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LUDOVICO QUANDEL, EROE DI GAETA, SI TRASFERi’ A MONTE DI PROCIDA, DOVE FINI’ IL 10 APRILE 1929

Posted by on Giu 22, 2020

LUDOVICO QUANDEL, EROE DI GAETA, SI TRASFERi’ A MONTE DI PROCIDA, DOVE FINI’ IL 10 APRILE 1929

Alcuni mesi orsono, e precisamente a gennaio di quest’anno, scrissi un post in occasione del centoundicesimo anniversario dell’autonomìa del paese cui diedi i miei primi vagiti!, Monte di Procida, per magnificare colui il quale volle questa autonomìa, e assieme ad altri montesi, dopo lotte miste a tergiversìe varie, ci riuscì,

il capitano della reale artiglierìa borbonica, conte Ludovico Quandel, uno dei più grandi eroi del vero risorgimento, visto dalla parte giusta, visto dalla parte napolitana.Ludovico Quandel nasce a napoli il 10 di agosto del 1839, dalla Nobildonna Geltrude Vial, figlia del Generale Pietro Vial, Ministro della guerra del periodo Gaietano, e dal Capitano Giovan Battista Quandel, Ufficiale dell’Esercito delle Due Sicilie.Nel 1855 segue le orme del padre e del nonno entrando a sedici anni nella gloriosa Nunziatella, una scuola militare che a tutt’oggi, è una delle migliori del mondo, se non la migliore, e ne esce a 19 anni col grado di Alfiere artigliere, pari a Sottotenente attuale.Con questo grado il Tenente Quandel si distinse più tardi nelle guerre risorgimentali che videro “il nostro esercito” combattere contro i vili aggressori savoiardi, che nel 1860 invasero senza alcuna ragione il nostro stato.Dopo aver partecipato a tutte le guerre svoltesi sul Volturno, Capua compresa, il Capitano Quandel si rifugiò assieme all’ultimo grande Re di Napoli Francesco II di Borbone, a Gaeta per l’ultima resistenza.il nostro ufficiale manco a dirlo fu uno dei più valenti combattenti di quell’assedio assurdo, lottando e organizzando una difesa tanto strenua, quanto inutile, perchè le forze preponderanti del più grande macellaio di tutti i tempi, generale piemontaro Enrico Cialdini, sconfisse i pochi soldati rimasti del grande esercito borbonico, anche grazie alla falcidie di soldati che fece il tifo pedecchiale.Il 13 febbraio del 1861 Gaeta soccombe, e i poveri sopravissuti, sbatacchiati nelle varie prigioni italiote.Stessa sorte toccò anche a Quandel, che dopo una decina di anni di carcere, minato nello spirito e nella salute, e una volta liberato, scelse Monte di Procida, per curare i suoi polmoni, malandati in seguito ad una guerra fratricida che lo vide sempre in prima linea.Per il suo valor militare,Francesco II prima della caduta di Gaeta, lo insignì con la più alta onorificenza borbonica!, LA CROCE DELL’ORDINE COSTANTINIANO DI SAN GIORGIO. una volta stabilitosi in questa cittadina amena con la famiglia, sua moglie Contessa Giuseppina Vial, già sua cugina, e i suoi quattro figli,Quandel si dedicò attivamente affinchè questo piccolo paese avesse una sua autonomìa amministrativa. in quel periodo, Monte di Procida era sotto la giurisdizione di Pozzuoli, e i Montesi mal sopportavano i continui balzelli imposti dai feroci puteolani, e alla fine decise di collaborare con un gruppo di Montesi alla richiesta di autonomìa di questo paese.Dopo mille peripezìe, lotte, scioperi, finalmente l’autonomìa fu data particolarmente grazie all’intercessione del capitano Quandel e al suo indiscusso carisma, e il 27 di gennaio del 1907, Monte di Procida diventava un comune a se, davanti ad una piazza festante con tutti i cittadini presenti. naturalmente al nostro eroe, fu chiesto di diventare il primo cittadino di questa contrada ( Monte contava allora, non più di due o tremila abitanti), ma quest’uomo di altri tempi, tutto d’un pezzo, onesto e coerente con la sua vita vissuta all’ombra del regno borbonico, ricusò gentilmente come suo d’uopo l’offerta con questa motivazione” nella mia vita, ho prestato giuramento ad una sola bandiera, la bandiera delle Due Sicilie, e non posso servirne altre”LUDOVICO QUANDEL muore a Monte di Procida il 10 di aprile del 1929 novantenne, e uno dei figli, il Conte Giovanni, che il sottoscritto ha avuto l’onore di conoscere, lo si vedeva ancora pochi anni fa in giro con la sua graziosa moglie a passeggiare per le strade di Monte di Procida, che, “impropriamente”, portano i nomi dei loro nemici storici, corso umberto corso garibaldi, principe di piemonte…Emanuele Di Zenise:Restò vicesindaco e non volle mai concorrere alla carica di Sindaco del Comune di Monte Di Procida per non giurare fedeltà alla monarchia sabauda, essendo rimasto sempre fedele a Francesco II di Borbone.CAVALIERE DI MERITO DELL’ORDINE COSTANTINIANO DI SAN GIORGIONapoli, 10 agosto 1839 – Monte di Procida, 10 aprile 1929 è stato un militare, politico e scrittore italiano.Terzo figlio maschio di Donna Geltrude Vial, figlia del generale Pietro Vial, e di Giovanni Battista Quandel. Il padre era capitano nell’esercito delle Due Sicilie, grado che aveva conseguito sul campo nel corso della battaglia di Tolentino, cui aveva partecipato come ufficiale dell’esercito di Gioacchino Murat.Avviato alla carriera militare dal padre, come i fratelli Pietro, Giuseppe e Federico, entrò il 21 aprile 1855 nel Real Collegio Militare della Nunziatella da cui uscì il 19 ottobre 1858 alfiere del Real Corpo di Artiglieria delle Due Sicilie.Col grado di primo tenente, il 28 luglio 1860 prese parte alla battaglia di Capua, alla battaglia del Volturno e alla battaglia del Garigliano, al comando della Batteria nº 5.Successivamente fu tra i protagonisti della difesa dell’ultimo baluardo del Regno delle Due Sicilie (noto come assedio di Gaeta) al comando di due batterie sul fronte di mare.Per il valore dimostrato, fu promosso capitano sul campo e gli fu conferita la croce di Cavaliere di Merito dell’Ordine costantiniano di San Giorgio.Per il valore dimostrato, fu promosso capitano sul campo e gli fu conferita la croce di Cavaliere di Merito dell’Ordine costantiniano di San Giorgio.Dopo la resa di Gaeta, fu imprigionato a Capri e successivamente a S. Maria. Come altri suoi colleghi dell’esercito del Regno delle Due Sicilie, una volta scarcerato fu invitato ad entrare nel neonato esercito del Regno d’Italia.Preferì ritirarsi a vita privata a Monte di Procida con la moglie, la cugina Giuseppina Vial.Eletto vicesindaco, incominciò a svolgere un’opera di cura amministrativa della piccola comunità, all’epoca frazione del comune di Procida.Grazie al suo contributo, il 27 gennaio 1907, il re Vittorio Emanuele III firmava il decreto, controfirmato dall’allora presidente del consiglio Giovanni Giolitti, di distacco della borgata dal comune di Procida.Non volle mai concorrere alla carica di Sindaco del neonato Comune per non giurare fedeltà alla monarchia sabauda, essendo rimasto sempre fedele a Francesco II di Borbone.Alla morte della moglie, passò a seconde nozze nel 1910 con Teresa Romeo di Santillo, montese, dalla quale ebbe quattro figli.Opere
In aggiunta alla sua attività come militare e politico, Ludovico Quandel fu anche autore di cronache militari.Tra le sue opere più rappresentative si ricorda
Una pagina di storia -Giornale degli avvenimenti politici e militari nelle Calabrie dal 25 luglio al 7 settembre 1860 (Napoli, Tipografia Artigianelli – 1900), nel quale descrive le operazioni militari che videro opposti gli eserciti garibaldino e del Regno delle Due Sicilie.

Mario Capuano

1 Comment

  1. Il Capitano QUANDEL mi richiama il nostro Gianni Salemi che si portò nella tomba il cruccio di non aver potuto recuperare la sua spada… la quale fu prestata ad un amico che allora viveva a Latina e, in occasione di manifestazioni commemorative del Regno, organizzava la presenza di un gruppo che indossava le divise militari dell’esercito borbonico… Era ovviamente un prestito, proveniente dal suo grande amico che fu responsabile storico della Nunziatella… Il nostro dott. Salemi ci teneva moltissimo che LA SPADA di QUANDEL non corresse il rischio di diventare proprietà privata di chi si è trovato al momento di portarla a rendere onore, in continuità con la sua fedeltà assoluta, al Re Francesco II… Lo faccio qui presente perché si sappia che la Spada di Quandel esiste ancora!… non sarebbe ovviamente giusto che diventasse proprietà e cimelio di un privato! …. fra l’altro né parente nè discendente!
    caterina ossi

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