Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Lo stemma delle Due Sicilie (Bandiera)Origini e Storia (III)

Posted byon Set 19, 2026

Lo stemma delle Due Sicilie (Bandiera)Origini e Storia (III)

Silvio Vitale

Parallelamente in Spagna avevano avuto luogo eventi esaltanti. Le nozze tra Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona, nel 1469, servirono a promuovere l’unificazione dei vecchi stati della penisola iberica. Nel 1492 essa venne completata con la conquista di Granada, finalmente liberata dalla dominazione musulmana. Nello stesso anno, in nome di quei re, Colombo raggiunse le Americhe. Nel 1502 , dopo che in un primo tempo il Regno di Napoli era stato spartito, tra Ferdinando il Cattolico e Luigi XII di Francia, le armi spagnole condotte da Gonsalvo di Cordova, il Gran Capitano, estesero la sovranità spagnola su tutte le Due Sicilie.

I nuovi eventi inaugurarono il primo stemma delle Spagne e quindi delle Due Sicilie. Questo vede inquartato nel primo e nell’ultimo punto le insegne di Castiglia (di rosso al Castello d’oro torricellato di tre pezzi e fincstrato d’azzurro) e di Leon (d’argento di Leone rosso coronato, lin-guellato e armato d’oro). Negli altri due punti le insegne già descritte di Aragona e di Aragona-Sicilia. Nella punta dello scudo l’insegna, anch’essa già descritta, di Granada.

Lo scudo, sormontato dalla corona reale e da un’aquila, reca su una lista spiegata ai due lati il motto TANTO MONTA (= fa lo stesso) allusivo all’uguaglianza tra i due re cattolici Ferdinando e Isabella. Alla base sono inoltre rappresentati il Giogo e le Frecce, allusivi alla cacciata dei musulmani dalla Spagna, simboli che saranno ripresi nel XX secolo dal regime franchista.

Non figurano più nello scudo l’insegna gigliata angioina, sebbene essa sia destinata, come vedremo, a rientrarvi trionfalmente, dopo alcuni secoli, nella sua elaborazione finale. Anche le insegne di Gerusalemme e d’Ungheria subiranno alterne vicende fino all’acquisizione definitiva dei soli primi due emblemi (FIG. V).

L’imperatore Carlo V

Alla morte di Ferdinando il Cattolico, a questi successe la figlia Giovanna III detta la Pazza, moglie dell’arciduca d’Austria Filippo il Bello. Da costoro Carlo, nelle cui mani, per l’infermità della madre e per la morte del padre, venne a concentrarsi un’ incommensurabile eredità. Dal padre, arciduca d’Austria ereditò i domini borgognoni delle Fiandre, la Castiglia e le colonie americane; dal nonno materno Ferdinando l’Aragona e gli stati italiani di Napoli, Sicilia e Sardegna; infine, alla morte dell’imperatore Massimiliano, i domini della Casa d’Asburgo, tra cui l’Austria, la Stiria, la Corinzia, il Voralberg e il Tirolo. Nal 1519 viene eletto e nel 1520 incoronato imperatore[14].

In conseguenza lo stemma moltiplica i suoi scudi e si complica di elementi ornamentali riferibili alla carica imperiale e all’acquisita grande potenza spagnola. Nello stemma imperiale sono presenti: gli scudi già descritti di Castiglia, Leon, Aragona- Sicilia, Granada, Aragona. Gerusalemme e Ungheria; inoltre lo stemma d’Austria, quello di Borgogna, quello della seconda linea borgognona, quello di Brabante, quello di Limburgo e quello del Tirolo.

Dalle raffigurazioni del tempo rileviamo che lo scudo viene sorretto dall’Aquila bicipite sormontata dalla corona imperiale. Alla base due colonne sormontate, la prima a destra dalla corona imperiale, la seconda a sinistra da quella regia. Entrambe le colonne sono ravvolte in un’unica lista recante il motto PLUS ULTRA.(=PÌÙ in là). Le colonne sono allusive di quelle che Èrcole avrebbe poste ai due lati dello stretto di Gibilterra per ammonire i naviganti a non spingersi oltre. Dunque il motto fin allora era stato NON PLUS ULTRA (=Non più in là) Carlo V lo adottò sopprimendo il NON e capovolgendone il significato. Ciò “gli fu suggerito dal medico di corte, il milanese Luigi Merliano: l’imperatore così orgogliosamente ricordava come il proprio regno fosse tanto esteso da superare perfino i limiti tradizionali della terra[15]”   .

Per la prima volta lo scudo è cinto alla base da un collare, quello del Toson d’Oro. Il relativo Ordine, istituito nel 1730 dal duca di Borgogna Filippo il Buono di Valois, è stato ereditato da Carlo V tramite l’imperatore Massimiliano per il suo matrimonio con l’ultima erede dei Valois, Maria. Il Collare rappresenta degli “acciarini o focili concatenati tra loro ed intercalati da pietre focaie azzurre sprizzanti rosse fiamme”, inusitato omaggio cavalieresco alle armi da fuoco, alla cui base pende il “Ve//o d’Oro, la leggendaria pelle di montone d’oro della quale il mito di Giasone ci narra”. Il motto riferibile al collare è ANTE FERÌ QUAM FLAMMA MICET (^Ferisce prima

[14] Sul periodo V. FRANCISCO ELÌAS DE TEJADA. Napoli spagnola. Le decadi imperiali (1503 – 1554), Ediz. Controcorrente. Napoli, 2002.[15] RENZO TOSI, Dizionario delle sentenze latine e greche, Rizzoli. Milano, 1991. pag. 240. Si ricordi anche la frase attribuita a Carlo V: “Sui miei domini non tramonta mai il sole”.

fonte

https://www.eleaml.org/sud/borbone/alfiere2004_stemma.html

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati*

CAPTCHA
Refresh

*

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam.Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.