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Mola di Gaeta, 1815: Sir Humphry Davy e il mistero del pesce elettrico

Posted by on Nov 4, 2025

Mola di Gaeta, 1815: Sir Humphry Davy e il mistero del pesce elettrico

Daniele Elpidio Iadicicco

Nella primavera del 1815, mentre l’Europa stava ancora cercando di rimettersi in piedi dopo le guerre napoleoniche, un distinto chimico inglese attraversava l’Italia con un obiettivo molto particolare: capire come funzionava l’elettricità dei pesci elettrici.

Il suo nome era Sir Humphry Davy, uno dei padri dell’elettrochimica, l’uomo che aveva isolato elementi come il potassio e il sodio e che, qualche anno più tardi, avrebbe inventato la celebre lampada di sicurezza per i minatori.

Durante il suo viaggio nel Regno delle Due Sicilie, Davy fece tappa a Napoli e poi a Mola di Gaeta . Qui, in un clima mite e con il mare a pochi passi, portò con sé due piccoli pesci torpedo vivi, la specie di razza elettrica capace di produrre scariche sorprendenti.

Davy voleva verificare se le scariche della torpedine fossero dello stesso tipo dell’elettricità galvanica, quella scoperta da Alessandro Volta pochi anni prima.

Per questo costruì un circuito con fili d’argento immersi in acqua: se la scarica del pesce avesse avuto natura “voltaica”, avrebbe dovuto provocare la decomposizione dell’acqua, separandola in idrogeno e ossigeno.

Il risultato? Nessuna reazione. L’acqua rimase perfettamente immobile, e i suoi strumenti non registrarono alcun segno di elettrolisi.

Non pago, Davy ripeté la prova proprio a Mola di Gaeta, migliorando il suo apparato: ridusse al minimo la quantità di metallo, usò soluzioni di potassa e acido solforico come conduttori… ma il risultato rimase lo stesso.

Anche l’elegante cornice mediterranea non riuscì a dare vita alla magia che il chimico sperava di osservare.

Il significato scientifico

Oggi sappiamo che Davy aveva ragione a porsi la domanda: la scarica elettrica della torpedine è effettivamente di natura bioelettrica, ma la sua intensità e durata sono troppo deboli per provocare fenomeni elettrolitici visibili con gli strumenti del tempo.

In altre parole, Davy aveva intuito un principio fondamentale dell’elettrofisiologia, ma la tecnologia dell’epoca non era ancora pronta a confermarlo.

Un esperimento tra scienza e storia

Quella breve parentesi a Mola di Gaeta è un piccolo episodio dimenticato della storia della scienza, ma racconta molto dello spirito di esplorazione dell’Ottocento: un uomo di scienza inglese che, in un’Italia ancora frammentata, cerca di svelare i segreti dell’elettricità naturale.

E chissà: forse tra il rumore del mare e le scariche dei suoi torpedo, Davy avvertì per un istante la stessa scintilla di curiosità che continua ad animare la ricerca scientifica di oggi.

fonte

Golfoeventi.it

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