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Monastero benedettino di Casalvieri

Posted by on Lug 23, 2025

Monastero benedettino di Casalvieri

“TERRIBILIS EST LOCUS ISTE” :

LA “VERA” STORIA DELLA FINE DEL MONASTERO DI SANT’ANGELO DI PESCO MASCOLINO TRAMANDATA ORALMENTE FINO AI TEMPI NOSTRI.

Le notizie storiche accertate del Monastero benedettino, edificato sulla sponda sinistra del Melfa, poco distante dalla contrada Plauto di Casalvieri (luogo oggi territorio di Casalattico) , all’inizio delle “paurose” gole del fiume, iniziano nell’ XI secolo, quando una piccola chiesa, donata ai benedettini da un sacerdote di Casalvieri ( tale Pietro) , fu trasformata dai monaci in un piccolo monastero dedicato a S. Michele Arcangelo .

La sua breve storia termina già all’inizio del ‘400 , quando , passato sotto le dipendenze del vicino monastero di S. Nazario di Casalattico, fu trasformato in grancia (azienda agricola- produttiva) di esso, forse perché già danneggiato gravemente dal terremoto del 1349 che sconvolse il territorio.

Tuttavia, nulla è dato sapere della sua vera fine : alcuni la attribuiscono alla distruzione di Federico I di Svevia (1122- 1190) , detto il Barbarossa , intorno alla metà del XII secolo; altri al nipote Federico II di Svevia (1214-1250) che , passando presso di esso e diretto a Sora per raderla al suolo, lo avrebbe saccheggiato (1229). Tutto ciò , però, confligge con le notizie storiche che, come detto, accertano l’esistenza del monastero almeno per tutto il ‘300.

Dunque, cosa ha ridotto il vetusto Monastero a pochi resti murari, ad esili tracce appena visibili nel fitto bosco ai piedi della montagna di Montattico, ad una serie di tombe dei monaci cassinensi tuttora rintracciabili nel pianoro antistante lungo il Melfa?

Per avere risposta occorre riferirsi alla tradizione popolare, a confuse e spesso contrastanti notizie tramandate oralmente e con molta circospezione, in gran segreto, dato il loro contenuto che sconfina con l’intervento del demonio e della Divina Provvidenza.

Sembra che il luogo , impervio e nascosto, molto lontano dalle vie di comunicazione della Valle di Comino, sia stato destinato a nascondere un ricchissimo tesoro in un’ epoca imprecisata .

Forse a quei tempi il monastero era già in stato di abbandono, ma ancora integro nelle sue parti: ebbene, in una caverna posta sotto le sue fondamenta, in corrispondenza di un ripido burrone (“pesco”, termine che dà il nome al monastero) che confinava col fiume Melfa, poco oltre il “Fosso e il Ponte dell’Inferno” , fu nascosto un tesoro ricchissimo, di gioielli e monete d’oro . Successivamente i briganti (anche qui siamo in un’epoca imprecisata ma probabilmente si fa riferimento al brigantaggio di fine ‘700 e dell’epoca napoleonica) cercarono di impadronirsene.

Tuttavia, a quei tempi , i demoni si erano impossessati del luogo , della caverna , del tesoro e forse dell’intero Monastero o di ciò che allora ne rimaneva.

Nulla di strano in questo: si sa che laddove il Signore edifica la sua Casa, subito il demonio costruisce accanto una casupola per poter distrarre gli uomini dalla verità e condurli presso di sé, impossessarsi della loro anima. Perciò , proprio per la inevitabile presenza del demonio, ogni chiesa è “luogo terribile”, come spesso è scritto lungo le sue mura ( anche lungo la navata della chiesa dei SS. Giovanni di Casalvieri stessa): “terribilis est locus iste”.

La notizia della presenza del tesoro fu subito diffusa, forse dai demoni stessi, per attrarre gli uomini e carpirne le povere anime. Il luogo era però protetto, reso impenetrabile dalla presenza di un orribile serpente, enorme e dotato di corna . Forse era il diavolo in persona che , in questo modo, difendeva il tesoro.

Vi era un solo modo per poter entrare e appropriarsene : offrire la vita e l’anima di un neonato, di un innocente, al diavolo. Occorreva entrare nella caverna nottetempo, portare un neonato o una donna incinta che stava per partorire, sgozzare il bambino, raccoglierne il sangue su un vomere di ferro di un aratro e mangiare sul luogo la pasta fatta in casa.

La cosa terrorizzava gli abitanti dei luoghi : donne incinte e neonati venivano tenuti ben lontani dal Monastero di Sant’Angelo e dai boschi vicini.

Diverse volte i briganti tentarono l’impresa portandovi donne partorienti o bambini innocenti con l’intento di celebrare l’orribile rito di offerta al demonio.

Ma , sembra, che persino i briganti , alla fine, avevano desistito a causa dell’enormità del crimine,fin quando tre temerari, tre uomini di Montattico sprezzanti del rischio e di ogni morale, vi condussero una donna partoriente per adempiere all’orrendo banchetto cerimoniale.

La serpe avvolse con le sue spire la poveretta, il demonio stava per impossessarsi del bambino nel suo grembo ma, a quel punto, vi fu il finimondo : Gesù Cristo fece in modo che tutto scoppiasse , si disperdesse in aria e, a seguito di un grande boato, il luogo che era stato santo e abitato dai monaci, venne distrutto a causa della malvagità e cupidigia dell’uomo.

Così si spiega la fine del Monastero di S. Angelo, sant ’Agnere in dialetto locale.

Continua la leggenda che i tre malfattori si ritrovarono dispersi sui monti circostanti : a Montattico, sulla Chiaia e sui monti di Arpino (non sappiamo se vivi o morti), mentre nulla è dato sapere della donna e del suo bambino.

NOTA :

si tratta di una leggenda, o meglio di ciò che oggi consideriamo tale ma che, fino a mezzo secolo fa, era considerata , da molte persone di una certa età , assoluta verità.

Come tutte le leggende della nostra trascorsa società agricolo -pastorale , anche questa , in quanto trasmessa oralmente, ha diverse versioni, spesso contraddittorie.

Cito questa a futura, anche se imprecisa memoria, e rimando , per approfondire l’argomento, alla pubblicazione della prof.ssa Anita A.G. Monti , “Storia, antropologia e scienze del linguaggio”, Anno XXVII – fascicolo1-2, Roma, 2012.

Antonio Iacobelli

fonte

https://www.facebook.com/groups/105393499817971

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