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Mongibello contro polluce, a chi la colpa del naufragio?

Posted by on Feb 8, 2022

Mongibello contro polluce, a chi la colpa del naufragio?

La risposta di Paolo Granzotto a un lettore del Giornale che, letto l’articolo di Stefano Passaquindici sul quotidiano milanese del 22 settembre, gli chiedeva lumi sul carico della nave della De Luchi – Rubattino, risposta pubblicata nel nostro sito, mi induce a tornare sull’argomento, dato che sono in qualche modo coinvolto nella vicenda: infatti ho collaborato con Enrico Cappelletti nella gestione dell’ufficio stampa dell’evento: il recupero del prezioso carico del Polluce colato a picco la notte del 17 giugno 1841 in seguito a collisione con l’analogo “pacchebotto” a vapore Mongibello della Amministrazione per la navigazione a vapore del Reame delle Due Sicilie.

Tutta la vicenda, compresi i precedenti e gli strascichi, il primo tentativo di recupero del relitto da parte dell’armatore, il saccheggio di 2400 monete d’argento e 400 d’oro perpetrato del 2000 da un gruppo di inglesi, è narrata nel libro L’oro dell’Elba dello stesso Enrico Cappelletti e di Gianluca Mirto. È stato questo libro – molto documentato – a indurre gli sponsor a investire somme rilevanti in questo primo recupero effettuato dal 14 al 30 ottobre 2005. L’oro dell’Elba riproduce documenti dai quali risulterebbe accertata la responsabilità del capitano duosiciliano Ferdinando Cafiero. Nel libro, infatti, a pagina 296 si dice di una “sentenza del tribunale di prima istanza (12 agosto 1842)”; ma alla fine (pag. 300) risulta che con quella sentenza il tribunale di Livorno si limitò a rigettare l’eccezione di decadenza avanzata dal capitano Ferdinando Cafiero. E le quattro pagine tra la 296 e la 300, così come quelle successive, riportano pareri, testimonianze e perizie ma nessuna sentenza. Tanto che in appendice è collocata in copia anastatica la Difesa della Amministrazione Sarda eccetera.

Insomma sentenze passate in giudicato che dimostrino a chi il tribunale dette ragione non ce ne sono.

E così – un po’ per l’omonimia nel cognome con quel comandante, un po’ per napoletanità – ho iniziato una ricerca, nell’intento e nella speranza di riabilitare il mio omonimo; e in ogni caso perché mi sembra opportuno conoscere anche il punto di vista napoletano di una vicenda pre-unitaria che presenta molti lati oscuri e che ha scatenato la fantasia di “storici” peggio che improvvisati.

Sono partito dal libro di Lamberto Radogna: Storia della marina mercantile delle Due Sicile (1734 – 1860), Mursia, Milano, 1982 che a sua volta cita l’opera di Carlo Perfetto, La vicenda della Marina Mercantile a vapore del Reame delle Due Sicilie, Editrice Barca, Napoli, 1923, Appendice VIII.

A pag. 66 del libro di Radogna si legge: «Nel maggio 1839, per agevolare la navigazione a vapore, venne accor­dato per tutti i vapori costruiti nel regno o acquistati da cittadini regnicoli un premio di grana 2 a tonnellata sul diritto di tonnellaggio nei viaggi da porto a porto del regno .

In base a tali agevolazioni l’« Amministrazione » acquistò fra il 1839 e il 1841 tre nuovi vapori: il piccolo Furia di 141 tonnellate in legno, a ruote, con macchina di 25 cavalli a bassa pressione, adibito ai servizi del golfo fino al giugno 1841 e poi venduto « perché troppo lento », il Mongibello di 290 tonnellate di registro nette, in legno, a ruote, con macchina Maudslay a bassa pressione, varato a Londra e l’Ercolano di 342 tonnellate di registro nette, anche in legno, a ruote, con macchina a doppio cilindro di 220 cavalli di costruzione inglese.

Il Mongibello arrivò a Napoli il 15 maggio 1841 dopo una difficile navigazione da Londra e Cadice iniziando i suoi viaggi in linea di Ponen­te il 7 giugno 1841 al comando dei cap. Ferdinando Cafìero. Fu uno dei bastimenti a vapore meglio arredati allora esistenti nel Mediterraneo: ave­va una galleria in coperta ornata di bronzi, marmi e specchi con cornici dorate, una tavola da pranzo in mogano per 80 posti, due corridoi laterali e camerini esterni con finestrini muniti di cristalli.»

Ho rintracciato il Giornale delle Due Sicilie dell’8 giugno 1841 che riporta una descrizione particolareggiata del Mongibello. Lo troverete più avanti.

Scrive ancora il Radogna: « Di ritorno dal suo viaggio inaugurale a Genova e Marsiglia, nella notte del 17 giugno 1841 il Monglibello investì e colò a picco nel canale di Piombino il vapore di bandiera sarda Polluce di de Luchi e Rubattino, comandato dal cap. Carlo Lazzolo. II vapore napoletano non riportò gravi danni e riuscì a salvare e sbarcare a Porto Longone l’equipaggio e 46 pas­seggeri di quello sardo.

Il sinistro ebbe un lungo e cavilloso strascico giudiziario in quanto il Rubattino pretendeva il risarcimento dei danni e delle spese, ma il tribuna­le di Livorno addossò la responsabilità dell’investimento al capitano del vapore sardo, condannandone l’armatore. Le spese sostenute per il processo furono di ducati 1.039,80.­»

Di questa conclusione dell’iter giudiziario favorevole all’armatore duosiciliano non ho trovato traccia. Posto che l’archivio storico di Livorno conserva documenti risalenti al più tardi al 1861, pare che una copia di questa sentenza fosse conservata nella Biblioteca Nazionale di Firenze e che sia andata distrutta nell’alluvione del 1966. Cappelletti e Mirto hanno una fotocopia del frontespizio, ma nemmeno una riga del contenuto. Perciò, se qualcuno dei frequentatori di questo sito sapesse qualcosa di quella sentenza, me ne informi: le ricerche sul relitto con l’impiego di sommozzatori abilitati all’alto fondale (-103 m) riprenderanno certamente l’anno prossimo.

Seguendo le indicazioni delle note a pie’ di pagina dei libri di Redogna e di Perfetto, presso la Biblioteca dell’Università di Napoli Federico II ho pazientemente fotografate le 72 pagine della Difesa dell’amministrazione della navigazione a vapore nel Regno delle Due Sicilie contro l’amministrazione de’ vapori sardi nel giudizio di danni per l’urto del Mongibello col Polluce sommerso approntata dal principe del foro Giacinto Galanti con la collaborazione di Carlo Poerio.

Che è poi quella eccezione di decadenza rigettata dal tribunale di Livorno nell’agosto del 1842.

Ecco la fotografia della copertina del documento:

Ma, andiamo avanti.

A pag. 70 dello stesso “Storia della marina…” di Radogna si legge: “…. Il Mongibello, invece, inviato in Adriatico al seguito della squadra navale napoletana comandata dal brigadiere di Marina Raffaele de Cosa, fu venduto nel maggio 1848 alla Marina da guerra sarda, con la nuova denominazione di Monzambano.

E infatti, sotto questa seconda identità, tredici anni dopo, parteciperà all’assedio di Gaeta. Ecco com’era quando faceva parte della flotta mercantile delle Due Sicilie:

 e come veniva descritto da un giornalista inviato speciale a bordo per una crociera dimostrativa nel golfo di Napoli:

Giornale delle Due Sicilie

2 giugno 1841

Gaetano Cafiero

fonte

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