Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

MATERIALE SUL BRIGANTAGGIO

Posted by on Giu 3, 2026

MATERIALE SUL BRIGANTAGGIO

Brigantaggio: una voce di dissenso di uno storico dell’epoca

Per distruggere il brigantaggio noi abbiamo fatto scorrere il sangue a fiumi, ma ai rimedi radicali abbiamo poco pensato. In questa, come in molte altre cose, l’urgenza dei mezzi repressivi ci ha fatto mettere da parte i mezzi preventivi, i quali solo possono impedire la riproduzione di un male, che certo non è spento e durerà un pezzo. In politica noi siamo stati buoni chirurgi e pessimi medici. Il brigantaggio antico e contemporaneo, a mio debole vedere, trae unicamente origine dalla triste condizione sociale delle popolazioni, non dagli avvenimenti politici se possono aumentargli forza, non basterebbero mai a dargli vita; e neppure da cattiva indole o nequizia degl’indigeni, che in verità hanno dalla natura vivezza d’ingegno, carattere dolce e som­messo, ed in alcune province, come nell’antico Sannio, negli Abruzzi e nelle Calabrie, a queste naturali disposi­zioni uniscono una robustezza ed un’energia invidiabili.

Errerò, ma secondo quello che io penso, il brigan­taggio in sostanza altro non è che una questione ardente agraria e sociale, è solo la conseguenza dell’odio vicendevole fra oppressi ed oppressori, cioè fra quelli che possiedono ed i nullatenenti, odio tanto più intenso, quanto meno progredita è la civiltà. Né è a credere che, pei danni e per le stragi che fa il brigante, sia egli dalla generalità esecrato: tutt’altro. Anco i più tranquilli ed i più onesti del basso popolo hanno lo spirito così pervertito, ed il livore contro il signore così vivo, che inclinano a vedere nel bandito la genel bandito la personificazione gloriosa e legittima della resistenza armata verso chi li tiranneggia. Non è dunque da meravigliare se trovansi facilmente tanti manutengoli, non essendo l’orrido mestiere del brigante aborrito. Per le plebi, i banditi sono anzi senza eroi, e questo universale favore fa si che qualche volta anche i maggiorenti, i quali naturalmente non possono vedere nei briganti che i loro più acerrimi nemici, li temono, li accarezzano e, invece di cercare il rimedio nell’educare e nel trattare meglio le plebi, non sdegnano passare nelle file dei manutengoli, largamente sovvenendo e non mai tradendo il brigante.

da PASQUALE VILLARI, Lettere meridionali e altri scritti sulla questione sociale in Italia, Torino, Loescher, 1972

Sulla riforma Casati

Gabrio Casati, a differenza dei suoi predecessori aveva osservato la realtà scolastica in altri facendo perno soprattutto sull’esperienza degli Stati nei quali società liberale e ordinamento degli studi s’erano posti in sinergia. Lasciato da parte l’ordinamento napoleonico, Casati aveva tratto indicazioni dai i inglese, belga e tedesco: il primo volto a escludere qualunque ingerenza dello Stato, il secondo imperniato sulla compresenza e sulla concorrenza tra iniziativa pubblica e privata, il terzo (un «sistema di libertà») aperto all’espandersi degli insegnamenti, ma nella messa in atto di rigidi controlli di dello Stato. «A quale di questi sistemi volesse darsi la preferenza – era specificato nella relazione – non fu argomento di molte dubbiezze». Una libertà illimitata sarebbe stata rischiosa da sperimentare nella situazione italiana (ancora racchiusa, del resto, tra Piemonte, Lombardia, Emilia e Toscana). Anche il secondo sistema appariva incongruo. Era invece il terzo, basato su una libertà contenuta «entro i dovuti confini e guarentigie che l’assicurino e la difendano nemici palesi ed occulti i quali la farebbero tra guasterebbero il frutto», a offrire la chiave degli indirizzi da assumere, stabilendo il principio déll’ingerenza determinante dello Stato nel settore della pubblica istruzione e, in pari tempo, quello della libertà dell’insegnamento, nei limiti di una scala delle da mettere meglio a fuoco. Rimaneva in vita la suddivisione dell’istruzione in 3 gradi, progetto precedente. E gli organismi si fissavano sui vecchi modelli (il Consiglio superiore della istruzione, i rettori a capo di ciascuna -provveditori a capo delle scuole tecniche e 5 ogni provincia, gli ispettori da cui dipendevano primarie e i consigli provinciali scolastici, i Comuni a fornire le scuole, la gratuità ed facoltatività degli studi nei corsi inferiori l’ordinamento scolastico si innervava della scelta dell’istruzione secondaria, con la scuola classica, ginnasio e liceo (rispettivamente di cinque e come punto di svolta. Gli altri corsi secondari tecnico-professionale assumevano il carattere di prolungamenti delle scuole primarie. La nuova Carta della scuola, pubblicata nella «Gazzetta piemontese» del 17 novembre 1859, offriva le condizioni per un’ampia scolarizzazione primaria e di carattere solamente tecnico, aprendo alla scuola degli studi classici la formazione di quella -intellettuale e professionale- che costituirà il nervo della società italiana moderna. Le opposizioni democratiche non sarebbero state in grado di scalfire lo schema imposto all’istruzione pubblica da Casati, mentre da destra non sarebbe più stato possibile (fino alla Gentile del 1924) insidiare con efficacia (sia pure amministrato con cautela) della libertà d’insegnamento.

Le basi di una scuola pubblica moderna erano state gettate.

F. BOIARDI, la riforma della scuola di Gabrio Casati, in Il Parlamento italiano, (I861-1988), I, L’unificazione italiana

Milano, Nuova Cei, 1988.

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