzata la corona latina. La croce apicale è di epoca più tarda, probabilmente della metà del ‘500 e sostituisce una precedente, forse anche essa realizzata all’epoca di Béla III o dell’incoronazione di Andrea III nel 1290, ma la questione è insoluta. Ugualmente incerta l’epoca in cui avvenne il famoso danno della croce che oggi appare inclinata di 12 gradi, epoca che oscilla ampiamente fra il 1613 e 1793 (cfr. De Angelis, M., A., “Buda Hungariae Regia”: La battaglia di Buda del 1686 in due quadri della Pinacoteca Vaticana, appunti sul pittore fiammingo Pieter Hofman, in Monumenti Musei e Gallerie Pontificie. Bollettino, 7 (1987), pp. 73-93, spec. p. 80).
Nel corso dei secoli citazioni letterarie della corona ungherese non mancano: nel 1166 il Patriarca Michael Anchialos menzionava una corona conservata a Székesfehérvár; nel 1198 Papa Innocenzo III, scrivendo al prevosto di Székesfehérvár, chiama la corona “honor patriae”. Nel 1256, in un decreto, Béla IV usa per la prima volta la definizione di “Sacra Corona”. Dopo essere servita lungo tutto il Medioevo per incoronare i re d’Ungheria nel 1440 la Sacra Corona finì nel Tesoro della Casa d’Asburgo e soltanto nel 1464 Mattia Corvino potè riscattarla per farsi incoronare a Buda. Tutti i sovrani ungheresi da allora sono stati incoronati con la Sacra Corona; fra di essi ricordiamo almeno Maria Teresa e Francesco Giuseppe. La cerimonia dell’incoronazione prevedeva che il sovrano con in capo la Sacra Corona, a cavallo salisse a galoppo una collina artificiale (a Buda o in tempi più difficili a Pozsony) con la spada sguainata rivolta ai quattro punti cardinali e giurasse di difendere l’Ungheria da tutti i nemici da qualunque parte venissero.

Corona: 
Costantinopoli e Ungheria (?)
1074–1077 e seconda metà del XII secolo
oro parzionalmente lavorato a filigrana e a granulato, pietre preziose (zaffiro, almandina, ametista, spinello, corindone, tormalina), perle montate a puntale e su filo d’oro, smalti cloisonné
h cm 17,9 (senza pendenti); diametro cm 19,8 – 20,9

Scettro

Lo scettro ha la inusuale forma di una mazza, la cui testa è realizzata con una grande sfera in cristallo di rocca intagliata con il profilo di tre leoni. Il suo aspetto, ricollocabile all’arte fatimita, fa pensare che forse appartenne al tesoro di qualche regnante europeo, come il cognato di Santo Stefano, l’imperatore Enrico II, fratello di sua moglie Gisella. La sfera di cristallo è incastonata in una fine montatura in oro lavorato a filigrana e a granulazione. Al centro è posto il motivo del magico nodo infinito che nel Medioevo godeva della fama di talismano. Allo stesso scopo piccole sfere auree pondono dalle catenelle producendo un lieve tintinnio apotropaico. Il manico dello scettro è in argento dorato, di più modesta fattura che ripete il motivo a filigrana della parte aurea. Anche la realizzazione dello scettro può essere ricondotta al regno di Béla III. fine secolo XII
cristallo di rocca, oro, argento 
dorato lavorati a filigrana e granulazione
lunghezza cm 37,5

Globo

Esso è di epoca assai più recente, sebbene il suo uso fra le insegne regali, è testimoniato ab origine dalla presenza di un globo nelle mani di Santo Stefano sul mantello donato dalla coppia reale alla Chiesa di Santa Maria di Székesfehérvár (oggi al Museo Nazionale Ungherese). Un globo analogo a questo si vede nella mano di Emerico I (1196-1204) sul suo sigillo. E’ sormontato dalla doppia croce apostolica, emblema che fu associato ai re d’Ungheria almeno dal regno di Béla III. Questo in particolare risale però all’epoca angioina, poiché reca lo stemma inquartato con le fasce degli Árpád e i fiordalisi degli Angiò. Probabilmente il globo fu realizzato per Carlo Roberto al momento della sua incoronazione nel 1301, accorpando elementi della sua araldica personale con altri specificatamente ungheresi e arpadiani (la doppia croce e le fasce), onde legittimare anche dal punto di vista visibile il suo insediamento sul trono d’Ungheria. inizio del XIV secolo
argento dorato, smalti
h cm 16,2
Budapest, Museo Nazionale Ungherese, senza nn. inv.

Testa di re da Kalocsa
Primo quarto del sec. XIII
pietra calcare rossa compatta di Piszke (“marmo rosso”)
h cm 17
Provenienza: donata dall’Arcivescovo di Kalocsa, Lajos Haynald, nel 1873 al Museo Nazionale Ungherese di Budapest, da dove venne trasferita al Museo di Belle Arti; dal 1973 proprietà della Galleria Nazionale Ungherese.
Budapest, Galleria Nazionale Ungherese – Antica Collezione Ungherese, Inv.n.: 53.364 La testa di re, sommariamente scolpita, appartiene alle più pregnanti testimonianze scultoree dell’epoca degli Árpád. Forse faceva parte di uno dei rilievi dell’antica Basilica Arcivescovile di Kalocsa nella sua seconda ricostruzione, formata da un presbiterio coronato da cappelle su modello francese. La maggior parte delle sculture architettoniche rinvenute nel corso degli scavi effettuati nel sec. XIX sull’area della Basilica sono custoditi nella Galleria Nazionale Ungherese. Sulla testa maschile, completamente lavorata anche nella parte posteriore, vediamo una corona circolare aperta, a nastro, ornata da tre croci greche, analoga nella sua forma alla corona mortuaria trovata nella tomba di re Béla III. Le forme semplificate, l’elaborazione della barba, dei baffi e dei capelli con linee dritte e parallele, gli occhi sgranati prestano alla testa una espressione maestosa. Non si può definire l’identitá della persona raffigurata, su cui esistono pareri differenti. Alcuni critici hanno pensato a Santo Stefano, altri alla possibilità che sia stata la testa di uno dei re menzionati dalla Bibbia, mentre, ultimamente, è emersa anche la supposizione che forse potesse essere una testa di Cristo facente parte di una Maiestas Domini.

ARTE BIZANTINA
Stauroteca
fine del sec. XII
lastra di argento dorato sbalzato, su anima in legno, smalti champlevé, legno di ebano
cm 35×25
Esztergom, Tesoro della Basilica, inv.n.: 64.3.1. E’ un’icona-reliquiario, la cui croce a doppia traversa centrale di ebano custodì un tempo la reliquia. La stauroteca è un tipo di reliquiario a forma di croce (in questo caso la Croce Apostolica) al cui interno veniva conservata un frammento della “Vera Croce”. Nella parte superiore dell’icona si vedono due angeli in lamentazione, al centro la raffigurazione dell’Imperatore Costantino il Grande, il primo sovrano convertitosi al cristianesimo, e di Santa Elena, sua madre, colei che secondo una tradizione agiografica aveva ritrovato la croce su cui era stato crocifisso Gesù Cristo; entrambi stanno indicando il punto della reliquia; in basso due scene connesse con la Croce; a sinistra Cristo condotto al luogo della crocifissione e la Deposizione dalla croce. Figure di Santi e strutture geometriche con motivi a rabeschi si alternano sulla cornice di argento dorato. Gli spazi quadrangolari conservano tracce di smalto verde. Sulla cornice si trovano in alto la Deesis, e nei restanti tre lati, i Santi ortodossi: Basilio, Nicola, Demetrio e Teodoro. A destra, gli angoli superiori ed inferiori dell’icona, le cui immagini non sono a sbalzo bensì a rilievo, vennero aggiunti in un secondo tempo. Assieme agli smalti che adornano la parte superiore della Sacra Corona di Ungheria questo oggetto è la più lussuosa testimonianza bizantina rimasta nel nostro Paese.

Corona dall’Isola Margherita
terzo trentennio del sec. XIII
argento dorato, pietre preziose, perle
diametro: cm 16
Budapest, Museo Nazionale Ungherese, Inv.n.: 1847.43a. Le cerniere della corona, formata da otto componenti gigliate, formanti il cerchio della corona, sono unite da chiodi ornati da un motivo di tre foglie di vite. La parte inferiore delle componenti gigliate è decorata da tre pietre preziose (turchese, zaffiro) inserite in alti castoni, dei quali quello centrale è posto nel mezzo di un rosoncino in argento dorato. La decorazione della parte gigliata è composta da una terna di pietre preziose (zaffiro, ametista) attorno ad una perla centrale, oppure al contrario una pietra preziosa è circondata da tre perle. La corona venne rinvenuta nel 1838, insieme ad un anello e altri oggetti, nella tomba che racchiudeva uno dei componenti del casato degli Árpád, situata nel convento delle suore Domenicane sull’Isola Margherita. E’ assai probabile che la tomba contenesse le spoglie mortali di re Stefano V (1270-’72) oppure, secondo altri la salma di suo cugino Béla, principe della Bosnia e di Macio, assassinato sull’isola nel 1272. L’oggetto d’oreficeria è una delle prime testimonianze rimaste in Ungheria in stile gotico internazionale, che provenne e si diffuse dalla corte reale francese di San Luigi IX; con grande probabilità si tratta di un manufatto importato, poiché gli oggetti di oreficeria che provenivano dalla corte reale di re Béla IV, con i loro ornamenti traforati rappresentavano uno stile specifico differente da quello francese.

Francesco Maurizio Di Giovine

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