Lo stemma delle Due Sicilie (Bandiera)Origini e Storia (IV)

Silvio Vitale
Filippo II
Nel 1556 Carlo d’Asburgo, al culmine della sua potenza, compì un atto solenne di abdicazione, rinunciando ai suoi vastissimi domini, e si ritirò nel monastero di San Giusto in Estremadura. Ripartì la successione tra il figlio Filippo e il fratello Ferdinando, assegnando al primo la Spagna, i possedimenti transoceanici, i domini italiani e i Paesi Bassi, al secondo i paesi tedeschi ereditari della casa d’Asburgo.
Ma l’investitura di Filippo (Secondo in quanto nipote di Filippo il Bello, arciduca d’Austria) era stata già preparata da Carlo nel corso dei tre lustri precedenti alla rinuncia. Infatti Filippo aveva già avuta la reggenza della Spagna, il giuramento di fedeltà dei paesi fiamminghi e della Navarra, l’investitura del ducato di Milano e, nel 1554, il governo del Regno di Napoli. Lo stemma di Filippo II segue le sorti della divisione dei domini di Carlo. Scompaiono l’Aquila bicipite e la Corona imperiale. Restano il Toson d’Oro e gli scudi rappresentativi dei suoi domini.
Questo stemma, nella versione della Collezione Borgia[17], è il più sobrio ed elegante tra quelli che si sono succeduti nella storia delle Spagne e pertanto anche delle Due Sicilie. Nei primi due quarti sono conservati gli scudi di Ferdinando il Cattolico e cioè:
• le Torri di Castiglia d’oro su fondo di rosso inquartato con i Leoni di Leon di rosso su fondo d’argento;
• i Pali di rosso e d’oro d’Aragona e quelli campati in Croce di Sant’Andrea con le due Aquile nere su fondo d’argento rappresentanti la Sicilia;
• con in punta ai due quarti la Mela granata su fondo d’argento:
Sul tutto dei due quarti lo scudo del Portogallo, eredità di Filippo dalla madre Isabella regina di quel regno, che è d’argento con cinque Scudetti d’azzurro posti in croce caricati ciascuno d’un bisante d’argento in Croce di Sant’Andrea, con la bordura di rosso caricata di sette Castelli di oro, posti tre nel capo, due ai lati e due inclinati a destra e a sinistra della punta.
Nei due quarti sottostanti figurano da destra a sinistra:
• casa d’Asburgo di rosso alla Fascia d’argento:
• Borgogna antica, Bande d’oro e d’azzurro, bordate di rosso;
• Borgogna moderna, Gigli d’oro in campo azzurro bordato d’argento e di rosso;
• Brabante, Leone d’oro in campo nero.
Sul tutto dei secondi due quarti: uno scudo spartito tra Fiandra, Leone di rosso in campo d’oro e Anversa, Aquila di rosso in campo d’argento (FIG- VII).
Lo stemma or ora descritto non subì variazioni eccetto che per lo scudo del Portogallo che ne fu rimosso a seguito della lunga lotta e dell’indipendenza conseguita dai portoghesi con la pace di Lisbona del 1668.
Ma, come vedremo, lo scudo del Portogallo è destinato a tornarvi per altra via.

che la fiamma splenda), mentre quello riferibile al pendente è AULTRE N’AURAY (=Non ne avrò un’altra)[16](FIG. VI)

| [16]Una esauriente trattazione del tema è in MALACARNE GIANCARLO, // mito del Tosone. In Araldica gonzaghesca, II Bulino. Modena. 1992, pagg. 154 e segg. La leggenda vuole che Filippo il Buono, nel 1430. abbia creato l’Ordine, più che per l’occasione delle sue nozze con l’infanta Isabella . in ricordo della chioma dorata con riflessi rossastri di una sua amante. | Ma II Malacarne smentisce la diceria non suffragata da alcuna prova e si richiama alle finalità dell’Ordine: la difesa della Fede Cattolica e della Chiesa e la tranquillità e salvaguardia[17]Napoli. Carte araldiche e genealogiche, I, 28. Riprodotta in BORGÌA, Op. cit., pag. 53. |
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