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MEMORIE PER LA STORIA DE’ NOSTRI TEMPI (III)

Posted by on Mar 11, 2022

MEMORIE PER LA STORIA DE’ NOSTRI TEMPI (III)

ENTRATA DI RE VITTORIO EMANUELE II IN NAPOLI

(Pubblicato il 9 novembre 1860).

Ieri abbiamo pubblicato alcuni documenti relativi al reame di Napoli, cio� la dichiarazione della Gazzetta Ufficiale del Regno del 17 di maggio 1860, eia Nota del conte di Cavour al cavaliere Canofari, inviato del re Francesco l�. Oggi pubblichiamo altri documenti, che si riferiscono all’ingresso del re di Sardegna Vittorio Emanuele II nella capitale del Regno delle Due Sicilie. Se vi fu mai argomento, in cui noi dovessimo restringerci unicamente a’  fatti senza una parola sola di gloria, si � questo che ora abbiamo per le mani.

Come si sa la popolazione del Regno di Napoli vot� il plebiscito. Il risultato di questo voto fu proclamato in Napoli dal signor Niutta, presidente della Corte Suprema, il quale, prima di proclamarlo, disse un discorso, riferito dal Giornale Ufficiale di Napoli del 4 di novembre. Ecco la parte pi� importante del discorso:

�la Corte Suprema, essendosi occupata dello scrutinio generale, dopo diligente ed accurato esame degli atti, dice il signor Niutta, ha osservato che le operazioni delle Giunte provinciali sieno state eseguile in piena regola ed ai termini della legge; e che il numero degli elettori accorsi nei comizi sia stato di 1,312,376, dei quali, attesta il signor Niutta, hanno votato affermativamente 1,302,064, e negativamente 10,312.

�Quindi, prosieguo il signor Niutta, la Corte suprema di Giustizi dichiara che il risultato generale dello scrutinio dei voti delle provincie continentali di questa parte meridionale d’Italia sia di 1,302,064 voti afermativi contro voti negativi 10,312.

€ Che ci� importa, dice il signor Niutta, piena ed assoluta accettazione del plebiscito anzidetto; e che in conseguenza vi sia luogo a proclamare, siccome proclamo, dichiara il signor Niutta, che il popolo delle provincie continentali dell’Italia meridionale vuole l’Italia una ed indivisibile, con Vittorio Emanuele Re costituzionale e suoi legittimi discendenti.

�Questo � il voto del popolo, concbiude il signor Niutta, a cui ogni cuore fa plauso, col grido di gioia: Vittorio Emanuele Re f Italia una ed indivisibile�. E qui ebbe termine il discorso del signor Niutta.

�Dopo di che il 7 di novembre alle ore nove e mezzo del mattino Re Vittorio Emanuele II fece il suo ingresso nella citt� di Napoli, pubblicando il seguente proclama ai popoli Napoletani e Siciliani.

�II suffragio universale mi d� la sovrana podest� di queste nobili provincie. Accetto quest’altro decreto della volont� nazionale, non per ambizione di regno, ma per coscienza d’Italiano. Crescono i doveri di tutti gli Italiani. Sono pi� che mai necessarie la sincera cpncordia e la costante abnegazione. Tutti i partili debbono inchinarsi devoti dinanzi alla maest� dell’Italia che Dio solleva. Qua dobbiamo instaurare governo che dia guarentigia di viver libero ai popoli, di severa probit� alla pubblica opinione.

�Io faccio assegnamento sul concorso efficace di tutta la gente onesta. Dove nella legge ba freno il potere e presidio la libert�, ivi il governo tanto pu� pel pubblico bene, quanto il popolo vale per la virt�.

�Alla Europa dobbiamo addimostrare che se la irresistibile forza degli eventi super� le convenzioni fondate nelle secolari sventure d’Italia, noi sappiamo ristorare nella nazione unita l’impero di quegli immutabili domini, senza dei quali ogni societ� � inferma, ogni autorit� combattuta ed incerta

�Vittorio Emanuele�.

Per la qual cosa la missione di Garibaldi � finita, ed egli va a deporre i suoi poteri come si esprime in un dispaccio indirizzato agli incaricati d’affari garibaldini presso le Corti di Parigi e di Londra. Questo dispaccio vien pubblicato nel Giornale Ufficiale di Sicilia del 2 di ottobre, ed � del seguente tenore:

�I decreti degli 8 e 15 del cadente mese, che invitavano il popolo dell’Italia meridionale a dichiararsi pel Regno di Vittorio Emanuele, han dovuto prevenirvi che noi tocchiamo alla meta che ci eravam prefissi colla guerra nazionale.

Il verdetto popolare � ornai pronunziato, ed io, siccome lo avevo promesso in vari atti, vo a deporre i miei poteri nelle mani di quel Re fortunato, cui la Provvidenza destin� a raccogliere in una sola famiglia le divise provincie della patria nostra. In conseguenza di ci� il mio governo cede il posto al governo del Re, e la vostra missione presso la Corte di S. M…. cessa ipso facto, le rappresentanze all’estero del Re d’Italia assumendo il debito di sostenere presso i governi in cui sono accreditate, tutti gli atti della politica nazionale.

�Nel richiamarvi intanto dall’ufficio che nell’interesse del paese io vi aveva affidato, sento il dovere di dichiararvi che, nelle circostanze difficili in cui Io esercitaste, avete meritato la mia piena soddisfazione. Abbiatevi dunque i miei pi� vivi ringraziamenti, e siate sicuro che il ricordo dei vostri nobili e disinteressati servizi rester� sempre impresso nella mia memoria.

�Parteciperete questa mia risoluzione a…. dal quale vi congederete.

�Presentandogli i miei complimenti.

�G. Garibaldi�.

Ora restano Roma e Venezia, che il conte di Cavour ci ba promesso fra sei mesi, de’  quali � gi� passato uno. Come passeranno gli altri cinque mesi, vedremo. L’Opinione dell’8 di novembre dice: �Noi non possiamo farci a credere che ogni intoppo sia rimosso, e che l’andamento della cosa pubblica non incontri pi� alcun inciampo�. Questo timore dell ‘Opinione � assai prudente, e potrebbe trovare conferma in un’opera stampata, non sono molti anni, a Parigi col titolo: M�moires et correspondance politique et militaire du roi Joseph, publi�es, annot�es et mis en ordre par A. Du Casse, aide de camp de S. A. 1. le prince J�r�me Napol�on, deuxi�me �dition. Paris, Perrotin libraire �diteur, 41, Rue Fontaine Moli�re 1853.

E poich� ci venne citato questo libro, non sar� inutile levarne dal t. n, pag. 128, il seguente documento:

Napoleone, per grazia di Dio e per le costituzioni, imperatore de Francesi e re d’Italia, a tutti quelli che la presente vedranno, salute.

Gl’interessi del nostro popolo, l’onore della nostra corona e la tranquillit� del continente dell’Europa volendo che noi assicuriamo di una maniera stabile e definitiva la sorte del popolo di Napoli e di Sicilia, caduti in nostro potere per diritto di conquista, facendo inoltre parte del grande impero, noi abbiamo dichiarato e dichiariamo per le presenti riconoscere per re di Napoli e di Sicilia il nostro molto amato fratello Giuseppe Napoleone, grand’elettore di Francia; questa corona sar� ereditaria per ordine di primogenitura nella sua discendenza mascolina, legittima e naturale. Venendo ad estinguersi (ci� che Dio non voglia!) la detta discendenza, noi intendiamo di chiamare i nostri figli maschi, legittimi e naturali, quelli del nostro fratello Luigi, e la sua discendenza mascolina, legittima e naturale per ordine di primogenitura; riservandoci, se nostro fratello Giuseppe Napoleone venisse a morire durante la nostra vita, i diritto di nominare per succedere alla detta corona un principe della detta casa, o anche di chiamare un figlio adottivo (1), secondo che noi giudicheremo conveniente per l’interesse de’  nostri popoli

(1) Napoleone non aspett� la morte di Giuseppe per nominare un altro re; n� nominando questo, chiam� un principe della sua casa a figlio adottivo, ma in vece Murat!

e per il vantaggio del grande sistema, che la divina Provvidenza ci ba destinato a fondare.

Noi stabiliamo nel detto regno di Napoli e di Sicilia sei grandi feudi dell’impero col titolo di ducato e coi medesimi vantaggi e prerogative di quelli che sono instituiti nelle provincie veneziane riunite alla nostra corona d’Italia, per essere i detti ducati grandi feudi dell’impero a perpetuit�, e di nostra nomina di quella de’  nostri successori nel caso di vacanza. Tutti i particolari della formazione de’  detti feudi sono rimessi alle cure del predetto nostro fratello ‘Giuseppe Napoleone.

Noi ci riserviamo sopra il medesimo regno di Napoli e di Sicilia la facolt� di disporre di un milione di rendite per essere distribuite a generali, ufficiali e soldati della nostra armata che hanno reso pi� servizi alla patria ed al trono, e che noi nomineremo a questo effetto, sotto l’espressa condizione che i detti generali, ufficiali e soldati non possono, avanti il termine di dieci anni, vendere od alienare le rendite stesse che colla nostra autorizzazione.

Il re di Napoli sar� a perpetuit� grande dignitario dell’impero, sotto il titolo di grand’elettore, riservandoci per altro, quando lo giudicheremo conveniente, di creare la dignit� di principe vice-grand’elettore.

Noi intendiamo che la corona di Napoli e di Sicilia, che noi collochiamo sopra la testa di nostro fratello Giuseppe Napoleone e de’  suoi discendenti, non possa pregiudicare di modo alcuno a’  loro diritti di successione al trono di Francia. Ma � egualmente la nostra volont� che le corone, sia di Francia, sia d’Italia, sia di Napoli e Sicilia, non possano giammai essere riunite sopra la medesima testa.

D. nel nostro palazzo delle Tuileries, il 30 marzo 1806.

Napoleone.

DECRETI PER LE ANNESSIONI di NAPOLI, SICILIA, MARCHE ED UMBRIA

La Gazzetta Ufficiale del 26 dicembre pubblica i decreti relativi alle annessioni del resto d’Italia, eccetto Roma ed il Veneto, al Piemonte. Sono documenti storici che meritano di essere conservati fino alle sottoscrizioni inclusivamente. La Gazzetta Ufficiale incomincia dalla pubblicazione della legge che autorizza il Governo ad accettare le donazioni fatte per la volont� dei popoli manifestata liberamente. Ecco la legge famosa.

Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato, Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue:

Articol� unico.

Il Governo del Re � autorizzato ad accettare e stabilire per Reali decreti l’annessione allo Stato di quelle provincie dell’Italia Centrale e Meridionale, nelle quali si manifesti liberamente, per suffragio diretto universale, la volont� delle popolazioni di far parte integrante della nostra Monarchia costituzionale.

Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello Stato, sia inserta nella

Raccolta degli Atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Dato in Palermo add� 3 dicembre 1860.

VITTORIO EMANUELE.

G. B. Cassinis

Su questa base posano i seguenti decreti:

1� Per l’annessione di Napoli:

Visto il Plebiscito sottoposto al suffragio universale e diretto del popolo delle provincie napolitane, convocato in comizi il 21 scorso ottobre;

Visto il processo verbale di presentazione e di accettazione di tale Plebiscito, seguito in Napoli il giorno 8 scorso novembre;

Vista la legge del 3 corrente mese con cui il Governo del Re � autorizzato ad accettare e stabilire per decreti reali l’annessione allo Stato di quelle provincie dell’Italia centrale e meridionale, nelle quali si manifesti liberamente per suffragio diretto universale la volont� di far parte integrante della nostra Monarchia costituzionale;

Udito il Consiglio dei ministri, abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1� Le provincie napoletane faranno parte integrante dello Stato Italiano dalla data del presente decreto.

Art. 2� L’articolo 82 dello Statuto con cui � stabilito che fino alla prima riunione delle due Camere il Governo provveder� al pubblico servizio con sovrane disposizioni, sar� applicabile alle provincie suddette sino alla riunione del Parlamento nazionale, fermi rimanendo i poteri prima d’ora da noi conferiti al nostro Luogotenente generale delle provincie napoletane.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del Sigillo dello Stato, sia inserto nella Raccolta degli Atti del Governo e pubblicato nelle provincie suddette, mandando a chiunque spetta di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Napoli, 17 dicembre 1860.

VITTORIO EMANUELE.

G. B. Cassinis — M. Fanti — C. Cavour — M. mughetti F. S. Vegezxi — S. Jacini — T. Mamiani — C. Corsi.

2� Per l’annessione della Sicilia. Premessi i tre visti del decreto precedente, sotto la stessa data, e colle stesse sottoscrizioni si decreta:

Art. 1� Le provincie siciliane faranno parte integrante dello Stato italiano dalla data del presente decreto.

Art. 2� L’art. 82 dello Statuto, con cui � stabilito che fino alla prima riunione delle due Camere il Governo provveder� al pubblico servizio con sovrane disposizioni, sar� applicabile alle provincie suddette sino alla riunione del Parlamento nazionale, fermi rimanendo i poteri prima d’ora da noi conferiti al nostro Luogotenente generale delle provincie siciliane.

3� Per l’annessione delle Marche. Premessi i soliti tre visti, si decreta sotto la stessa data e colle stesse sottoscrizioni.

18

Art. 1 Le provincie delle Marche faranno parte integrante dello Stato italiano dalla data del presente decreto.

Art. 2� L’art. 82 dello Statuto, con cui � stabilito che tino alla prima riunione delle due Camere il Governo provveder� al pubblico servizio con sovrane disposizioni, sar� applicabile alle provincie suddette sino alla riunione del Parlamento nazionale.

4 Per l’annessione dell’Umbria. Premessi i soliti tre visti, si decreta sotto la stessa data e colle sottoscrizioni medesimo:

Art. 1� Le provincie dell’Umbria faranno parte integrante dello Stato italiano dalla data del presente decreto.

Art. 2� L’art. 82 dello Statuto con cui � stabilito che fino alla prima riunione delle due Camere, il Governo provveder� al pubblico servizio con sovrane disposizioni, sar� applicabile alle provincie suddette sino alla riunione del Parlamento nazionale.

Finalmente un R. decreto stabilisce riguardo ai Commissarii:

I Regii Commissarii straordinarii nelle provincie delle Marche e dell’Umbria conserveranno i loro poteri sino alla installazione dei nuovi Intendenti generali che vien loro affidata.

Dato a Torino, add� 24 dicembre 1860.

EUGENIO DI SAVOIA.

M. Minghetti.

Tutta questa serie di decreti presenta le seguenti quistioni, che scioglieranno i lettori:

1� Napoleone III � contento o no di tutti questi decreti?

2� Perch� s’� diferito fino al 17 dicembre a decretare tutte queste annessioni?

3� Perch� i decreti del 17 dicembre non si pubblicarono che il 26 dello stesso mese?

4� Se Napoleone III � contento di questi decreti, s’� contentato gratis, Oppure con qualche promessa, o dietro qualche idea?

5� Se non fosse contento che cosa ne avverrebbe?

6� La presa a Parigi di Vimercati, Villamarina, Arese, Solaroli e Castelfidardo pu� avere relazione colla pubblicazione di tutti questi decreti?

Ecco sei domande intorno alle quali si eserciter� la sagacit� de’  nostri lettori. Speriamo che il nostro corrispondente di Parigi vorr� dircene qualche cosa.

https://nazionali.org/ne/stampa2s/02_1864_vol_01C_margotti_memorie_storia_nostri_tempi_dodici_2013.html#Napoli

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