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Maria Lorenza Longo fondatrice degli Incurabili, Notizie biografiche

Posted by on Ott 9, 2021

Maria Lorenza Longo fondatrice degli Incurabili, Notizie biografiche

Un maledetto intruglio

Maria Longo nacque probabilmente il 1463 in Spagna, forse a Lerida, dalla stirpe dei Richenza, stimata per eminenti virtù civili e religiosi.
Giovanissima andò in sposa al giusperito di Sant Mateu Joan Llonc, dottore in utroque jure.
Da questo riuscito matrimonio si congettura che siano nati tre figli, ma si ha certezza storica, da un documento notarile del 1515, soltanto di una figlia di nome Speranza.


Gli anni trascorrevano in idilliaca serenità. Nella loro casa c’era identità di ideali, armonia di cuori, agiatezza economica, atmosfera sentimentale e profondamente religiosa. Sembrava che niente potesse mai turbare tanta felicità. Eppure un funesto giorno accadde l’imprevedibile. Appunto per la rettitudine morale, a cui si accoppiava una gran fermezza di carattere, al momento opportuno, la Madama Longo sapeva essere anche molto energica nel richiamare al dovere chi mancasse. Ora, tra le domestiche, vi era una serva, la quale più volte aveva meritato di essere rimproverata per il suo spirito di insofferenza e ribellione. Un giorno però, questa sventurata decise di sfogare il suo diabolico odio, accumulato da tanto tempo nel suo animo contro la sua padrona. L’occasione le fu data a un festa di ballo che si teneva nella casa dei Llonc. Al momento del rinfresco, pose nella coppa della padrona un nefando intruglio velenoso. La povera signora avvertì subito dolori e convulsioni atroci, e la festa svanì in un’affannosa corsa ai rimedi capaci di scongiurare la catastrofe. Riuscirono a salvarle la vita, ma si ridusse ad un ombra di se stessa ,tutta rattrappita e paralitica, bisognosa di mille cure e premure.

Un personaggio misterioso

Erano passati vari anni da quel tristissimo episodio, che aveva reso la vita di Maria Longo tutto un doloroso tessuto di silenzio e di amorosa rassegnazione alla volontà di Dio, quando nell’estate del 1506, il marito, reggente di Cancelleria, fu invitato da Ferdinando il Cattolico a venire a Napoli. Questi che da poco aveva spodestato con turpe tradimento il nipote Federico II d’Aragona e aveva sconfitto i pretendenti francesi si recava a prendere personalmente possesso del regno di Napoli.
Maria, essendo paralitica era in dubbio se seguire il marito o rimanere in Spagna. Decise, vista la sua fede ,di rivolgersi al suo confessore che le consigliò di pregare molto. Al termine di questo periodo di discernimento, il confessore decise che ella si rivolgesse per consiglio e risoluzione di questo fatto ad un santo eremita da lei non conosciuto. Quest’uomo di Dio di cui si ignora il nome le mandò a dire che ella se ne andasse con il marito a Napoli, perché Dio le avrebbe donato salvezza e si sarebbe servito di lei in quella terra straniera.
Obbedendo prontamente a questo consiglio, nonostante molti la sconsigliassero vivamente, date le sue condizioni di salute, Maria si disse pronta a partire alla volta della sconosciuta capitale del Mezzogiorno d’Italia, insieme con tutta la sua famiglia.
E vi approdarono il 1 novembre 1506 con la flotta navale spagnola, forte di 50 galee, dopo una navigazione interminabile di due mesi.
Come dignitari del governo, trovarono alloggio sulle prime a Castel Nuovo insieme al vicerè e poi a Rua Catalana, nei pressi del porto.
Intanto il 4 giugno 1507,Re Ferdinando tornò in Spagna e Joan Llonc rimase a Napoli come reggente. Sappiamo della sua morte improvvisa nell’ottobre del 1508 da una lettera di re Ferdinando al Duca di Montalto, chiamato a sostituirlo. E’ certo che nel 1508 la moglie Maria, vedova, era rimasta a Napoli ed era ridotta in uno stato da potersi considerare un povero relitto, rinchiusa sempre più nel silenzio e nella preghiera.
Nel 1510,su ispirazione dello Spirito Santo e incoraggiata da qualche persona amica, deliberò di attuare un suo antico progetto: visitare la Santa Casa della Madonna a Loreto. E vi andò in compagnia della figlia Speranza e del genero Gerardo di Omes, incurante della lunghezza e dei disagi di un viaggio che avrebbe dovuto seriamente impensierire perfino chi si trovasse nel pieno del suo vigore fisico.
Raggiunta la meta tanto sognata alla fine del mese di maggio, si fece portare immediatamente al santuario, all’epoca in costruzione essendo divenuto da poco parte del patrimonio pontificio, nella speranza di ascoltare messa. Però data l’ora piuttosto avanzata tutti i sacerdoti avevano ormai celebrato. Anche il suo cappellano era introvabile. Tuttavia mandò suo genero in sacrestia perché si accordasse con il sacrestano per la celebrazione della messa della feria VI di Pentecoste che comincia con il versetto: “La mia bocca proclami la tua lode”. Mentre prendevano tali accordi si presentò, con i paramenti, un sacerdote sconosciuto che avvicinandosi all’altare della santa Cappella cantò proprio quell’introito. Col cuore mosso da misteriosi presentimenti Maria raggiante di gioia ascoltò la Messa con grande devozione. Alla lettura del Vangelo del Paralitico, nel cap.V del vangelo di s. Luca, mentre il sacerdote pronunciava le parole: Dico a te alzati”, la signora Longo avvertì in maniera molto sensibile una mano che passava, risanandole, sulle sue membra malate. Avvertì quindi in tutto il suo essere un tremore che partendole dai piedi le squassò tutta la persona, risvegliando energie e provando un irresistibile bisogno di alzarsi, di muoversi di camminare di agire come una persona sana e come lei non faceva da lunghissimi anni. Allora si abbandonò ad un pianto dirottissimo ringraziando Dio e la Madonna per la misericordia usatale. Voleva anche ringraziare quel misterioso sacerdote ma non fu in alcun modo possibile rintracciarlo nonostante fossero stati inviati uomini alle porte della città per cercarlo.
A ricordo dello strepitoso avvenimento, Maria al suo nome volle aggiungerne un altro e da allora in poi si chiamò Maria Laurenzia. Ai piedi della Vergine forse vestì anche l’abito del terz’ordine francescano per esprimere in modo ancor più tangibile il suo fermo proposito di una vita di maggiore intensità spirituale.

L’invito di un notaio genovese

Al ritorno a Napoli, dopo aver lavorato come governatrice della piccola duchessa Maria de Cardona fino al 1515, volle dedicarsi al servizio degli ammalati e cominciò a frequentare l’ospedale di san Nicola al Molo Piliero sotto Castel Nuovo. Sulle prime vi andò come benefica visitatrice, finché nel 1517, ebbe la visita di un personaggio che doveva dare una svolta nuova ai suoi già tanto operosi giorni.
Il personaggio che doveva segnare un nuovo indirizzo nella vita della Longo era Ettore Vernazza, un notaio genovese votatosi a promuovere l’opera degli Incurabili, cioè l’opera di assistenza a quegli infelici apparsi refrattari ad ogni cura e abbandonati al proprio dolore. Costoro, infatti, erano i colpiti dal cosiddetto mal francese o lue venerea che a Napoli comparve specialmente dopo la calata di Carlo VIII. Li si vedevano ricoperti di piaghe purulente con la faccia tremendamente mutilata come lebbrosi. Il Vernazza era rimasto vedovo e si diede all’attuazione di queste opere nello spirito della sua maestra S.Caterina Fieschi Adorno di cui scrisse anche un’apprezzatissima biografia.
Non avendo ricevuto l’appoggio dei genovesi presenti a Napoli, insieme a P.Callisto da Piacenza, rivitalizzò la Compagnia dei Bianchi, confraternita di uomini incappucciati che portavano gli ultimi conforti ai condannati a morte nel momento in cui venivano giustiziati. Da nessuno però riuscì ad avere il sostegno per la fondazione degli Incurabili, finchè non individuò nella Beata la persona giusta per i suoi propositi: ella infatti era catalana come la maggior parte di nobili presenti a Napoli, inoltre era ricca ed infine la sua guarigione l’aveva resa nota ai napoletani che la stimavano anche per la carità verso i malati. Di fronte a tale proposta il cuore generoso della Madre Lorenza non si tirò indietro e accolto l’invito aiutò il Vernazza ad elemosinare il necessario per l’ospedale e a procurare i letti, fissando la prima residenza all’Ospedale a S.Nicola al Molo il 27 settembre 1519,fino a che non si fosse trovato un altro luogo più ampio. Fino a questo punto la Madre Lorenza pensa di aver fatto tutto il suo e cerca di dissociarsi da un impresa che sorpassava le sue forze. Ed invece il Vernazza, intuito che l’opera senza di lei sarebbe venuta meno, assunse un atteggiamento di forza tanto che durante un colloquio le disse: “Signora voi siete quella che Dio ha ordinato che debba governare il nostro hospitale”. Di fronte a tanta insistenza la signora Longo provò ad opporsi con fermezza e forza. E come sempre arrivò puntuale la conferma del Signore. Una mattina andata a messa, sentì una voce che le chiedeva: ”Amavi tu tuo marito?” e lei rispose in catalano: “Mira” che significa moltissimo ed ancora: “Ami i tuoi figli?” e lei rispose ancora “Mira”. Infine la voce le chiese: “E perché non ami me che ti ho fatto tante grazie ed in ultimo ti ho restituito la salute?”. Maria capì per illuminazione dello Spirito santo che doveva occuparsi di quei poveri incurabili perché in essi avrebbe visto il volto di Cristo.

La fondazione degli Incurabili

Furono fittati due magazzeni nelle vicinanze del San Nicola e nell’estate del 1518 già vi si raccoglievano i primi infelici colpiti da mali spaventosi, mentre il Vernazza insieme all’Ufficialità di Napoli ottenne dal papa Leone X il Breve “Nuper pro parte vestra” dell’11 marzo 1519 insieme ai privilegi già concessi all’Ospedale San Giacomo di Roma. Il notaio genovese coadiuvò la Signora Longo finché l’ospedale non prese una qualche consistenza organizzativa, poi un bel giorno all’insaputa della stessa Longo si allontanò furtivamente da Napoli.
Da quel momento Maria Lorenza, anche se assistita dalla Compagnia dei Bianchi restò la protagonista della nuova opera.
L’ospizio presso i magazzeni ebbe vita fino al 1522,quando si aprì il nuovo grande ospedale sull’altura di S.Agnello, il sito più ameno della città antica perché il più elevato e soleggiato. La domenica 23 marzo 1522 gli ammalati del vecchio ospedale, sulle carrette, furono accompagnati con degna processione,guidata naturalmente dalla Signora Longo fino al nuovo Incurabili. Erano presenti il vicerè Cardona ed il Consiglio Collaterale della città di Napoli.
Da questo momento per circa 10 anni e più la vita di Maria Longo sarà nell’ospedale e per l’ospedale ed ella lavorò qui con impegno tenace e volitivo, illuminato da un passione davvero commovente.
Il suo segreto era nella sua vita di fede e di preghiera che alimentava le sue giornate. Infatti, mentre attendeva al governo dell’ospedale, esercitandosi nella carità verso gli infermi, ella forgiava il suo essere interiore nell’umiltà con il digiuno e la preghiera. Disprezzava se stessa, adoperandosi nel servizio altrui come una serva, accudendo gli infermi con le proprie mani soprattutto quelli più gravi con tanta tenerezza e consolazione. La grazia di Dio agiva attraverso di lei tanto che i poveri ammalati si sentivano interiormente risollevati e ancora dopo la sua morte sognavano che ella li visitasse e li consolasse.
Tuttavia con se stessa era molto austera e rigida, vivendo molto parcamente e digiunando tutti i venerdì a pane ed acqua ed il sabato aggiungeva un po’ di minestra di pan cotto condito con pochissimo olio.
Il suo desiderio di preghiera era sempre molto grande e non rinunciava ad esso per nulla al mondo. E spesso fu vista in colloquio con il dolcissimo Iddio dal quale ricevette la conoscenza spirituale della Sacra Scrittura, tanto che uomini dotti imparavano da lei i significati profondi della divina parola rimanendo stupiti per tanta sapienza.
Riceveva molte persone che per fragilità umana vivevano nel peccato. Con le sue preghiere e con le sue esortazioni riusciva a ricondurle all’abbraccio del Padre di ogni misericordia. Fra questi spesso vi erano personaggi illustri.
Infine il suo contatto quotidiano con il Signore le aveva donato un occhio penetrante capace di prevedere le cose che poi accadevano tanto da farla dichiarare illuminata dallo Spirito Santo.

Alcuni incontri

Fin dall’inizio della sua opera madama Longo ebbe la gioia di avere come compagna di avventura la duchessa di Termoli, Maria de Ayerbe discendente dei Re aragonesi, vedova dal 1511 del Gran Capitano Andrea di Capua, duca di Termoli che fu tra i primi a congratularsi con la Longo subito dopo la guarigione a Loreto.
Privata del marito e dell’unico figlio Ferrante, fu conquistata dalle sante parole di Madama Longo, che con la preghiera e l’esempio la distolse dalle vanità del mondo e la sospinse sulle vie dell’umiltà cristiana e la predispose a compiere opere di bene.
Infatti fu lei a fare dei donativi all’ospedale per l’acquisto di ulteriori case e finanziò in modo cospicuo la costruzione della Chiesa di santa Maria del Popolo dove fece erigere due monumenti sepolcrali (oggi ancora esistenti) dedicati al marito e al figlio così teneramente amati.
Sappiamo che con le due Marie vi erano altre donne nobili che servivano gli infermi come la duchessa di Ariano e quella di Nardò, la marchesa di Polignano, la contessa di Alife e quella di Trivento. Fu attratta dalla spiritualità della Longo anche Vittoria Colonna, il cui marito era stato fra i primi governatori degli Incurabili, che chiese nel 1536 di entrare nel monastero della Longo.
nel 1529 a questo cenacolo di carità vennero inviati da fra Ludovico di Fossombrone, iniziatore della riforma cappuccina con fra Matteo da Bascio, i primi cappuccini del regno di Napoli. Probabilmente l’indicazione fu data dal Card. Gianpietro Carafa, futuro papa Paolo IV, che già aveva beneficiato dell’accoglienza di Madama Longo quando aveva mandato Bonifacio delli Colli ad aiutare sua sorella Sr. Maria Carafa nella fondazione del nuovo Monastero della Sapienza.
I frati riformati furono accolti dalla Longo nell’ospedale come cappellani ed abitarono nella casa acquistata da Maria de Ayerbe in via dei Cornioli, in attesa della loro sede definitiva nel convento di sant’Eframo Vecchio. Tuttavia continuarono fino a pochi anni orsono a prestare la loro opera spirituale nell’ospedale.
Nel 1533 arrivarono a Napoli i Teatini mandati dal Card. Carafa per aiutare sua sorella nella conduzione del monastero della Sapienza e invitati anche dalla compagnia dei bianchi che li fecero alloggiare in piazza dei Vergini. Dopo 6 mesi stanchi delle pressioni del Conte di Oppido sull’accettare rendite, San Gaetano accolse l’invito di madama Longo di ospitarli temporaneamente nelle case di via de’ Cornioli mentre avrebbero continuato il loro servizio a favore dei malati dell’ospedale Incurabili.

Alcuni eventi

Dal gruppuscolo di case, l’ospedale, beneficato da donazioni cominciò a prendere la fisionomia di una struttura ben determinata. Infatti l’11 dicembre 1523 il papa Clemente VII con la Bolla Ex supernae dispositionis arbitrio confermò le precedenti concessioni e sottrasse l’ospedale dalla giurisdizione dell’Ordinario del luogo. Esso divenne beneficio ecclesiastico perpetuo il cui titolo dipendente dalla S.Sede era esclusivo iuspatronato della Confraternita di Santa Maria del Popolo. Da essa si sceglievano i governatori del pio luogo e ad essa appartenevano i più insigni benefattori come l’imperatore Carlo V e il vicerè Cardona. Furono acquistate altre case dei dintorni in modo da formare l’insula. Uno dei primi pensieri di Madama, Longo come veniva ormai chiamata, fu quello di costruire la chiesa di S.Maria del Popolo dove si potesse celebrare la divina liturgia. Anche se il nome di Maria Longo non appare in nessun documento ufficiale sappiamo che ella ne era oltre che l’ispiratrice anche la governatrice concreta ed immediata.
Infatti in un paio di occasioni fu lei a salvare l’ospedale da un rovinosa chiusura durante l’assedio del generale Lautrec, nel 1528, che provocò guerra peste e carestia.
Un volta mancando il pane e non sapendo le inservienti dove procurarlo, con la preghiera di lei si videro comparire davanti due muli carichi di pane senza sapere mai da dove fossero venuti. Ancora, ad una povera donna che venne a chiedere l’elemosina fu risposto che non ce n’era. Mandate dalla santa donna, controvoglia a cercarlo, rinvennero dove non pensavano due cassoni di pane bianco e caldo ottenuto certo per mano degli angeli.
A causa della peste si temeva che l’ospedale potesse rimanere contagiato e quindi chiuso. Ogni sera infatti gli eletti della città controllavano che gli infermi fossero esenti dal terribile flagello. Madama Longo aveva al suo servizio una carissima compagna di nome Maria, donna di grande spirito e imitatrice delle virtù della sua santa amica. All’improvviso Maria si ammalò di peste e dopo 3 giorni di digiuno totale stava per morire. Oltre al dolore per la perdita della sua amica la santa governatrice temeva che scoprendosi con la sua morte la presenza della peste, l’ospedale venisse chiuso. Non trovando altro rimedio, si rivolse alla preghiera e nella cappella privata che ella aveva nelle sue stanze, si gettò in ginocchio davanti al Crocifisso. Pregò a lungo e quando ebbe la certezza di aver ottenuto la grazia andò da Maria, moribonda, ordinandole di compiere un servizio che ella prontamente adempi e poi ritornò a riposare. La devota governatrice ritornò a pregare per ringraziare della grazia ricevuta ,mentre Maria si risvegliava da un profondo sonno affermando di essersi sentita come rinfrescata da una dolcissima rugiada. L’ospedale continuò indisturbato la sua missione di sostenere gli infelici in quell’ora tragica per la città.

La fondazione del monastero delle pentite

A Napoli, aperta agli stranieri che approdavano al suo porto emporio del Mediterraneo, si può facilmente comprendere come dovesse infierirvi il morbo della prostituzione, soltanto mancava ancora un monastero di convertite. Dalla fine del ‘400 il meretricio era aumentato a Napoli in modo sensibilissimo e nel ‘500 si costituì in una vera e folta corporazione di malcostume. La Madre Lorenza esercitò fin dall’inizio tra le peccatrici il ministero delicato della conversione.
A chi l’ascoltava provvedeva per un’onesta collocazione. Il suo ardore non si contenne tra le mura dell’ospedale ma si spinse ben oltre fino ai luoghi di peccato e procurava in ogni modo di toglierle dal peccato e se non ci riusciva si prostrava in ginocchio davanti a loro e le pregava che almeno il venerdì e il sabato si astenessero dal peccato e per quei due giorni, affinché la necessità non le costringesse a prostituirsi le pagava. Nel loro cuore traviato la Longo riusciva a ridestare il fascino di un sentimento religioso pur sempre vivo, facendo rivivere dinanzi ai loro occhi, smarriti in un vuoto d’anima l’immagine del Crocifisso e della Vergine che la seguivano.
E’ facile comprendere come molte di quelle povere donne , provata per esperienza la possibilità di risorgere si ritraessero dal peccato ascoltando la signora. Questa le collocava come meglio poteva. Un buon numero di esse attirate dal suo esempio si dedicò volontariamente all’assistenza dei malati nell’ospedale.
Dopo la fondazione del monastero di S. Maria in Gerusalemme del 1535 i cui locali erano ancora situati nell’ospedale, Maria Longo insieme a Maria de Ayerbe, San Gaetano e i cappuccini, decise come era stato anche a Genova e a Venezia di dare avvio accanto all’ospedale Incurabili un Monastero delle ConvertiteTutti infatti sentivano necessario offrire un sicuro asilo a quelle donne che guarite nel corpo e nell’anima, colpite dalla predicazione dei cappuccini e dei teatini avrebbero decisamente abbracciato una vita regolare in un chiostro.
Si decise che la responsabile fosse Maria de Ayerbe che non aveva potuto seguire Maria Longo nella scelta contemplativa. Nei pressi dell’ospedale vi erano dei locali di sua proprietà che la duchessa ampliò per farli divenire un monastero. Il 17 dicembre 1537 il cardinale penitenziere Antonio Pucci emanava il decreto di erezione canonica.
Maria de Ayerbe era la direttrice e la madre. La sua nobile personalità impresse all’istituto un impronta tale che si attirò il rispetto e la stima dell’opinione pubblica. Non una casa di semplici pentite ma un autentico asceterio religioso divenne, sotto l’influsso della sua spiritualità, quel monastero che volle porre sotto la regola del terz’ordine francescano. In breve si periteranno di entrare anche donne non peccatrici tanto che dovrà intervenire un decreto della sacra Penitenzieria per conservare il primitivo carattere del monastero che era quello di ricevere solo meretrici convertite.
Il monastero delle Pentite sarebbe stato retto dall’ospedale Incurabili attraverso i governatori.
Le regole e le ordinazioni di tale luogo furono molto dure ed esigenti e tuttavia le pubbliche meretrici divenivano religiose vere e proprie, con voti regolari e di più col voto di stretta clausura.
Tale sarà il successo di questa iniziativa che nel XVII sec. si avrà una ramificazione che si concretizzerà nel monastero delle riformate, cioè di quelle religiose del precedente monastero che avevano desiderio di una vita più strettamente contemplativa modellata sulle costumanze dei Cappuccini.
Fino alle soppressioni di Napoleone e dello stato Italiano questi tre monasteri hanno continuato ad esistere,l ’uno affianco all’altro lungo il Vico degli Incurabili.

La fondazione del monastero di S.Maria in Gerusalemme

San Gaetano – che fin dall’inizio assunse la direzione spirituale di Maria Lorenza, che egli stimava in Cristo sorella et matre” – l’aiutò a lasciare la cura dell’ospedale,per realizzare il sogno di fondare un monastero di vita contempaltiva. Infatti è conservata una lettera al Carafa nel quale S.Gaetano poneva dei quesiti al Cardinale sulla vocazione delle due donne. Forse la Beata gli aveva espresso il desiderio di passare da una vita attiva ad una contemplativa anche se nell’ambito dell’ospedale.
Dice la lettera del 18 gennaio 1534:

“Riguardo a quelle due religiose donne sono d’accordo con te,che cioè dal ministrare a quei poveri infermi abbiano a sollevarsi a cose migliori e più perfette:e come attesero ad accogliere Cristo nei suoi poveri così accolgano Lui in persona. Ascoltino Lui che parla così della superbia umana e della assiduità fraudolenta: le volpi hanno tane gli uccelli del cielo nidi: ma il Figlio dell’Uomo non ha dove reclinare il capo dove si apre asilo a ghiottoni vagabondi,ad empi disertori della sacra religione, a scellerati apostati. Ed è possibile che un ospizio che accoglie tale canaglia,possa accogliere Cristo? Dirai tu dunque, o fratello carissimo,a quelle devote sorelle in Cristo: Che cercate un vivo tra i morti?Lasciate i morti seppellire i loro morti. Si abbandonino piuttosto ai disegni sapientissimi del Salvatore e Signor Nostro,ascoltino le sue ispirazioni salutari, seguano pure le sue orme e ne imitino gli esempi”.


Il progetto quindi era già in animo della Madre anche se il suo sviluppo sarà tortuoso e la fondazione del monastero sarà un problema che l’affliggerà fino alla fine.
Tuttavia il desiderio di una vita più intima con il Signore le viene confermato da una locuzione divina che è riportata dalla: “Vita di S. Gaetano” del P. Magenis che dice:
“La prenominata matrona Maria Longo stava di continuo servendo nello Spedale degli Incurabili, che aveva ancora arricchito con una buona parte delle sue ricchezze per consiglio di S. Gaetano, il quale scoprendo nel di lei spirito, che dirigeva come padre spirituale,un gran fondo di perfezioni su cui poteva innalzare fabbriche più alte,la consigliò a fondare un monastero di sacre vergini sotto la stretta regola di S.Chiara. Ma perchè ella ardeva di desiderio di recarsi in Palestina per adorarvi quei luoghi santi consacrati dalla vita e dalla morte del Redentore,Gaetano illuminato da Dio le disse che avesse fatto sopra di ciò orazione pregando il Signore a manifestarle la sua divina volontà. Assorta dunque Maria in una profonda contemplazione sentì nell’interno del suo cuore questi sentimenti. Aggradire bensì Iddio quelle sue brame di pellegrinare a Gerusalemme per venerare personalmente i misteri ivi operati dell’umana redenzione e per baciare quel prezioso terreno bagnato dal Sangue Divino ma essergli più caro se rimanendo in Napoli vi formasse un monastero di vergini sotto il patrocinio e il nome di S. Maria in Gerusalemme”. Allora Maria Longo conobbe che il suo padre spirituale le aveva parlato per bocca dello Spirito Santo e che le disposizioni di Gaetano andavano di concerto con quelle del cielo:onde fermatasi nella esecuzione di quanto il Santo le aveva prescritto,pose in ordine una casa avanti il cortile dello Spedale, in cui ricovrarsi per allora le vergini candidate e colla di lui direzione scrisse le leggi da osservarsi conformi alla più stretta regola di S. Chiara”.


Proprio in questo periodo ricade malata: infatti il Bellintani dice che lei aveva in animo di fare il monastero e nel momento in cui questo sembrava verificarsi la malattia la riprende e nonostante che tutti la sconsigliassero, lei perseguì il suo progetto, voluto da Dio, fino ad ottenere l’approvazione pontificia.
I desideri della Madre Lorenza sono espressi implicitamente nel testo della Bolla Debitum Pastoralis Officii” del 19 febbraio 1535, approvata da Paolo III, che dice espressamente nella sua parte iniziale:


“Il dovere dell’ufficio Pastorale affidato a Noi dall’alto comporta e sprona ad essere pronti ad accogliere,dare ascolto e dispensare pieno favore ai voti che spingono le vergini prudenti ad offrire la loro verginità con voto solenne nella vita religiosa all’unico sposo Gesù Cristo ed andare incontro con le lampade accese allo stesso sposo che è il più bello tra i figli dell’uomo affinché ne derivino fiori d’onore e frutti di onestà e di regolare disciplina.
Ebbene da parte della diletta figlia in Cristo, Maria Lorenza Longo, donna catalana, c’è stata presentata una richiesta nella quale si diceva che detta Maria aveva costruito dalle fondamenta a Napoli L’ospedale di S. Maria del Popolo, ma ora sotto il peso delle malattie e della senilità mossa dallo zelo della religione e della devozione desidera passare dalla vita attiva a quella contemplativa come più sicura e per questo ha fatto iniziare la costruzione di un 
monastero di monache.
Inoltre ha ricevuto alcune donne povere le quali ogni giorno vi recitano l’ufficio divino e vuole completare il suddetto monastero.
Da parte della stessa Maria, la quale afferma che è decisa a rinchiudersi nel suddetto monastero insieme ad altre monache e fare vita religiosa”.

Preghiera alla prossima Beata

Maria Lorenza Longo

Signore Padre santo,

che ci fai partecipi della tua santità,

ascolta la nostra preghiera

ora che la Venerabile Maria Lorenza Longo

ha ottenuto il decreto con il riconoscimento del miracolo.

Fa’ che accogliamo la preziosa eredità

della sua carità operosa

e della sua incessante  preghiera,  

e   mentre  prepariamo  la  sua Beatificazione,

per la sua intercessione ti chiediamo la grazia… “.  

1 Gloria

fonte

http://www.cappuccine33.it/

https://www.youtube.com/channel/UC-lQRNwn0Sr_IpqkSOoHoEQ

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