Mons. Francesco Caraccioli d’Altamura e il Ducato di Sessa

Con molta facilità, oggi vengono espressi giudizi sommari su interi popoli e categorie di persone. Mi è allora venuto in mente quello espresso a più riprese su noi sessani da Mons. Francesco Caraccioli d’Altamura, già vice generale dell’Ordine dei Francescani Osservanti e Vescovo di Sessa dal 1728 al 1757. Quelli che riporto di seguito, sono contenuti, nelle visite ad limina del 1732 e del 1735 ed erano destinati ad essere letti solo dal Papa, perché coperti da segreto.
Si può immaginare quindi che rispecchiassero veramente il pensiero del Vescovo che è di grande severità. Di Mons. Caraccioli conserviamo un ritratto che compare anche nel quadro della Cattedrale nella Cappella della Vergine Immacolata, che egli fondò per devozione a sue spese, e posta alla sinistra della Madonna del Popolo. Mons.Caraccioli è ritratto in basso a destra, alle spalle di San Francesco, dietro al quale sembra voler trovare protezione, mentre guarda con stupefatta meraviglia chi lo osserva, forse uno dei cittadini che fecero maturare in lui un giudizio così duro. Preciso che Mons. Caraccioli, vive circa 120 anni prima di Mons. Girardi, il Vescovo, a cui i sessani, ancora oggi, attribuiscono un’ipotetica maledizione.
1) 2) Visita ad limina del 1732: “Populus Suessanus durae cervicis, ac litigiosus est. Tribunalia Romana, non minus, quam Saecularia Regni hanc habent notorietatem, etsi haec litigiosa natura ad paucos modo restricta videatur. (Il popolo Sessano ha la testa dura ed è attaccabrighe. Questa indole aggressiva è ben conosciuta dai Tribunali Ecclesiastici di Roma, non meno che dalle Corti secolari del regno di Napoli, anche se sembra essere limitata ad una minoranza.) Tengo a precisare che in questo primo giudizio, il Vescovo usa un’espressione, “ è un popolo dalla dura cervice”, che è la stessa espressione che Dio usa con Mose’, nei confronti del popolo ebraico che non crede a Dio, ma adora il vitello d’oro. “Il Signore disse inoltre a Mosè: “Ho osservato questo popolo e ho visto che è un popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li distrugga. Di te invece farò una grande nazione”.(cfr. Esodo 32,9-10). La severità di questa opinione è temperata dal fatto che il Vescovo, attribuisce questa indole arrogante solo a pochi. Ma dovette ricredersi, come dimostra il ben più severo giudizio, contenuto nella visita ad limina del 1735.
Visita ad limina 1735: Populus Suessanus, salva pace bonorum, parvum bene moratur, sed Luxui ut olim deditus refugit justitiam, propter quam pro eo ut me diligerent et detrahebant mihi, et sicut meos Praedecessores persecuti sunt, ita persequuntur me gratis….. Ingenuus fateor me adamussim (Deo adiuvante) praeceptum residentiae iuxta Sacros Canones adimplere: non absum ne menses Conciliares, exceptis aliquibus vicibus, quibus Neapolim petii elisurus, ut elisi cap.(itul)a inconfidentiae a filiis iniquitatis huius Civitatis mihi impudenter apposita temp(or)e ditionis Alemanae, ac defensurus apud ministros Regios causas (il Popolo Sessano, fatta eccezione per qualche persona perbene, non è inclinato a perseguire il bene, ma, come nei tempi antichi, è dedito solo alla dissoluzione, e rifugge la giustizia, per la qual cosa, i Sessani invece di volermi bene, mi hanno deriso e calunniato, e come i miei Predecessori sono stati perseguitati da loro, così perseguitano anche me, senza motivo. Ammetto onestamente di aver cercato di rispettare ( con l’aiuto di Dio) rigorosamente l’obbligo della residenza in diocesi, secondo le prescrizioni dei sacri canoni: non sono stato assente, nemmeno nei periodi in cui potevo stare lontano, ad eccezione di alcune circostanze in cui sono dovuto andare a Napoli, per difendermi dalle accuse sfrontate che senza pudore mi hanno mosso i figli della perdizione di questa città, al tempo del governo austriaco e mi sono dovuto difendere davanti ai Ministri del Re). Anche in questo caso, evidenzio come il Vescovo a distanza ditre anni abbia aggravato il suo precedente giudizio negativo, non più ristretto ad una minoranzadella popolazione, ma esteso all’intero popolo, con l’eccezione di qualche persona per bene (salva pace bonorum, nel nostro dialetto “levann a facc’ e caccherun’….. il resto potete immaginarlo!!!). L’uso dell’espressione “persequuntur me gratis” “mi perseguitano senza ragione” deriva dai Salmi della Bibbia (in particolare dai Salmi 34/35 e 119), e dall’antifona “principes persequuntur me gratis” che indica il giudizio del sinedrio. Parla di dominazione austriaca, perché prima dell’avventodei Borbone nel 1735, dal 1707, durante la guerra di successione spagnola, il Regno di Napoli fu occupato dall’esercito austriaco. Il Regno divenne ufficialmente parte dei domini asburgici solo con il trattato di Utrecht che pose fine alla guerra nel 1713, quando l’imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo VI d’Asburgo, fu riconosciuto re di Napoli dalle potenze europee.


