Lo stemma delle Due Sicilie (Bandiera)Origini e Storia (II)

Silvio Vitale
La Sicilia rimase unita per alcuni anni alla corona aragonese e insegna comune dei due regni furono “oro e fiamme, cioè le bande vermiglie in campo d’oro”[6].
Nel 1296 Pietro divise i due regni tra i due suoi figli. Sicché “a Giacomo II toccò l’Aragona e a Federico II la Sicilia, Quest’ultimo “pose su un unico scudo, inquartato in croce di Sant’Andrea, le insegne araldiche paterne e materne, istituendo quell’arma che per secoli indicherà la terra siciliana[6]“, ovvero inserì nei due angoli superiore e inferiore le bande vermiglie e d’oro e nei due angoli laterali le aquile nere in campo d’argento. Gli Aragonesi vollero così stabilire una legittimazione ereditaria dagli Svevi, che sarà seguita nel tempo da tutti i loro successori (FIG-III).
Una ulteriore prova di tanto è data da quanto avvenne alla cacciata degli Angiò anche dalla parte continentaledelle Due Sicilie nel 1443. L’aragonese Alfonso il Magnanimo fondò le proprie pretese sul Regno di Napoli non solo e non tanto sulla conquista militare, ma sull’assunto che, quale erede di Costanza di Svevia e quindi di re Manfredi, egli avesse titolo su entrambe le Sicilie, insulare e continentale[8]; inoltre sulla circostanza che la regina Giovanna d’Angiò Durazzo aveva posto il Regno sotto la protezione di lui e lo aveva irrevocabilmente adottato come figlio e successore al trono[9], nominandolo altresì duca di Calabria, “titolo proprio del principe ereditario della Corona napoletana[10]‘.
Un riflesso di queste vicende, per cui gli Aragonesi che succedono nel regno agli Angiò rivendicano rispetto ad essi una continuità istituzionale, sta naturalmente anche nell’araldica. Gli Aragonesi, nel portare a Napoli le loro insegne a bande vermiglie e d’oro, le affiancano a quelle angioine ovvero al tappeto di Gigli d’oro in campo d’azzurro, alla Croce di Gerusalemme e alla stessa arma ungherese, solo quest’ultima destinata scomparire successivamente[11] (FIG. IV).
Possiamo concludere su questo punto che nella composizione delle insegne aragonesi e angioine risiede il nucleo primigenio dello stemma delle Due Sicilie. Esso tuttavia non esprime una realtà istituzionale unitaria, bensì due entità politiche diverse, Napoli e Sicilia, sebbene governate, salvo brevi parentesi, dagli stessi re; due entità destinate a rimanere distinte fino al 1816, quando, dopo il Congresso di Vienna, Ferdinando IV di Borbone, divenuto I, ne proclamerà l’unità politica e si dichiarerà non più Re delle Due Sicilie, ma Re del Regno delle Due Sicilie[12].
Avvento della Monarchia ispanica
Al periodo aragonese successe il più lungo e solido periodo spagnolo (1502 – 1707), che va da Ferdinando II d’Aragona, re di Spagna detto il Cattolico, all’imperatore Carlo V d’Asburgo, da Filippo II d’Asburgo a Filippo V d’Angiò, per citare i nomi più significativi dei monarchi succedutisi in quei secoli.
Se con Alfonso il Magnanimo e Ferrante la dinastia aragonese aveva vissuto momenti di splendore e di forza, essa era andata poi infiacchendosi per l’insipienza dei successori[13].
| [6] SLIMMONTE. Op. cit., libro III. pag. 299.[7] BORGIA A. I. H.. Op. cìt. pagg. 12. 13.[8] ERNESTO PONTIERI. Alfonso il Magnanimo re di Napoli 1435 – 1458. E.S.I.. Napoli. 1975. pag. 14.[9] PONTIERI. Op. cit.. pag. 22.[10] PONTIERI. Op. cit.. pag. 24. La volubile Giovanna revocò più tardi l””ìrrevocabile” decisione.[11] BORGIA A. I. H.. pag. 21. L’Autore precisa che l’interzato in palo d’Ungheria. d’Angiò e di Gerusalemme inserito nello stemma aragonese fu introdotto dal figlio naturale ed erede di Alfonso, Ferdinando I (o Ferrante). | [12] Legge fondamentale del regno dell” 8 dicembre 1816. Nella Collezoione delle Leggi e Decreti Reali, anno 1816, n. 76, n.565.[13] Sull’affermazione e il declino della dinastìa aragonese V. FRANCISCO ELIAS DE TEJADA. Napoli spagnola. La tappa aragonese, (1442 – 1503). Ediz. Controcorrente. Napoli, 1999. |
fonte
https://www.eleaml.org/sud/borbone/alfiere2004_stemma.html




