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Lo Zafferano, l’ oro dell’ Abruzzo

Posted by on Mag 10, 2021

Lo Zafferano, l’ oro dell’ Abruzzo

Te quoque, nunc adamas, quondam fidissime parvo,

Celmi, Iovi largoque satos Curetas ab imbri

et Crocon in parvos versum cum Smilace flores

praetereo dulcique animos novitate tenebo.

(Ovidio, La Metamorfosi IV 283-286)

Il bellissimo ma mortale Crocus si innamorò della Ninfa Smilace, la prediletta del dio Ermes. Il loro era un amore ardente, ma ostacolato dagli dei che non poteva permettere che la dolce immortale si legasse ad un uomo che non lo era. Vennero entrambi trasformati in bulbi, lei in Smilax Aspera un arbusto rampicante, lui in Crocus Sativus, un fiore viola dal cuore dorato, ovvero lo Zafferano.

Nasce dal mito la storia di questo fiore e dei tre piccoli stimmi del suo cuore, da cui si ricava la preziosissima spezia.

Conosciuto ed usato fin da tempi remoti dagli Egizi, citato nella Bibbia e in opere greche come l’ Iliade e La Metamorfosi di Ovidio. La sua coltivazione dall’Asia è giunta in Tunisia, in Spagna e da qui in Abruzzo nel 1230 grazie ad un frate domenicano, Domenico Santucci, appartenente ad un’importante famiglia di Navelli, vicino L’ Aquila. La pianta trovò in quelle piane il suo habitat naturale,  grazie alla carsicità del terreno che evita i ristagni d’acqua sfavorevoli alla crescita della pianta, prolificò estendendosi anche nei dintorni fino a rendere l’ appena nata città dell’ Aquila ( su editto di Federico II nel XIII sec.) famosa per la qualità superiore del suo zafferano. Dalla zona dell’altipiano di Navelli la coltivazione si estese per tutta la zona realizzando un commercio favoloso con città importanti quali Milano e Venezia, ma Francoforte, Marsiglia, Vienna, Norimberga e Augusta. Inoltre, la coltivazione dello zafferano, aiutò contemporaneamente l’ allevamento delle pecore e la produzione di lana.

Il periodo più proficuo si ebbe durante il Regno di Napoli con i Borbone quando, secondo i dati del 1830, si raggiunse una produzione di 45 q. su una superfice di 450Ha. Con il XX secolo, già nel quinquennio 1905 -1909 la produzione scese vertiginosamente: solo 195 Kg, ovvero una quantità che non avrebbe soddisfatto nemmeno l’esigenza degli abruzzesi; via via in Italia si passò all’ uso di zafferano spagnolo, nettamente inferiore per qualità rispetto a quello della piana di Navelli.

Poi fortunatamente, alcuni agricoltori organizzati in Cooperativa , riescono a riportare in auge la spezia facendone riprendere la coltivazione. Nel 2005 la tenacia degli abruzzesi è stata premiata con il riconoscimento DOP per il quale, il 13/05/2005, è nato il Consorzio per la Tutela dello Zafferano dell’Aquila che si pone l’ obiettivo di preservare il prodotto attraverso una tracciabilità rapida e sicura dei lotti di materiali e dei prodotti finiti per poter quindi risalire alla loro provenienza e destinazione. Lo Zafferano dell’ Aquila DOP deve seguire precise tecniche di coltivazione, fatte ancora manualmente, del resto è difficile immaginare una macchina tanto precisa da raccogliere il fiore del “ Crocus sativus “ senza che i preziosi stimmi non vengano rovinati; la raccolta, nel breve periodo della fioritura compreso tra metà ottobre e metà novembre, segue i ritmi imposti dalla pianta e si effettua al mattino presto o nel tardo pomeriggio,  prima che i fiori siano completamente schiusi  (sotto al sole, infatti, si sciupano rapidamente come pure se lasciati esposti alla pioggia o se raccolti molte ore dopo la schiusa; bisogna infatti ricordare che l’aria e la luce diminuiscono notevolmente la colorazione e il profumo degli stimma);  annualmente occorre fare una rotazione della coltura, vige il divieto di concimazioni e trattamenti chimici, l’essiccazione degli stimmi, precedentemente separati manualmente, deve avvenire su brace di nocciolo o roverella.

Se vi volete bene, in autunno regalate un po’ di poesia ai vostri occhi e recatevi ai piedi del Gran Sasso, sull’ altopiano di Navelli, dove troverete un mare violaceo che consolerà i vostri pensieri, e poi magari risalite verso i borghi medievali e assaporate un piatto con lo Zafferano che si sa, è una pianta magica ed in sé conserva i canti di Ovidio, sapientemente lavorato ci regala la sua Metamorfosi e da delicatamente purpureo diviene riccamente dorato.

www.zafferanodop.it/zafferano-dell-aquila.asp

fonte

Lo Zafferano, l’ oro dell’ Abruzzo

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