Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

LUCIO SEVERO A GAETA (I)

Posted byon Set 29, 2026

LUCIO SEVERO A GAETA (I)

CAPO II ORIGINE DI GAETA SUA ANTICHITÀ SUA DESCRIZIONE SUA FEDELTÀ VERSO I PRINCIPI REGNANTI.

L’origine di Gaeta, chesorge sul pendio di un monte, il quale si specchia sul mare; che fu patria di Gelasio II; che offri un asilo sicuro all’immortale Pontefice, che ha emulate le glorie del martire di Valenza (Pio VI) e del prigioniero di Fontainebleau (Pio VII), si perde nei remoti secoli dell’antichità.Silio itàlicola vuole fondata da Lestrigoni;Strattonela disse Colonia Greca venula da Samo; altri poi la crede fondala da Enea, il quale, dopo distrutta dai Greci Troja sua Patria, si diresse in Italia con venti navi, ed approdò in questo porto non vasto, ma sicurissimo, e con ajuto di molti pescatori, edificò la città, dandole il nome della sua nutrice, per eternarne la memoria, al qual proposito Virgilio disse nelle sue eneidi: (Lib. VII)

Tu quoque littoribus nostris Aeneia nutrix

Aeternam moriens famam Cajeta dedisti.

Dal che appare che la fondazione di Gaeta è anteriore di 432 anni a quella di Roma, e corri-sponde ad anni 1183 prima, dell’Era volgare. Dobbiamo dire pertanto, che Gaeta dalla sua edificazione

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e sino al volgente anno 1864 conta di sua esistenza anni 3041.

La sua situazione è sopra un promontorio che a estende sul mar Tirreno, e termina con unistmo,che è un prolungamento del monte Cecubo, molto celebre appo gli antichi per i suoi vini eccellenti. Per tre Iati è circondata dal mare, ed il quarto si lega alla terra per mezzo dell’istmo,che nelle basi del promontorio è di circa 600 tese, e vien bagnato a sinistra dal mare di Terracina ed a destra dal Golfo. La Città è nelle faldi del promontorio alla parte del Golfo, ed é stata in più volle allargata. Ha una bellissima Cattedrale, ricca di marmitdi pitture, che deve la sua fondazione all’Imperatore Federico Barbarossa. Carlo V. la cinse in parte di mura. Il Castello che vi esiste fu fatto edificare da Alfonzo di Àragona verso l’anno 1440, e da Re Ferdinando circondalo di fortissime mura. In esso vi si trovano le ceneri del Duca Carlo di Borbone della Real Casa di Francia, ed era Capitano generale del l’Imperatore Carlo V. Mentre Ei faceva dare il sacco ed il fuoco, nella Città Eterna, fu ferito; e poco dopo mori colpito dall’anatema. Sul suo Sarcofago si legge il s eguente distico in lingua spagnola:

Francia me dio la leche, Spagna fuersa, y ventura
Róma me dio la muerte, y Gaeta la sepoltura.

La spada di costui si conserva tuttavia nel museo della Compagnia di Gesù, in Roma. Nello stesso Castello vi è anche la tomba del prode guerriero Principe d’Assia Omburgo Philippstall. Sulla punta del! promontorio, che si chiama anche Monte Gaetano,

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vi è una fabbrica di sferica figura, che viene appellata col nome diTorre di Orlando,o laTorre della guardia,sulla cui portasi legge la seguente iscrizione:

LUCIUS MUNATIUS PLANCUS LUCII(1)
FILIUS LUCII NEPOS, LUCII PRONEPOS,
CONSUL, CENSOR, IMPERATOR,
ITERUM SEPTEMVIRUM, EPULONUM TRIUNFATOR 
EX ROETIS AEDEM SATURNI FECIT DE MAMBUS,IN ITALIA AGROS BENEVENTI DIVISIT
IN GALLIA COLONIA DEDUXIT LUGDUNUM ET RAUNIGAM

Andrea Scoto, parlando dì questo monumento, lo crede fabbricato 16 anni prima della nascita del Salvatore. La Città ha un porto eccellente per essere molto sicuro, e fu restauralo da Antonino Pio. Leone IV prodigò i suoi favori a Gaeta, che nel XII secolo fu grande, batté moneta di proprio conio, fugò i Saraceni. Quivi i più illustri Romani correvano a riposarsi dalle cure del vasto Impero. Nelle sue adiacenze vi erano molle ville tra le quali si distinguevano quella di Cicerone, ove si vuole che fosse stato assassinato, e quella di Fabio, padre della tanto celebre Fabiola, cugina di S. Agnese. Grande è la sua importanza storica monumentale; grande è l’interesse in cui l’ebbero sempre i Borboni, che riguardavano Gaeta come la chiave del Pegno. Per mezzo di due sole porte si entra nella Città, una è nel porto e si chiamadi mare,l’altra è nell’istmo

(1) Questo Munazio Planco si ritiene da molti storici come fondatore di Lione; e secondo rapporta Svetonio, Ottavio Cesare, per consiglio di costui, preferì il soprannome di Augusto a quello di Romolo, che alcuni gli vollero dare come restauratore della Città di Roma.

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e si appelladi terra.Gli abitanti di Gaeta si mantennero sempre fedeli, tanto al Sovrano, che al Papa, a Cui un tempo erano soggetti; la qual cosa la Città meritò il titolo difedelissimasicché tanto Carlo V. quanto Filippo IL Re di Spagna, nelle loro lettere, chiamavano i Gaetani:sudditi di intatta fedeltà, e senza macula.

Ebbe essa i suoi Consoli, come attestano il Manzarella ed il Beltrani; ha avuto i suoi Dogi, e questo è confermato dal Privilegio del Re Tancredi del 1191: e nel 1450 un tale Alfonso di Cardine fu creato Vice-Re di Gaeta e della provincia Terra di Lavoro dal Re Alfonso.

A queste onorate memorie, al ricordo dei fatti guerreschi, delle difese magnanime che ci faremo un pregio di ricordare, della coronazione Carlo III. Durazzo, della prigionia qui sostenuta dal Re di Navarra Alfonso I, dell’infante D. Enrico, del Principe di Taranto e del fiore della nobiltà Napolitana e Siciliana, aggiunse nei nostri tempi non lieve gloria l’ospitalità generosa offerta dal magnanimo Ferdinando II a Pio IX, e dal Sovrano Pontefice, quando meno dovea temersi, ricambiata all’augusto suo Figlio Francesco IL

L’istituzione della medaglia speciale, per i difensori di Gaeta, del 1860 e 61, fu una delle savie risoluzioni del Re; perché essa, oltre che onora il merito e la fede de prodi, aggiunge un interesse più energico, una importanza più viva questa Città, già abbastanza famosa nei fasti d’Italia, nell’interesse della Dinastia e nella gloria Regno.

CAPO III

GAETA RIGUARDATA COME FORTEZZA

Gaeta tra lefortezze d’Europa, dopo Malta e Gibilterra, è la prima per la posizione che le assegné la natura. Dove non ha la roccia a picco elevata essa è riparata da mura, ma vi è una parte di quelle che ancor sono le erette da Carlo V. Molti miglioramenti vi si fecero dal Re Ferdinando II dopo il 1848, ma questi non corrisposero nella difesa del 1860 e 61 all’aspettativa, per non essere completi, e perciò la piazza di Gaeta trovossi nel 1860 in istato ad un di presso eguale a quello in cui era nel 1707 e 1806. L’arte avrebbe potuto trarre non poco profitto da quel che offre la natura del terreno, per renderla più fortificata, ma ha trovato sempre degli ostacoli nella disposizione delle antiche fortificazioni, a modificar le quali non pochi milioni erano necessari.

I miglioramenti apportati alla Piazza da Carlo III, dopo l’assedio del 1734, e da Ferdinando Il e dai suoi Avi, dopo l’assedio del 1806, non sono mai partiti da un piano generale di modifica, ma sempre dalla indicazione della natura del luogo. Dal perché niun forte riparo si è fatto per piantarvi artiglierie, onde infilzare i lavori d’assedio, come né tampoco niuno sporgimelo verso l’Istmo per rendere più difficili gli attacchi, e niuna copertura ai rivestimenti delle opere esposte al nemico.

La fortezza non perché trovasi nello stato come l’abbiamo descritta, manca di mezzi di difesa, a ogni punto può fare resistenza;

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ma quella resistenza che può opporre, una volta creduta valevolissima di fronte a cannoniCavallied alle altre invenzioni della moderna balistica, diminuisce d’importanza. Per esempio: prima non si conoscevano gli effetti dei tiri a rimbalzo; le case matte e le polveriste si reputavano a prova di bomba non erano ricoverate di sufficiente terreno; le batterie armale con cannoni, il più dei quali sonoesiliatia Torino, potevano resistere al nemico e non permettergli i lavori d’assedio, o non farlo avvicinare a’ cammini coperti; innanzi ai cannoniCavalli,che da Castellone e dal monteTonanotiravano sulla Piazza, come rispondervi? La disuguaglianza delle armi assicura con certezza la vittoria a quella parte dei due belligeranti, che tiene le armi di più lunga portata e di maggior precisione, ma non le accresce, ne onore, né gloria, né rinomanza.

Il Iato della fortezza che guarda Terracina, sino al di là del Castello, è impossibile batterlo: perché questo perimetro, oltre che trovasi difeso da rocce, che a picco scendono nel mare, è pure guernito di batterie distaccate. Similmente non è facile esser battuta dal Castello fino al Molo, dal quale, fino al principio della dritta dell’istmo, è facile l’accesso. Da questo punto ritrocedendo fino al principio della dritta dell’istmo, alla parte di Terracina vien chiamatofronte di mare;e tutte le opere che sono verso l’istmo costituiscono ilfronte di terra,che unite alle prime, formano la non mai interrotta e principale cinta della Piazza.

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Da quanto abbiamo detto ognuno comprende che la fortezza non è vulnerabile che dal Molo fino alla porta così dettadi terra,ed accessibile da questa, lungo l’istmo, e propriamente fino al bastioneTransilvania.Ben vero però che la cinta di questa parte, elevandosi su rocce inclinate, è inaccessibile agli attacchi, i quali sono efficaci soltanto contro quella porzione di fronte, che è racchiusa tra il bastionePhilippstall, situatonel mezzo dell’istmo, fino ai bastione dellaporta di terra,chiamatoCittadella,punti separati tra loro da circa 170 tese. Innanzi alle opere esterne accessibili vi è la fossata, spesso variante in larghezza ed in profondità, i cui due estremi sono serrati da mura a feritoie, che non permettono l’accesso agli assedianti, né dall’una né dall’altra parte. Oltre alla prima cinta di mura a questo lato di terra, ne sorge una seconda d’innanzi alla prima.

Vi è una gran sortita, che incomincia dal terrapieno del bastionePhilippslallfino alla fossata, dalla quale, per tre passaggi, si sbocca aMontesecco.Essa può anche spezzarsi qualora si alza il ponte a levatojo, che la unisce dalla batteria S.Andrea al nuovo ridotto di porta di terra.

Le batterie che guardano ilfronte di terrasono le seguenti (1). Il bastione diTransilvania1; la batteriaTrinità2; ridottoTrinità3; che comunica alla prima; la batteriaMalladrone4;

(1) Il lettore per formarsene una esatta idea della situazione di queste batterie, potrà riscontrarle, colla guida dei numeri, che sono segnati nella topografia di Gaeta.

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la batteriaa Denti di sega Trinità5 ; innanzi a cui vi e unafalsabraca6 per fucileria; la batteriaPiattaforma7 , con cui per mezzo di un ponte levabile vi ha la comunicazione, la batteriaa denti di sega Trinità,ridottoCinque piani8 . Il bastionePhilippstall9 , o della breccia, il quale è circondato da un fosso con due ponti levabili, ed ha innanzi a se un’altra batteria chiamalaRivellino informe10 ; laCortinaS.Andrea11; il bastione S.Giacomo12; la batteriaFico13; il bastioneConca14; (1) il bastioneCappelletti15, che al di dietro è trincierato, ed alla destra ha un fianco basso; la batteriaCittadella17, la quale è l’ultima alla destra del fronte di terra. Più elevate di queste vi sono ancora la batteriaRegina18, che quasi corrisponde alla metà dell’istmo, e la batteriaTrabacco18bis, la quale benché guarda il mare di Terracina, pure, perché isolata ed accessibile dalla parte delfronte di terra,abbiamo stimato metterla tra le opere che ad esso appartengono; batteriafalsa bracaS.Andrea19. Oltre a queste 19 batterie, ve ne sono delle altre coperte, le quali sono disarmate; ed allora soltanto vi si postano i pezzi, quando il nemico pervenisse a fare i lavori d’assedio nel mezzo di Montesecco. Tutte queste batterie, non esclusa quella eretta pure al fronte di terra, vicino alla Torre d’Orlando, erano forniti nel 1860 e 61 di cannoni di ferro, di bronzo e di mortai da bomba,

(1) Ci piace ricordare, che si ebbe questo nome dall’illustre pittore Sebastiano Conca di Gaeta, che ha decorato dei suoi nobili dipinti la Basilica Lateranense, e fu principe della famosa accademia di S. Luca, della quale si onora Roma e l’Italia.

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di antica costruzione, e ve n’erano certi del 1792 a 1756, non che altrifusi,or sonoquattro secoli.

II lettore può da questo giudicare che le bocche da fuoco le quali venivano controposte al nemico, fornito di cannoniCavallie di quei rigati da 60, erano in parte degni di comparsa, ed atti solo a far fracasso, ed il rimanente, degno di avere il primo posto nelle armerie, e nei musei.

II fronte di mare poi era munito delle seguenti opere di difesa:La Cortina a denti di segaa S.Antonio24;il bastioneS. Antonio25; lacortina Addolorata26; il bastioneAnnunciata27;la batteriaRiserva28; la batteriaSpirito Santo29; la batteriaFavorita30; la batteriaFerdinando331a batteriaGran Guardia32; la batteriaPoterna33; la batteriaVico34, sotto di cui è la porta di mare; lacortina del Porto35; la batteriaS. Maria, odelloStendardo36; la batteriaGuasta ferro inferiore37, e la batteriaGuasta ferro superiore38. Tutte queste batterie sono in comunicazione fra loro. All’infuori di queste sopraddette, lungo il fronte di mare vi sono altre cinque batterie distaccale, che portano il nome dibatteria S. Montano38, di batteriaS. Domenico40, di batteriaMariaTeresa41, di batteriaTorrion francese42, di batteriaDuca di Calabria43,Polverista Carolina44, idemFerdinando45, idemTrabacco46, idemCastello nuovo e vecchio47. Oltre a ciò vi furono erette nel corso della difesa altre tre batterie: nuovoTrinceramentoaporta di terraA;Batteriadelpicco di mal passoB, idem diTorre d OrlandoC.

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A tante opere di difesa, manca ciò che è più necessario di una piazza forte: le polveriste, le quali benché vi sono, e capaci a contenere molta polvere, pure non sono ben condizionate, non essendo co-perle di terra bastante a sostenere gli urli della bomba; per la qual cosa si trovano esposte al bersaglio inevitabile dei colpi nemici. Le stesse batterie non hanno tutte proprì depositi, di modo che un magazzino serba di più batterie vicine le munizioni: e questa penuria può riuscir fatalissima e pericolosa a chi trasporta le munizioni nel caldo dell’azione e nel momento di vivo fuoco, e ritarda spesse volle il fuoco per non trovarsi pronte le cariche. L’artiglieria non ha magazzino per depositarvi macchine di ricambio, e quindi non può garentire gli oggetti che vi ripone. I soli edifici a prova di bomba sono quelli dellaGranguardia,delGranajoaTorrion francese, deiMulinie dellaGrotta-conca;come pure il laboratorioTorrion-Francese,che serve per ilfronte di mare,mentre l’altro che è alle spalle della batteriaTrinità,che serve per somministrare cariche al fronte di terra, è esposto al nemico, avendo le sue aperture per la luce propriamente verso quella parte di terra, in cui l’assediante può piantar batterie per farlo saltare in aria. Supremo danno verificatosi nel giorno 13 Febbrajo 1861, di che parleremo a suo luogo. Noi nell’additare in questa descrizione di Gaeta come fortezza i difetti che debbono eliminarsi da una piazza cosi importante, non abbiamo creduto mostrarla impotente ad una difesa, anzi essa è spaventevole al nemico; ma diremo con Colletta:Non ha tutte le perfezioni richieste.

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Se la natura le si è mostrala prodiga per renderla formidabile, Farle non ha saputo profittare di questo vantaggio. Il generale Cialdini anziché esaltare il valore de suoi soldati (1), che tanto poco ne mostrarono, doveva celebrare il tradimento e le infamie del Capitano Guarinelli, il quale ingannando indegnamente Ferdinando II, costruì le mura di apparente spessezza e con pochissima materia cementosa in quei punti dove poteva aprirsi la breccia; del che ne avverti Cialdini, il quale si giovò di questi riveli nel battere la piazza (2).

fonte

https://www.eleaml.org/sud/stampa2s/01_lucio_severo_Gaeta_e_delle_sue_diverse_vicissitudini.html#DIFENSORI

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