Alta Terra di Lavoro

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L’ultimo Faulkner : “Assalonne, Assalonne!”

Posted by on Gen 7, 2019

L’ultimo Faulkner : “Assalonne, Assalonne!”

   A leggere le pagine del romanzo “Assalonne, Assalonne !” del romanziere statunitense William Faulkner, folte e serrate che non ci cadrebbe uno spillo, verrebbe da pensare che il titolo alluda alla prolissa chioma del figlio di David. Anche Faulkner, quasi ogni anno,  largiva ai lettori la rigogliosa vegetazione del suo capo e più si tosa, più la capelliera vigoreggia, densa, lucida, cupa, carica di tutti gli aromi graveolenti del Sud degli Stati Uniti, intricata come una foresta vergine, soffocante come funebre coltre. Confessiamo che i primi libri di Hemingway, Dos Passos,Faulkner, ci hanno avvinto e mon diciamo che la qualità di questi scrittori sia divenuta scadente nei successivi. Tutt’altro.

   In “Assalonne, Assalonne!” ritroviamo la tragedia del bianco con una o più gocce di sangue  negro, la tragedia della ragazza che si segrega con l’ombra dello sposo di un giorno in un mausoleo, in cui, anno per anno, essa si distilla in perfetto vampiro; ritroviamo il demoniaco condottiero dell’esercito del Sud, Agamennone redivivo…Questi americani si sono curvati sulle fosse degli Atridi, hanno respirato l’antico sortilegio come il protagonista della “Città morta”. Hanno propagato un’aura dui città morta sulle rive del Mississippi e la Guerra di Secessione si è illuminata dei sinistri bagliori dell’incendio di Troia. Non soffocare l’americano sotto le vecchie bandiere ! Però sono loro che ci si avvolgono, in queste vecchie bandiere, che ci si rivoltolano dentro, come gatti in amore nei panni sporchi. Oh, non si tratta di fonti, di aprire un libro mastro di dare ed avere tra Eschilo e Faulkner ! Si tratta di qualcosa di più profondo ed organico : di un inevitabile lussureggiamento del romanticismo frenetico europeo, trasportato sul suolo dove tutto lussureggia e  giganteggia. E’ il barocco spagnolo che si inturrgidisce ancora di più nel Messico, il “flamboyant” del “flamboyant” ; la malavita europea che da serpe diventa Leviatano a Chicago ; il  puritanesimo che degenera in sadismo e molochismo : America, serra calda di dannati innesti e di effimeri mostri, pazza mula del globo terrestre.

   Seguite il motivo dell’incesto dall’ “Edipo re” a 3’Tis Pity She’s a Whore2 del postremo drammaturgo elisabettiano John Ford, a “Mourning becomes Electra” ; seguite il motivo di Satana da Milton agli “outlaws” di Byron, al demoniaco colonnello Sutpen di “Assalonne, Assalonne !”, l’avventuriero che a un tratto appare a Jefferson con una banda di negri selvaggi,non si sa donde venuto, capace di tutto, carico di chi sa quali delitti, con il viso fegatoso e la barba ispida, che nasconde una sinistra bocca ; seguite il monologo interiore da Robert Browning a Conrad, a Faulkner : progressivo inacerbarsi e infoltirsi di temi, complicarsi di mezzi espressivi, ravvolgersi e travolgersi nei meandri sempre più contorti di un labirinto, fino a completa consumazione e riduzione all’assurdo dell’arte romantica. Alberto Moravia ha intitolato “L’Imbroglio” il suo volume, in cui annuncia il “ritorno all’intreccio”. Intrecci ingenui e innocentissim accanto al superintreccio di “Assalonne, Assalonne !”.

   Narrare il quale quasi non avrebbe senso, perché il Faulner, premio Nobel per la letteratura nel 1949, con quella tecnica di cui ha dato l’esempio più vertiginoso in “The Sound and the Fury”(“L’urlo e il furore”, Milano, 1959), crea  un’atmosfera ossessiva presentando gli avvenimenti parecchie volte, e non in ordine di successione temporale, talvolta in  forma enigmatica, allusiva, talaltra in forma spiegata, ma non mai abbastanza spiegata sì che non bisogni, per integrare il racconto, il ricordo di un particolare disperso in altra parte del libro e scosì misterioso; talora a lampi, talora con più lunghi indugi : è come vedere girare una “roulette”. Risolvere l’intreccio in un piano argomento, con ben contrassegnati personaggi, è come parlare di tutt’altra cosa. Perché i personaggi son quello che essi diventano nell’allucinata testimonianza degli altri e, ciascuno,e l’autore per primo, si rompe il capo sulle intenzioni e il senso degli atti :  il metodo di Conrad,.o, se vogliamo tenerci ai precedenti americani, del Melville, ma galvanizzto da una orrente di frenesia, e inturgidito da un vocabolario surrealista.

   Del resto il Faulkner ha corredato il suo libro con una lista cronologica, una genealogica e perfino una cartina topografica ; e quando il lettore si sente perso, ricorra a codesta bussola. Il sunto sarebbe poi questo: Thomas  Sutpen, nato nel 1807 da poveri bianchi scoto- inglesi va a far fortuna ad Haiti e, domata una rivolta di negri, sposa la figlia del proprietario della piantagione di zucchero, Eulalia Bon, da cui ha un figlio, Charles Bon. venuto a conoscenza che costei ha sangue negro, siccome questo contrasta con il suo piano di fondare una famiglia che sia crema della crema del Nuovo Mondo, ripudia la moglie, le lascia ogni suo avere e con una banda di segugi negri si trasferisce a  Jefferson Qui, con un imbroglio, viene in possesso dei terreni di un indiano, vi fa costruire una sontuosa casa da un architetto francese da lui sequestrato (codesta casa assumerà valore simbolico, come quella di “Mourning becomes Electra”, e nella catastrofe finale scomparirà tra le fiamme, come la casa degli Usher nel famoso racconto del Poe), e insediatosi come il più cospicuo piantatore di Jefferson, benché circondato da sinistra fama (tra l’altro tiene sanguinosi ludi gladiatorii di negri, a cui partecipa lui stesso), sposa nel 1838 Ellen Coldfield, figlia di un negoziante puritano. Ne nascono Henryy nel 1839 e  Judith nel 1841. Nel 1834 da una schiava negra aveva avuto Clyytemnestra (Clytie) Sutpen, destinata a far la parte di Cassandra nei drammatici eventi che seguiranno. Hewnry è mandato all’Università di Messissippi e là incontra Charles Bon, le cui maniere d’uomo di mondo e di “dandy” suscitano in lui ammirazione ed emulazione. Naturalmente Henry conduce Charles a Jefferson a conoscere la sua famiglia e Charles si fidanza con Judith ; naturalmente anche, Thomas Sutpen  chiama il figlio e  gli annunzia che il matrimonio tra sua sorella e Charles è impossibile, perché anche Charles è suo figlio. Henry non  vuol crederlo, rinnega suo padre e parte con Charles. I due giovani  si arruolano, essendo scoppiata la Guerra di Secessione.Per quattro anni, gli avvenimenti pubblici  sospendono l’opera  dell’Ate privata. Frattanto Ellen Coldfield muore. Poi, nel 1865, Henry uccide Charles, ma la ragione del fratricidio non è tanto quel minacciato incesto : la ragione è la “miscegenation”, non l”incest”. E’ che Charles  tutto il tempo sapeva che Sutpen era suo padre, ma voleva che lui stesso gli parlasse, gli si dichiarasse padre, gli vietasse in persona il matrimonio. Però Sutpen non lo fa. “E Assalonne disse a Ioab : Ecco, io ti avea mandato a dire : Vien qua, ed io ti manderò al re, a dirgli :Perché sono ion  venuto di GHesur ? meglio sarebbe per me che io vi fossi ancora : ora dunque fa che io vegga la faccia del re. “ Sutpen ignora Charles perché questi ha sangue negro e Charles , che di ciò si arrovella, come Christmas di “Light in August”, allora accelera la catastrofe, getta in faccia all’ammiratore Henry la propria impurità : che egli è un negro, che ha già una concubina negra, che lui, negro, è il fidanzato di sua sorella.Il suo masochismo trova soddisfazione . Henry lo uccide e manda il cadavere a Judith. Sutpen torna dalla guerra e vuol sposare la cognata, Rosa  Coldfield, di età minore dei propri figli. Poi Rosa, insultata, l’abbandona e vivrà, per 43 anni, ossessionata, nella sua mente puritana, dalla figura del demonio, suo sposo mancato.

   Sutpen nel 1869 è ucciso da un vecchio dipendente, Wash Jones, di cui ha sedotto la figlia. Rosa, infine, nel 1910, scopre che Henry è tornato alla diroccata casa paterna e fa una spedizione notturna per scovarlo. La negra Clytie, credendo che essa voglia consegnarlo alla giustizia per l’antico delitto, dà fuoco alla casa. Testrimone della catastrofe, il figlio del solo amico che avesse Thomas Sutpen, Quentin Compson, nella cui coscienza tutto il torbido dramma si configura in incubo, tanto da spingere il giovanotto, come sappiamo da “The Sound and the Fury”, a togliersi la vita. L’unico superstite è Jim Bond, nato dal figlio di Charle Bon e  da una negra, un povero deficiente. La molla centrale di tutta la tragedia è “just a mistake”. Il peccato, l’errore tragico, era  una goccia di sangue negro.

Alfredo Saccoccio

1 Comment

  1. mamma mia, che intreccio! sembra che tutto il peggio del nostro vecchio mondo si sia trasferito lì… dal mondo anglofono, solito predatore del globo, con l’aggiunta dei barbari commerci di schiavi arrivati stipati nelle navi francesi che dal riparo dell’estuario di Nantes se li andavano a comprare in Africa alle aste dei re locali a mo’ di cavalli… ci si domanda come abbiano fatto gli States a redimersi…. veramente non del tutto ancora! E però mi domando sempre: dove sono finite le popolazioni aborigene, e soprattutto quelle del sud, Messico compreso che aveva costruito piramidi con basi di un kilometro quadrato di gran lunga più imponenti di quelle egizie… Lo chiamiamo Nuovo Mondo perché continuiamo a pensare che il vecchio fosse il nostro e dimentichiamo la Cina con millenni di storia documentata su cui si fonda… Veramente tutto è relativo, e ingannevole ogni ragionamento che tenda a giustificare supremazie… Grazie all’Autore dell’articolo che illustrando un’opera letteraria, piena di drammi e di risentimenti, induce persone pigre come me a riflessioni, anche se amare e sconsolate… caterina ossi

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