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MEMORIE PER LA STORIA DE’ NOSTRI TEMPI (XI)

Posted by on Apr 12, 2022

MEMORIE PER LA STORIA DE’ NOSTRI TEMPI (XI)

PROVINCIE TOLTE E PROVINCIE LASCIATE AL PAPA

(Pubblicato il 24 ottobre 1860)

Parecchi dei nostri associati ci chiedono un articolo che faccia chiaramente conoscere a quale stato trovisi presentemente ridotto il S. Padre, quali provincie gli furono tolte, e su quali finora continui a regnare. L’argomento non � tanto facile, imperocch� Luigi Napoleone ba certe alternative di potenza e di impotenza, per cui quel paese fa oggi restituire a Pio IX, e quell’altro no, onde alcune terre degli Stati Pontificii al mattino salutano lo stemma del Papa e alla sera la croce di Savoia, e viceversa.

Tuttavia procureremo di mettere sotto gli occhi del lettore uno specchio dei danni patiti dal Papa, e detto in breve come si componessero gli Stati Pontificii, accenneremo ci� che Pio IX ha momentaneamente perduto, e quello che ba conservato. Abbiamo messo tutta la diligenza in questo lavoro; ma se ci fosse avvenuto di cadere in qualche abbaglio, ne chiediamo anticipatamente scusa al lettore.

Gli Stati Pontificii si partivano in due grandi divisioni: divisione del Mediterraneo, e divisione dell’Adriatico. Come dal figliuolo di Dio era stato detto dai profeti che dominabitur a mari usque ad mare, cos� quel piccolo Regno, che la Provvidenza aveva formato al Vicario di Ges� Cristo pel meglio della Chiesa, stendevasi da un mare all’altro.

La divisione del Mediterraneo conteneva dieci provincie, cio�: 1� Roma e Comarca, 2� Benevento, 3� Civitavecchia, 4� Frosinone, 5� Orvieto, 6� Perugia, 7� Rieti, 8� Spoteto, 9� Velletri, 10 Viterbo.

Queste dieci provincie si suddividevano in 570 Comuni, i Comuni in 1577 parrocchie, le parrocchie in 188,555 case, le quali erano abitate da 239,250 famiglie, composte di 1,187,484 individui.

La divisione dell’Adriatico partivasi egualmente in dieci provincie, cio�: 1� Ancona, 2� Ascoli, 3� Bologna, 4� Camerino, 5� Fermo, 6� Ferrara, 7� Forl�, 8 Macerata, 9� Pesaro e Urbino, 10� Ravenna..

Le dieci provincie dell’Adriatico suddividevansi in 650 Comuni, i Comuni in 2478 parrocchie, le parrocchie in 279,902 case abitate da 716,022 famiglie, composte di 1,937,184 persone. In totale gli Stati Pontificii contenevano 3,124,668 abitanti, secondo l’ultimo censimento.

Ora al Papa vennero tolte tutte le dieci provincie dell’Adriatico e cinque delle provincie del Mediterraneo. Di venti provincie, che componevano gli stati Pontificii, non restano pi� che cinque a Pio IX, e sono la provincia di Roma e Co marca, Civitavecchia, Frosinone, Velletri, Viterbo.

Spiegatevi sotto gli occhi una carta geografica d’Italia. Eccovi qui Roma. Al di qua di Roma avete Civitavecchia, Corneto, e poi la foce del fiume Fiora. Ebbene i limiti dello Stato, che ebbero la bont� di lasciare al Santo Padre, incominciano da questo punto, e rimontando la sinistra del fiume, lasciano al Papa Musignano ed Arlena; poscia le creste delle colline, che dividono il lago di Bolsena e Montefiascone, segnano la continuazione del confine per Guardiola, la montagna della Guercia e delle Grazie sino al di qua di Civitacastellana; quindi il nuovo confine prosegue il corso del Tevere fino all’antica circoscrizione dei distretti di Tivoli e Subiaco.

Hanno tolto dunque al Papa Ancona, Jesi, ed Osimo, cio� tre distretti, otto governi, 174,890 abitanti.

Gli hanno tolto Ascoli e Montalto, due distretti, sei governi, e 90,944 abit.

Gli hanno tolto Benevento con una popolazione di 23,176 abitanti.

Gli hanno tolto Bologna la cui provincia conteneva dodici governi, e 375,631 abitanti.

Gli hanno tolto Camerino con due governi e 42,686 abitanti.

Gli hanno tolto Fermo con sette governi e 109,403 abitanti.

Gli hanno tolto Ferrara e Lugo con undici governi e 242,501 abitanti.

Gli hanno tolto Forl�, Cesena e Rimini con undici governi e 217,398 abitanti.

Gli hanno tolto Macerata, Fabriano, Recanati, Loreto, San Severino con sedici governi e 240,978 abitanti.

Gli hanno tolto Orvieto con due governi e 28,920 abitanti.

Gli hanno tolto Perugia, Citt� di Castello, Fuligno, Todi con dodici governi e 234,533 abitanti.

Gli hanno tolto Pesaro, Urbino, Fano, Gubbio, Sinigaglia con quindici governi e 256,016 abitanti.

Gli hanno tolto Ravenna, Imola, Faenza con nove governi e 174,106 abitanti.

Gli hanno tolto Rieti e Poggio Mirteto con sei governi e 73,683 abitanti.

Gli hanno tolto Spoletto, Norcia, Terni con dieci governi e 433,339 abitanti.

E che cosa hanno lasciato al povero Papa? Gli hanno lasciato la provincia di Roma e Comarca, compost? di Roma, Tivoli e Subiaco, e che si divide in sedici governi, e contiene 321,114 abitanti.

Gli hanno lasciato la provincia di Civitavecchia, piccola provincia composta di tre governi, Civitavecchia, Corneto e Mangiarca con 20,701 abitanti.

Gli hanno lasciato la provincia di Frosinone e Pontecorvo con tredici governi e 153,592 abitanti.

Gli hanno lasciato la provincia di Velletri con sei governi e 81,010 abitanti. Gli hanno lascialo la provincia di Viterbo con undici governi e 128,324 abit. Insomma gli stati del Papa si componevano di 3,124,668 abitanti, e di questi gliene hanno tolto 2,439,927, lasciandogliene soli 684,741. Eccovi la superficie delle terre finora lasciate al Papa:

Roma ed Agro204760chilometri quadrati
Comarca247650
Civitavecchia98101
Prosinone190499
Velletri147487
Viterbo299125

Avanti la superficie degli Stati Pontificii era di 41,294 76 chilom. quadrati!

Dunque quattro quinti del regno vennero gi� tolti al Papa, e mentre gli pesano sempre sopra le spalle i maggiori aggravi, come sarebbero lo stipendio agli impiegati fedeli, i pagamenti del debito pubblico, il soldo da darsi all’esercito che si riordina e via via, Pio IX ba perduto quelle provincie che fornivano all’erario i migliori sussidi.

Ognuno pu� immaginare da s� in quali termini si trovino le finanze pontificie dopo tante spese e tante perdile. Il nostro Santo Padre versa nei pili gravi bisogni. Tutta la sua speranza ornai � riposta nell’aiuto de’  cattolici e nel frutto del Danaro di San Pietro.

Non � mai avvenuto che una nazione patisse senza che il Papa Pio IX si muovesse a piet� e accorresse in suo soccorso. Dall’Irlanda che incominci� a soccorrere ne’ primi giorni del suo Pontificato, fino ai cristiani della Siria che ieri ancora, dimentico delle sue strettezze, largamente soccorreva, tutti i miseri provarono le beneficenze del Papa.

Ed ora questo grande e generoso Pontefice � misero a sua volta, e aspetta la carit�. Quanti doveri abbiamo noi di fargliela! Doveri di religione, doveri di umanit�, doveri di riconoscenza. Oh, tristo colui che non soccorre il Papa!

Sono appena due anni, e un’inondazione terribile gettava nella miseria una nostra provincia della Liguria di Ponente. Pio IX era de’  primi ad accorrere in suo soccorso. Ora egli pu� ripetere col salmista: intravemnt aguae usque ad animavi meam. Le acque della rivoluzione e dell’invasione tolsero al Papa quattro quinti de’  suoi Stati e le migliori provincie. Piemontesi, � venuto il tempo di rendere il contracambio al nostro S. Padre.

PS. Consegnato quest’articolo alla tipografia ci giunge la Perseveranza di Milano con un dispaccio privato che dice: Orvieto sar� occupato dalle truppe francesi. Dunque � gi� necessario apporre all’articolo un errala corrige! Napoleone III manda le sue truppe dove vuole, e l’impotente spiega, se occorre, una vera onnipotenza.

CHE COSA S’INTENDE PER PATRIMONIO DI S. PIETRO?

(Pubblicato il 31 ottobre 1860).

Tutti i dominii della Chiesa Romana sono il patrimonio di San Pietro. Nulla dimeno furono designate comunemente sotto tal nome quelle citt� e provincie che possederono i Papi fin da quando ebbe origine la loro sovranit� temporale. Queste furono da essi acquistate sotto il Pontificato di San Gregorio II, verso l’anno 730. Tutta quanta l’Italia avendo scosso il giogo dell’Imperatore di Costantinopoli per cagione della terribile persecuzione che muoveva contro i cattolici, Roma e le citt� vicine vollero divenire popolo speciale di San Pietro. Per tal guisa i Papi, che erano stati da lungo tempo i protettori ed i benefattori di Roma e del suo Ducato, ne divennero i Sovrani, per una meravigliosa disposizione della Provvidenza, la quale comp� allora ci� che per una lunga serie di eventi aveva preparato. I Papi sono i pi� antichi sovrani del mondo, poich� niuna delle famiglie presentemente regnanti rimonta al secolo ottavo.

Una cosa degna d’esser notata si � che il dominio temporale della Santa Sede ebbe per fondatori tre santi Papi che son venerati sugli altari: San Gregorio II, romano; San Gregorio III, siriaco e S. Zaccaria, greco: questi due ultimi proseguirono l’opera di San Gregorio II; n� possono perci� venire accusati d’aver operato con viste politiche e per ispirito di opposizione contro gli Orientali. Stranieri di nascita all’Italia, accettarono tuttavia la sovranit� temporale, la consolidarono colla loro prudenza e col loro coraggio e la difesero contro i suoi nemici. S. Zaccaria and� a Terni per dimandare al re Luitprando la restituzione delle citt� usurpate, e al suo ritorno i Romani lo ricevettero in trionfo. L’Esarcato avendo voluto, ad imitazione di Roma, porsi sotto la speciale protezione di San Pietro, il Papa San Zaccaria intraprese il viaggio di Ravenna. Cos� il patrimonio di San Pietro era costituito molto tempo prima delle spedizioni dei re franchi in Italia. Pepino e Carlomagno obbligarono i Lombardi a restituire alla Santa Sede le citt� ed i territorii usurpati, fecero alcune nuove donazioni, ma non si pu� dar loro il titolo di fondatori della grandezza temporale dei Papi, poich� � certo che la sovranit� della Romana Chiesa esisteva prima di loro.

Quali sono le citt� comprese nel territorio primitivo? Eccole: Roma, Porto, Civitavecchia, Ceri, Bieda, Marturano, Sutri, Nepi, Gallese, Orte, Polimazio, Amelia, Todi, Perugia, Narni, Otricoli. Nella Campania: Segni, Anagni, Ferentino, Alatri, Pratico, Frosinone e Tivoli. Tutti i monumenti della storia consentono nello specificare queste stesse citt�, i cui nomi trovansi nei diplomi degl’Imperatori. Questi atti solenni non mancano mai di fare una chiara distinzione tra Roma e il suo Ducato, posseduti dai Papi fin dal principio, e le provincie date loro dai Re franchi.

La contessa Matilde, che l’anno 1077 diede il suo patrimonio a S. Gregorio VII, conferm� tal donazione al Papa Pasquale li nel 1101. Ora il Papa volle che questa porzione della Toscana pigliasse il nome di provincia del Patrimonio di San Pietro. Le principali citt� date dalla contessa Matilde sono: Viterbo, Montefiascone, Bracciano e Gorneto. Qualche storico pretende che Bolsena fosse compresa nel Ducato di Roma.

Presentemente si suol dare il nome di Patrimonio di San Pietro ai paesi compresi nelle delegazioni di Viterbo, Orvieto e Civitavecchia. Quindi � manifesto che l’antico patrimonio, il dominio primitivo di San Pietro era assai pi� vasto, abbracciando a mezzogiorno tutto il territorio fino a Frosinone e stendendosi al nord fino a Perugia, siccome abbiamo detto pi� sopra. Gli storici di Perugia, Crispolti, Pedini ed altri raccontano infatti che Perugia, verso l’anno 727, seguendo l’esempio di parecchie altre citt�, si sottomise al dominio temporale della Sede Apostolica. Quantunque Rachis, Re dei longobardi, avesse stipulato un contratto di pace col Papa S. Zaccaria, per 20 anni, ciononostante volle ampliare i limiti del suo regno e strinse d’assedio Perugia. A tal notizia S. Zaccaria accorse e parl� con tanta forza, che obblig� il Re a levare l’assedio. Anzi seppegli ispirare un tale disprezzo per le periture grandezze di questo mondo, che ei si decise di abdicare la corona e farsi monaco a Monte Cassino. Questo fatto solo, che � riferito nella leggenda di San Zaccaria, prova che Perugia apparteneva al dominio primitivo. Di qui ne viene: 1� Che le Romagne e le altre provincie tolte alla Santa Sede da un anno in qua, sono precisamente quelle dedicate al Principe degli Apostoli dalla piet� dei Re di Francia; 2 Non si pu� dire che il Papa posseda ancora il Patrimonio di San Pietro, quello cio� che sotto tal nome si us� specificare; poich� questo non sarebbe vero, finch� non si ristabilisca la legittima autorit� a Perugia e ad Orvieto. Presentemente sono oltrepassati negli Stati Pontificii anche i disegni esposti nel famoso opuscolo Il Papa e il Congresso.

DUE LETTERE DEL CONTE DI CHAMBORD SULLA SOVRANIT�’ DEL PAPA

Riproduciamo qui due bellissimi documenti, i quali provano la generosit� del sentire del conte di Chambord e l’alto concetto religioso, che egli ha del Capo augusto della Chiesa. Sono due lettere che troviamo nell’Universe del 17 Settembre 1860, l’una diretta al signor Sauzet, l’altra al Vescovo d’Orleans. Ecco la lettera scritta al signor Sauzet:

�Qual cuore francese e cattolico non s’� commosso, o signore, agli attentati che di questi tristi giorni si fecero contro il potere del Capo della Chiesa? A voi spettava alzare alla vostra volta la voce per difendere in tutti i diritti del rappresentante della sovranit� in questo mondo, i diritti inviolabili di tutti i Sovrani; di mantenere a Roma l’autorit� salutare delle leggi romane contro la mal fondata e pericolosa trasportazione d’un’altra legislazione che non potrebbe senza gravi inconvenienti lor essere sostituita, e di vendicare il governo pontificale dalle passionate ed ingiuste aggressioni de suoi accusatori, sottomettendo nulladimeno rispettosamente alla sua alta saviezza quei miglioramenti che ei sarebbe possibile e desiderevole d’introdurre in qualche parte dell’amministrazione. � questo un servizio di pi� che avete reso ad una grande e santa causa, la quale � ad un tempo la causa della religione e della societ�, la causa della giustizia, della libert� e della civilt�, l� causa dei popoli e dei Re, la causa di Dio stesso. Quante volte, al racconto dei dolori di questo nuovo Calvario, esclamo fra me, come il nostro primo Re cristiano: Se io fossi l� co’ miei Franchi……..

�Ricevete i miei pi� sinceri ringraziamenti e del vostro bel libro e della vostra bella lettera. E godo di potervi rinnovare i sentimenti della mia costante direzione�.

�Enrico�.

L’altra lettera, diretta al Vescovo d’Orl�ans, il quale gli aveva mandato il suo libro sulla sovranit� del Papa, � concepita nei termini seguenti:

�Monsignore, ho ricevuto la copia che mi avete mandato del vostro libro sulla sovranit� Pontificia; e mi fo premura di ringraziacene, e di dirvi quanto ne sia rimasto soddisfatto. Benedico Iddio, che in questi tristi tempi, in cui tutti i principii sono indegnamente calpestati, ne susciti ancora difensori cos� eloquenti e cos� coraggiosi. Richiamando i sacri titoli del Pontefice-Re alla venerazione universale, dimostrando nell’origine, nella preparazione e nello stabilimento definitivo del suo potere temporale, non solamente l’opera dei secoli, ma l’opera stessa della Provvidenza, e nei suoi antichi diritti, la pi� augusta, come anche la pi� stabile guarentigia dei diritti di tutti, e facendo vedere colla doppia fiaccola del buon senso e dell’esperienza ci� che senza il Papato diverrebbe Roma, l’Italia, anzi l’Europa intiera, avete reso alla Chiesa e alla societ� un nuovo ed inestimabile servizio. Fra tanti nemici che cospirano contro ad essa, i pi� formidabili non sono gi� quelli che si lasciano vedere, che predicano alto ad ognuno ci� che vogliono, che assalgono di mezzogiorno ed a faccia scoperta; ma quelli piuttosto che stanno nascosti, che hanno due faccie e due parlari, che si cuoprono colle apparenze del rispetto, che agiscono nell’ombra e non potendo o dovendo impedire il male, lasciano che si faccia. Ma non dubitiamo, che Iddio confonder� la violenza degli uni e l’ipocrisia degli altri, esaudir� una volta le preghiere delle anime sante e i voti de’  cuori fedeli, e come tosto la sua ora sar� venuta, sapr� per la sua propria gloria e perla pace del mondo far trionfare dappertutto la causa del diritto, che � la sua. Godo dell’occasione che mi � offerta, di rinnovarvi in un coi sentimenti della mia gratitudine quelli della mia sincera e costante affezione.

�Enrico�

fonte

https://nazionali.org/ne/stampa2s/02_1864_vol_01C_margotti_memorie_storia_nostri_tempi_dodici_2013.html#flotta

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