Alta Terra di Lavoro

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Luciano Salera su Carlo Filangieri

Posted by on Set 7, 2016

Luciano Salera su Carlo Filangieri

CARLO FILANGIERI

   brevi note fuori dal “coro” a cura di Luciano Salera  

Se provassimo a fare un breve sondaggio fra i napoletani al fine di conoscere cosa ne sanno o, meglio, cosa ne pensano di un loro celebratissimo concittadino del passato, ci troveremmo, probabilmente, di fronte a due tipi di risposte. La prima (certo la maggioranza) di chi non ne sa niente addirittura e, la seconda, di chi, sapendone appena qualcosa, lo ritiene, tuttora, un personaggio fondamentale della nostra storia passata.

Devo premettere, a scanso di equivoci, che per “nostra storia passata” intendo quella dell’ex Regno delle Due Sicilie, e per personaggio fondamentale quello di chi, nel bene o nel male, ha occupato un posto di prestigio ed ha svolto un ruolo di primaria importanza nel corso della sua non breve esistenza.

Pertanto tracciarne, in questa circostanza, pochissimi tratti biografici può aiutarci a comprendere meglio chi fosse questo nobile di famiglia partenopea ma nato in quel di Cava de’ Tirreni il 10 maggio 1784.

Parlo di Carlo Filangieri, principe di Satriano, duca di Cardinale e di Taormina, barone di Davoli e di Sansoste oltre che generale e politico del Regno delle Due Sicilie.

Figlio di Gaetano Filangieri, partecipò alle guerre napoleoniche nell’esercito francese: prese parte alla battaglia di Austerlitz ed alla Campagna di Spagna. Trasferito nel Regno di Napoli per aver ucciso in duello un generale italo-francese, fu aiutante di campo di re Gioacchino Murat che lo nominò generale nel 1813. Dopo la restaurazione borbonica nel Regno delle Due Sicilie, fu reintegrato ed ebbe vari incarichi comandando con successo, agli ordini di Ferdinando II, la Campagna per la riconquista della Sicilia (1848-1849).

Rimase nell’isola come luogotenente fino al 1855.

 

Carlo Filangieri in divisa da generale nel 1852

Nel periodo immediatamente precedente l’impresa dei Mille fu Presidente del Consiglio e ministro della Guerra delle Due Sicilie (8 giugno 1859-16 marzo 1860).

Orbene quanto mi stava a cuore portare a conoscenza di chi, eventualmente, non conoscesse come andarono a quei tempi i fatti nella realtà e non per come ci vengono raccontati, ho preparato i pochi appunti che seguono attingendo a materiale presente nella mia libreria.

Dunque, dalla sua residenza di Piano di Sorrento, nello stesso giorno della morte di Ferdinando II di Borbone, Re delle Due Sicilie, (Caserta, 22 maggio 1859), Carlo Filangieri, principe di Satriano, duca di Taormina ecc. ecc. indirizzava a Francesco, giovanissimo primogenito di Ferdinando, appena salito al trono paterno per successione “mortis causa”, la lettera seguente:

 

Sacra Real Maestà

 

Signore,

Avendo il Sommo Iddio nella infinita sua saggezza disposto che Vostra Maestà salga sul trono de’ suoi maggiori, non vorrei fra’ suoi sudditi essere il secondo a mettere a’ suoi piedi l’omaggio rispettoso della fedele mia devozione, ed offrirmi in tutto quello che posso a qualunque comando fosse per piacere alla Maestà Vostra di onorarmi.

La Divina Provvidenza conservi la Maestà Vostra per lunghissima serie di anni prosperi e gloriosi all’amore ed alle benedizioni de’ suoi popoli.

Di Vostra Sacra Real Maestà

Devotissimo ecc. cc.

 

E questa lettera può anche andar ed esser presa per buona considerando che fu scritta nel giorno stesso della morte di Ferdinando e dell’ascesa al trono di Francesco destinatario della missiva. È una lettera che, a parte le esagerazioni nei convenevoli -peraltro d’uso abituale a quei tempi- può, ripeto, prendersi per buona senza perdersi dietro soverchie critiche od obiezioni.

Non altrettanto può dirsi (alla luce di quanto accadde, successivamente, a distanza di poco meno di un anno) su alcuni passaggi di una seconda melensa e sciocca lettera indirizzata sempre da detto Filangieri a Re Francesco in data 9 maggio 1860 (Garibaldi è già partito da Quarto, lo sanno tutti -pur se tutti devono far finta di non saperlo- ma non è ancora sbarcato a Marsala) scrive costui:

« … domani, ultimo giorno del 76° compleanno sarò ai piedi della M.V. in Portici per ripeterle il sommo mio rammarico per non esser nato cinque lustri più tardi, mentre se fosse così avvenuto V.M. avrebbe in me avuto un soldato in più.

In qualunque modo e malconcio come il sono, si degni ritenere che la mia esistenza intera per quel poco che mi rimane di vita, è tutta dedicata a V.M. e la supplico di disporne intieramente

 

Carlo Filangieri nel 1860/61

Ma queste vergognose ed esagerate menzogne dovettero apparire ben poca cosa all’illustre principe di Satriano nonché duca di Taormina con quel che segue. Doveva migliorarle, doveva aggiungere dell’altro altrimenti come sarebbe passato alla storia? Così raccolse tutte le sue miserevoli doti del suo povero ingegno e, in data 31 maggio 1859, si mise di buone intenzioni e, sempre dalla sua residenza di Piano di Sorrento, partorì una successiva missiva per Re Francesco (e per i posteri) che riporto limitatamente ai passaggi più interessanti al fine di capire a fondo di quale pasta fosse fatto questo individuo:

« … io mi rimarrei a Sorrento fino a che la M.V. non avesse la somma bontà di farmi sapere per mezzo di Nunziante (questo generale ve lo raccomandiamo vivamente) od in qualunque altro modo, di presentarmi al suo reale cospetto riprotestandole che giorno e notte, ed in qualunque momento di mia vita, finchè piacerà al Sommo Iddio di conservarmela, io mi terrò sempre pronto a qualunque suo sovrano comando. Quindi se novelli ordini della M.V. non mi pervenissero nel corso di questa settimana, io domenica prossima sarò genuflesso a baciarle la sacra mano…»

La faccio breve, ma arrivo, comunque, al punto che mi stava a cuore mettere in evidenza, il seguente: quando sarà il momento che il buon Filangieri avrebbe dovuto tenersi pronto a qualunque sovrano comando scrive, tra l’altro, che si rammarica di non esser nato “cinque lustri più tardi” (ovvero avrebbe voluto avere una cinquantina d’anni per poter dare a Francesco “un soldato in più”). Il principe, duca eccetera, eccetera, ritiene, quindi, di poter vivere ancora poco ma camperà altri 7 anni (muore, infatti, a San Giorgio a Cremano, 9 ottobre 1867 non di malattia, bensì di vecchiaia). Non doveva andare in guerra (anche se in carrozza come il generale Landi a Calatafimi) ma avrebbe dovuto soltanto rendersi utile al suo Re (grazie alla sua esperienza ed al suo indiscutibile carisma ed al prestigio personale di cui godeva presso l’esercito) in un momento molto pericoloso e di estrema incertezza per il futuro della sua Patria Napolitana.

Invece no, si ritrae, resta a Piano di Sorrento a godersi il clima mite ed il bel panorama, addossando alla sua vecchiaia, ed ai suoi malanni (si dichiara “malconcio”) la responsabilità della sua “forzata” inattività dimenticandosi di aver messo a disposzione della sua Sacra Real Maestà tutta la sua disponibilità “a qualunque sovrano comando”.

In compenso, per Palermo, segnala e raccomanda al Re, il generale Ferdinando Lanza (un  inetto, vecchio quanto lui, incapace ed in aggiunta venduto al nemico nordista al pari di Nunziante) come successore di Castelcicala nell’importante e prestigioso ruolo di alter ego di Re Francesco per la Sicilia e -disastro- il Re la raccomandazione la prende per buona … !

Infine quella che può definirsi la classica “cerasella ‘ncopp’ ‘a torta” che serve a spiegare un sacco di cose che, altrimenti, si farebbe fatica a capire: dopo l’unità collaborò con il governo del Regno d’Italia. E, giunti a questo punto, siete d’accordo con me o no che basta questa sua scelta finale a catalogarlo d’ufficio come “soggetto inaffidabile” (tanto per usare una espressione corretta che, alla fine, più che qualificare questo individuo … mi esporrebbe a forti critiche per aver usato espressioni da trivio poco idonee tra persone per bene).

Ora ditemi voi se anche questo osannato principe di Satriano, duca di Taormina con quant’altro che segue, non si sarebbe dovuto prendere per un orecchio ed accompagnarlo alla porta con una massiccia dose di bene assestati calci nel culo!

D’altronde con chi vogliamo prendercela se Francesco, a cominciare dagli stessi fratelli del padre fu abbandonato al suo destino ideato, organizzato e messo in pratica in Piemonte che a sua volta era il “servo sciocco” agli ordini inglesi e della sua super potente “massoneria” di Sua Maestà Britannica?

Ma questa è un’altra storia tutta da raccontare. Proverò a farlo in una prossima “puntata”.

 

Luciano Salera

3 Comments

  1. Su Filangieri bisognerebbe essere più prudenti, le ombre ci sonoè vero, ma le luci sono tantissime. Nel libro di G. Di Fiore “la Nazione Napoletana” questi tentennamenti e rifiuti vengono dettagliatamente spiegati. Per cui inviterei ad ulteriori approfondimenti prima di pronunciare sentenze definitive. Avrei allo stato molte difficoltà ad annoverare il Filangoeri fra i traditori.
    Gennaro Conte

  2. Un discorso storico di Salera è sempre tutto da godere, perché ha l’arte di sapere unire a ricerche ineccepibili e documentatissime uno stile narrativo,spesso venato di humour, che rende la Storia piacevole da leggere e imparare, e questo confesso di non averlo trovato mai in nessuno storico!O chiaccherano tipo bar come Montanelli e Cervi o sono uggiosi,aridi e tutti date e ci ricordano angosciosamente le interrogazioni che avevamo a scuola!

  3. Penso che con RE FERDINANDO LA STORIA SAREBBE ANDATA DIVERSAMENTE. E SONO CONVINTO CHE I TRADITORI LANZA,FILANGIERI ECC.ECC. SAREBBERO STATI TUTTI FUCILATI, x questo ELIMINARONO “RE BOMBA” tramite il soldato traditore

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